Pensioni, a Palazzo Chigi il sospetto: “Sentenza spaventa mercati” (Messaggero)

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 Maggio 2015 6:49 | Ultimo aggiornamento: 8 Maggio 2015 2:11
Pensioni, a Palazzo Chigi il sospetto: "Sentenza spaventa mercati" -Il Messaggero

Pensioni, a Palazzo Chigi il sospetto: “Sentenza spaventa mercati”

ROMA – La sentenza della Corte Costituzionale che ha sbloccato la perequazione sulle pensioni decisa dal governo Monti negli anni 2012-2013 ha destato non pochi sospetti e irritazioni a Palazzo Chigi: secondo alcuni sarebbe assurda e scritta male, altri invece si preoccupano per i conti pubblici e temono immotivati allarmi sui mercati.

Ne parla Alberto Gentili sul quotidiano Il Messaggero:

Per intervenire il governo ha tempo fino a mercoledì prossimo, quando la Commissione europea provvederà a scrivere le «raccomandazioni» per ogni Paese. La linea non è dissimile da quella annunciata dal sottosegretario Zanetti: «Mica possiamo restituire gli arretrati a tutti, anche a chi ha una pensione da 100mila euro. L’intervento sarà graduale».
Nel giorno in cui esplode il bubbone delle pensioni da rivalutare, a palazzo Chgi è stato affrontato anche il tema del «tesoretto». Di quel miliardo e seicento milioni, frutto di una stima più ottimistica della crescita nel 2015 (più 0,1%), che Matteo Renzi avrebbe voluto distribuire nei prossimi giorni. A palazzo Chigi il disappunto è palpabile. «Nessuno ha mai pensato di fare del tesoretto una manovra elettorale», spiegano, «ma quei soldi sarebbero stati una bella iniezione di ottimismo e un’operazione di giustizia sociale. Ora però tutto diventa difficile». In più, sarà doloroso decidere di sbloccare solo le pensioni basse e non quelle alte: «Quando tocchi le tasche della gente perdi voti… E poi il leghista Salvini già minaccia di occupare il Tesoro», osserva allarmato un deputato renziano.
Eppure ancora lunedì, a sentenza della Consulta ormai metabolizzata, Renzi non aveva archiviato la tentazione del tesoretto. Tant’è, che a palazzo Chigi la task force economica guidata da Yoram Gutgeld e da Tommaso Nannicini, proprio in queste ore ha portato a termine il lavoro istruttorio. E ha avanzato una proposta che si muove su due direttrici: il «bisogno» e il «merito». Per “bisogno” si intende la lotta alla povertà con l’estensione fino al dicembre del 2016 del Sostegno per l’Inclusione Attiva (Sia), ora in fase di sperimentazione in alcune città, a circa 250 mila famiglie in condizioni di povertà e con figli minori a carico. In totale quasi un milione di persone. L’altra misura proposta dalla task force riguarda il merito nelle università. Ed è il reclutamento internazionale sul modello del European Research Council. Vale a dire, la selezione e il reclutamento di circa 300-400 giovani docenti cui assegnare una cattedra con una dotazione finanziaria. Costo totale: 500 milioni circa. «Ma adesso», allargano le braccia a palazzo Chigi, «tutto il piano rischia di saltare».