Pensioni, no a salvaguardia esodati e “opzione donna”

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 Settembre 2015 16:05 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2015 16:08
Pensioni, no a salvaguardia esodati e "opzione donna"

Pensioni, no a salvaguardia esodati e “opzione donna”

ROMA – Stop a una nuova salvaguardia degli esodati e stop all’accesso anticipato alla pensione per le donne, la cosiddetta “opzione donna”. E’ quello che ha deciso il ministero dell’Economia, anche se la decisione non è condivisa dal ministero del Lavoro. Ne parla Il Sole 24 Ore:

Arriva senza mezzi termini lo stop del ministero dell’Economia alla settima salvaguardia per gli esodati: in sostanza le risorse non utilizzate, sostiene il Mef, sono tornate nelle casse dello Stato e non potranno essere più usate per questo scopo. È questo l’esito dell’incontro che si è tenuto oggi nella commissione Lavoro della Camera con il Mef, il ministero del Lavoro, l’Inps e la Rgs. Da notare che la posizione del Mef, secondo quanto riferito dal presidente dem della commissione Cesare Damiano, sarebbe diversa da quanto espresso dal ministero del Lavoro.

«Insieme a noi non concorda il ministero del Lavoro», ha sottolineato Damiano. «Se prevalesse la linea restrittiva del Mef – ha detto Damiano – per noi questo è inaccettabile. La questione diventa politica e va affrontata a livello di ministri competenti». Non ci sarebbero i fondi neppure per estendere oltre il 2015 la cosiddetta “Opzione donna” (la possibilità offerta dall’Inps alle lavoratrici di ottenere l’accesso anticipato alla pensione passando al calcolo contributivo). Il problema è la copertura, stimata dall’istituto di previdenza in 2 miliardi di euro fino al 2023. Troppo, secondo Damiano, che parla di «cifra esagerata probabilmente calcolata su una platea più ampia di quella reale». L’ex ministro del Lavoro sottolinea come «l’anticipo a 57 anni con 35 di contributi con il ricalcolo tutto contributivo dell’assegno non abbia bisogno di alcuna copertura».

«Vogliamo anche in questo caso sottolineare – prosegue Damiano – che nel momento in cui l’aspettativa di vita delle donne è oltre gli ottant’anni queste lavoratrici percepiranno un assegno decurtato del 30% per piu’ di 23 anni. Quindi nel lungo periodo non solo non ci saranno costi ma si produrranno dei risparmi. Noi non possiamo contabilizzare soltanto i costi».