“Pd? Pare la finalissima del premio Vendola”: Libero su mozioni di Renzi, Cuperlo, Civati, Pittella

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Ottobre 2013 13:49 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2013 13:55
"Pd? Pare la finalissima del premio Vendola": Libero su mozioni di Renzi, Cuperlo, Civati, Pittella

Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Gianni Pittella e Pippo Civati

ROMA – Marco Gorra di Libero fa le pulci a Matteo Renzi, Gianni Cuperlo, Pippo Civati e Gianni Pittella, ovvero i quattro candidati segretario al prossimo congresso del Pd (8 dicembre).

Hanno presentato tutti un documento, più o meno lungo: è la “mozione congressuale” in cui spiegano cosa vogliono fare per il Pd e cosa vogliono che il Pd faccia per l’Italia.

Per approfondire –> La mozione di Matteo Renzi —> di Gianni Cuperlo —> di Pippo Civati —> di Gianni Pittella

Quattro documenti che innescano l’ironia di Gorra:

“È il congresso del Pd, ma pare la finalissima del Premio Vendola. […] Seguono esempi in rigoroso ordine di estrazione congressuale.

Gianni Cuperlo – mozione “La rivoluzione della dignità” (22 pagine).
Cuperlo, la cui aura di candidato dell’apparato poco incline alle sviolinate faceva sperare ben poco, offre tuttavia una prova sicuramente generosa. Suggestivo, per esempio, il passaggio sul Pd che, novella Penelope, dovrà «aprirsi al futuro tessendo la rete del civismo». Struggenti gli accenti bucolici che si colgono nel «la cultura è invece un campo che va arato, curato, irrigato», così come lo sono gli inattesi toni da svolta intimista che portano Cuperlo a sostenere la necessità di una «presa d’atto dell’esistenza di una domanda di beni relazionali come l’amicizia e la fiducia». Il candidato si dimostra ferrato anche nel settore nonsense: «Costruire un nuovo partito significa ribellarsi alla dittatura del presente»; «Nulla del resto può compensare il venir meno delle narrazioni sul significato della storia se non la potenza di un nucleo di libertà e doveri fondamentali che percorre il mondo segnando la strada di una pienezza della dignità»; «Ma noi non siamo nati per correggere la punteggiatura della destra»; «O la democrazia saprà rinnovarsi, costruendo una nuova sovranità dei cittadini, oppure il potere abbandonerà le istituzioni rendendoci tutti sudditi». La lezione di Vendola è stata lungamente meditata.

Matteo Renzi – mozione “Cambiare verso” (18 pagine). L’opera del vincitore annunciato si rivela la più deludente: stringata (nette saranno sì e no 15 pagine), carente in fase di editing (qualche refuso ce l’hanno tutti, ma Renzi a un certo punto dice che «l’Europa non è e può essere un estratto conto», e l’assenza di quel «non» si fa sentire) e soprattutto priva di qualsivoglia afflato poetico. Di guizzi qua e là ne affiorano: c’è «l’altra faccia della medaglia dello sviluppo economico è rappresentato da quello civile», c’è «il Pd che vogliamo è un partito che sa ripartire dai territori e riesce a disseppellire i tesori sepolti dalla pessima gestione dei nostri beni comuni», c’è «L’espansione dei diritti delle persone non può essere un’operazione a costo zero». Tolto questo, l’insoddisfazione è palpabile. Per impensierire competitori di tanto spessore il sindaco ha bisogno di slanciarsi un po’oltre roba del tipo «vogliamo parlare a chi c’era e coinvolgerlo. Ma anche a chi non c’era, a chi ci sarà, a chi ci potrebbe essere se solo fossimo capaci di generare apertura e di lasciarci ispirati (sic) dalla curiosità». La mozione renziana pare redimersi verso il finale, quando incanta il lettore con un «per cambiare verso per propone la guida del Pd, proponiamo Matteo Renzi» che pare puro non sequitur. Ma l’illusione dura poco: è un refuso anche questo.

Gianni Pittella – mozione “Il futuro che vale” (24 pagine). La vera rivelazione del concorso. Coltissimo (non c’è una pagina che vada via senza una citazione dotta), immaginifico e arioso, si rivela lontano anni luce dall’immagine di grigio euro-burocrate che lo accompagnava. Si vola altissimi: «Cultura è sviluppo, ma è anche chiave di accesso ad un’idea complessiva di sostenibilità ed interazione attraverso la capacità di pensare criticamente il circostante»; «D’altra parte non è possibile non considerare la necessità di interconnessioni e di contaminazioni non sporadiche con quanti guardano al partito e vogliono dire la propria»; «Al centro di questa nuova proposta politica va messa la persona, secondo un approccio antropologico che sostituisca l’oramai ristretto paradigma produttivo». Tanto ispirato, Pittella, che alle volte si lascia prendere un po’ la mano, arrivando a teorizzare il ritorno al baratto («Si possono promuovere nuove forme di mercato basate sulla reciprocità e sulla riscoperta del dono e della gratuità delle persone») o ad indulgere in soluzioni fideistiche («Il Pd deve diventare un partito speranza»). Menzione d’onore per l’espressione «infrastrutturazione civica».

Pippo Civati – mozione “Dalla delusione alla speranza. Le cose cambiano, cambiandole” (70 pagine). Non a caso il più vendoliano del lotto, Civati dimostra di avere imparato la lezione del maestro: la quantità conta. La sua mozione stazza pertanto tre volte tanto quelle altrui, e l’impatto sul lettore ne guadagna. Civati si mostra particolarmente efficace nei componimenti brevi: «Un partito preferisce sempre la voice, anche quando è dura e scomoda, all’exit silenzioso dei delusi»; «La concezione del cittadino-cliente, come evoluzione (o involuzione) del cittadino utente, va ribaltata»; «Quell’individualismo miope che ci spinge a perdere lo sguardo collettivo sulle cose, che nega in partenza le condizioni necessarie a ricostruire la memoria che è alla base di ogni rinascita »; «La politica, come la felicità, è reale solo se è condivisa». A differenza degli altri, Civati dimostra poi di avere anche un discreto senso dell’umorismo. A un certo punto riesce persino a dire che bisogna «individuare e abbattere quelle barriere che oggi impediscono il dialogo, a cominciare dal linguaggio e superando il democratichese e le formule involute del politicismo che ci rendono oscuri». Il premio per la migliore freddura non glielo leva nessuno”.