Pd propone: 2 anni di cella se vendi gadget Benito Mussolini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Novembre 2015 12:59 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2015 12:59
Pd propone: 2 anni di cella se vendi gadget Benito Mussolini

Pd propone: 2 anni di cella se vendi gadget Benito Mussolini

ROMA – Vendere gadget fascisti come l’effigie di Benito Mussolini può costare carissimo: fino a due anni di carcere. Almeno se dovesse diventare legge una proposta che arriva da tre deputati del Pd, Tiziano Arlotti, Enzo Lattuca e Marco Di Maio, che vuole modificare la legge Scelba. Tutto, racconta su Italia Oggi, Raffaele Porrosini, nasce da due turisti americani di fede ebraica. L’articolo di Italia Oggi:

L’ombra di Benito Mussolini continua ad aleggiare sulla Romagna, dove la sinistra non ha ancora digerito l’amaro boccone di un figlio del socialismo divenuto capo del fascismo. Per il Pci-Pds-Ds-Pd romagnolo il retaggio del Ventennio resta tutt’oggi uno spettro da cacciare. Ne sa qualcosa Giorgio Frassineti, sindaco di Predappio, la cittadina da poco più di 6mila anime che diede i natali al Duce e che lui, tessera del Pd in tasca, amministra da 6 anni, nel disperato tentativo di convincere i compagni di partito a valorizzare dal punto di vista storico quel borgo collinare dove tutto parla di fascismo.

Ritrovo di nostalgici, ex repubblichini, camerati e nuovi esaltati in camicia nera e testa rasata (l’ultimo raduno è stato qualche giorno fa per l’anniversario della marcia su Roma), Predappio è nota anche per i numerosi negozi di souvenir con facce del Duce, fasci littori e aquile nere. Tutta mercanzia che si trova pure nei mercatini di chincaglierie e oggettistica che soprattutto d’estate invadono la Riviera romagnola.

Ebbene, adesso tre deputati del Pd (il riminese Tiziano Arlotti, il cesenate Enzo Lattuca e il forlivese Marco Di Maio) vogliono vietare tutto ciò con una proposta di modifica della legge Scelba del 1952 depositata a Montecitorio «per punire – spiegano – la produzione, distribuzione, diffusione e vendita di beni mobili raffiguranti immagini o simbologie del disciolto partito fascista».

La scintilla è scattata l’estate scorsa, quando due turisti americani di fede ebraica si sono imbattuti a Rimini in un negozio che vendevano gadget fascisti. «Proponiamo di introdurre un nuovo comma all’articolo 4 della legge Scelba», dice Arlotti, «che stabilisca che chiunque produce, distribuisce, diffonde o vende direttamente o attraverso qualsiasi modalità, anche telematica, beni mobili raffiguranti immagini o simbologie che si richiamano all’ideologia fascista o nazi-fascista commette reato di apologia di fascismo, ed è assoggettato alla stessa pena prevista dal comma 1 per questo reato, ossia la reclusione da sei mesi a due anni e alla multa da 206 a 516 euro».

Insomma, serve la galera per chi vende gadget fascisti. «Continuare a voltarsi dall’altra parte di fronte a questo fenomeno non fa bene alla nostra democrazia e alla nostra immagine all’estero» rincara Lattuca.

Peccato che nessuno dei proponenti faccia menzione della merce che inneggia al comunismo con tanto di raffigurazioni di Stalin e Lenin, due dittatori che in quanto ad atrocità commesse hanno molto da insegnare al fascismo. Merce che pure è presente negli stessi negozi dove si vendono le magliette con l’immagine del Duce.

Ma tant’è. E che nessuno di questi ricordi il principio liberale (vedi recente assoluzione di Erri De Luca) che prevede il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni (per aberranti, o no condivisibili che esse siano) fino a che esse non si trasformino in atti delinquenziali.

In un tale clima, è inevitabile che resti isolato il tentativo del sindaco dem di Predappio Frassineti volto a un approccio storico verso il Ventennio. «Io guardo i simboli del fascismo e non sento il rumore del regime, ma ripercorro una parte della storia d’Italia. D’altronde abbiamo festeggiato da poco i 150 anni dell’Unità. Eppure in quei 150 ci sono anche i venti del fascismo. Eppure nessuno ne parla. Ma le sembra normale che nel Paese ci sono 66 musei sulla Resistenza e nessuno su quello che è venuto prima?» diceva Frassineti nell’aprile scorso al Tempo.

Di recente è tornato a rilanciare una sua proposta, sia dalle colonne del Giornale che domenica sera alla trasmissione Open Space su Italia 1: restaurare l’ex Casa del Fascio di Predappio dando vita a un centro studi sul Ventennio fascista, insieme a un museo e a una biblioteca. «Il Ventennio ha inciso sia sulla storia italiana, sia su quella europea, ma affrontarlo dal punto di vista storico non significa perdonare», dice il sindaco. «La parola museo spaventa, ma chi l’ha detto che debba essere una forma di celebrazione?

Sono forse celebrativi i musei sulla schiavitù, sull’Olocausto o sulla Seconda Guerra Mondiale?».

I suoi compagni di partito però da quell’orecchio non ci sentono, preferiscono proporre di mandare dietro le sbarre chi vende una maglietta con l’effige di Mussolini.