Pensioni, cosa cambia? Via con 41 anni di contributi, mini assegni, busta arancione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Dicembre 2014 13:09 | Ultimo aggiornamento: 7 Dicembre 2014 13:09
Pensioni, cosa cambia? Via con 41 anni di contributi, mini assegni, busta arancione

Pensioni, cosa cambia? Via con 41 anni di contributi, mini assegni, busta arancione

ROMA – Come cambiano le pensioni? Il governo di Renzi è al lavoro e non mancano le ipotesi sulle modifiche alla riforma Fornero, che ha allungato l’età pensionabile e portato in un limbo oltre 300mila esodati.

Tra le ipotesi di cambiamento ci sarebbe quella di eliminare la doppia indicizzazione, in modo che possano accedere alla pensione coloro che hanno raggiunto i 41 anni di contributi versati. Una soluzione che, spiega Libero quotidiano, risolverebbe in parte la questione degli esodati.

Enrico Marro sul Corriere della Sera invece spiega che tra i possibili cambiamenti potrebbe esserci quello di una minipensione anticipata per i lavoratori a cui mancano 2 o 3 anni alla pensione. Un assegno da 600 o 700 euro al mese da restituire a rate dopo aver ottenuto l’assegno pensionistico dell’Inps.

E ancora “l’opzione donna”, spiega Marro, che alle lavoratrici offre l’opportunità di andare in pensione con almeno 35 anni di contributi e 57 anni d’età, ma con l’assegno calcolato interamente col metodo contributivo: calcolo che di fatto porterebbe ad un taglio del 15-20%.

Altra novità in arrivo è la “busta arancione“, cioè la possibilità per i lavoratori di accedere via posta o online al proprio estratto dei contributi versati e simulare il calcolo della futura pensione.

Libero quotidiano parla di pensioni e tra le ipotesi del governo, spiega il quotidiano, c’è quella di intervenire sulla “doppia indicizzazione” di età e anni di contributi:

“Le due indicizzazioni hanno prodotto l’effetto di tenere in stand-by milioni di lavoratori, costringendoli a rimanere in azienda fino a sei-sette anni in più. L’idea, come racconta La Stampa, è ora quella di una parziale ma significativa marcia indietro: fissare un limite massimo entro un certo arco di tempo l’anzianità contributiva a 41 anni, svincolandola dai limiti di età. Tra l’altro la misura avrebbe anche l’effetto di sanare la questione esodati, senza costringerli a restare senza lavoro e senza pensione”.

 

Marro sul Corriere della Sera spiega:

“La riforma Fornero abolì infatti le pensioni di anzianità, aumentò l’età per quella di vecchiaia a 66 anni ed estese il calcolo contributivo pro rata a tutti i lavoratori. Il risparmio di spesa previsto per il primo decennio (2012-2021) supera gli 80 miliardi. Ma nemmeno la riforma Fornero sarà l’ultima. Con insistenza tra gli addetti ai lavori si parla di un provvedimento di legge del governo che potrebbe arrivare a gennaio per introdurre qualche elemento di flessibilità sull’età pensionabile.

Con lo stesso provvedimento o con uno parallelo dovrebbe essere varata la riforma della governance dell’Inps per chiudere la lunga fase del commissariamento. L’ipotesi che ha più chance prevede un presidente, un consiglio snello (3 membri) mentre il consiglio di indirizzo e vigilanza designato da sindacati e associazioni imprenditoriali verrebbe ridimensionato”.

Un cambiamento per le pensioni è in arrivo. Cambiamento chiesto sia da Vittorio Conti, ex commissario straordinario dell’Inps, che dall’attuale Tiziano Treu, aggiunge Marro:

“Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha ripreso in mano il vecchio progetto di una minipensione anticipata (6-700 euro al mese) erogata dietro richiesta dei lavoratori cui manchino 2-3 anni ai requisiti Fornero e che poi verrebbe restituita in piccolissime rate dal momento in cui scatta la pensione piena. Ma questa novità non sarebbe sufficiente se la Corte costituzionale dovesse ammettere il referendum promosso dalla Lega per abrogare la stessa riforma”.

E se il referendum della Lega venisse ammesso,

“il governo, per evitare il rischio dell’abrogazione della Fornero che aprirebbe una voragine nei conti pubblici, dovrebbe intervenire sulla stessa riforma in modo da ottenere che la Corte ritenga non più giustificato il voto. Uno scenario da incubo che al momento nessuno, nel governo, vuole prendere in considerazione”.

Il nodo degli esodati poi rimane in primo piano, dopo i 6 decreti di salvaguardia approvati fino ad oggi per 170mila degli oltre 328mila esodati:

“Un’operazione che costerà al bilancio pubblico circa 12 miliardi di euro fino al 2020. Secondo i comitati degli esodati ci sarebbero invece almeno altre 50 mila posizioni da sanare. Al di là di questo braccio di ferro, che riguarda comunque persone che hanno perso il lavoro prima della riforma Fornero, va affrontato il tema dei lavoratori anziani che stanno perdendo o perderanno il lavoro senza essere coperti dagli ammortizzatori sociali fino al raggiungimento della pensione.

Di qui il tema della flessibilità in uscita: stabilire cioè regole che consentano, in determinati casi, di andare in pensione prima. Oltre alla minipensione anticipata sotto forma di prestito a se stessi, altre ipotesi prevedono la possibilità di lasciare il lavoro qualche anno prima ma con una pensione più bassa o attraverso penalizzazioni per ogni anno di anticipo o con il calcolo dell’assegno col metodo contributivo, cioè sulla base dei versamenti effettuati durante tutta la vita lavorativa”.

Spunta poi la “opzione donna”, scrive Marro:

“Si tratta della possibilità, prevista dalla legge 243 del 2004, per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 57 anni d’età di andare in pensione, se lo vogliono, ma con l’assegno interamente calcolato col contributivo, che di regola comporta un taglio del 15-20%, rispetto al calcolo retributivo. L’opzione scade il 31 dicembre 2015. L’Inps, contrariamente a quanto disposto in precedenza, ha deciso di continuare ad accettare le domande di chi matura i requisiti fino alla fine del 2015. La Ragioneria aveva invece spinto per una interpretazione che, tenendo conto della vecchia «finestra mobile», chiudesse l’operazione nel 2014”.

E altro nodo è rappresentato dal contributivo:

“Per la prima volta quest’anno, a causa della prolungata recessione, l’indice per la rivalutazione del totale delle somme versate all’istituto di previdenza da ciascun lavoratore è negativo (-0,1927%). Questo significa che, per esempio, su ogni 100 mila euro di contributi se ne perderebbero 192. Per fortuna l’Inps ha deciso di non applicare la svalutazione. Ma anche in questo caso attende l’avallo dei ministeri vigilanti: Lavoro ed Economia. Il problema non è di poco conto. Se non si trova una soluzione, anche nel 2015 l’indice potrebbe essere negativo”.

In arrivo poi la “busta arancione”, che permetterà ai lavoratori di controllare i propri contributi versati sia via posta che online, con la possibilità di consultare il proprio estratto conto e simulare l’ammontare della futura pensione:

“In queste settimane l’Inps sta sperimentando verso 10mila lavoratori che hanno già il pin di accesso al sito il sistema di simulazione della pensione. Treu è deciso a estendere progressivamente questa possibilità a tutti i lavoratori iscritti all’Inps, partendo da quelli più vicini al pensionamento, dove il margine d’errore è più basso”.