“Pensioni più povere da 1.500 euro in su”, Antonio Castro su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Ottobre 2013 12:04 | Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2013 12:04
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“Pensioni più povere da 1.500 euro in su”, Antonio Castro su Libero

ROMA – “Pensioni più povere da 1.500 euro in su”, questo il titolo dell’articolo a firma di Antonio Castro su Libero in edicola oggi, mercoledì 23 ottobre.

C’è solo da augurarsi che l’inflazione continui a galleggiare (Istat: a settembre allo 0,9%). Se nel 2014 e nei due anni successivi, il Prodotto interno lordo dovesse tornare a crescere (come spera il governo), è ipotizzabile che il costo della vita, per effetto dell’au – mento dei consumi, possa crescere. E visto che la mancata indicizzazione si aggancia proprio all’in – flazione – che non viene considerata o solo in parte presa a riferimento per rivalutare il potere d’acquisto – un doppio aumento (del Pil e dell’inflazione), si tradurrebbe in una ennesima mazzata per i pensionati. Sindacati e associazioni di categoria si sono già lanciati nello stimare la perdita per i differenti redditi. E c’è poco da stare allegri.

 

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La Spi Cgil ha simulato gli effetti della legge di Stabilità per alcune fasce di pensionati. Se mediamente, nel triennio, la perdita di potere d’acquisto, sarà pari a 615 euro (tra il 2014 e il 2016), ovviamente più aumenta l’assegno e più peserà il mancato aggiornamento. Secondo l’organizzazioni sindacale dei pensionati della Cgil, la perdita sarà notevole per circa 5 milioni di pensionati per effetto proprio dai nuovi meccanismi di indicizzazione previsti. L’unica cosa sicura è che lo Stato risparmiera complessivamente 4,1 miliardi: 580 milioni sul 2014, 1.380 milioni nel 2015 e ben 2.160 milioni nel 2016. Numeri troppo grandi per dei pensionati che riscuotono un assegno che va da 3 a 4 volte la soglia minima (tra i 1.500 e i 2mila euro).

Per questi la perdita sarà di 26 euro nel 2014, di 39 euro nel 2015 e di 45 euro nel 2016. Per chi invece incassa un assegno da 4 a 5 volte la soglia minima (sotto i 2.500 euro lordi), la decurtazione sarà di 78 euro per il 2014, di 116 euro nel 2015 e di 123 euro nel 2016. Insomma, ci rimetteranno oltre 300 euro nel triennio. Andrà molto peggio ai fortunati “ricconi” che hanno lavorato una vita e in teoria possono contare su una pensione da 5 a 6 volte la soglia minima (comunque sotto i 3mila euro lordi): per questi “nababbi” il mancato aggiornamento varrà 182 euro nel 2014, di 309 euro nel 2015 e di 319 euro nel 2016. Oltre 800 euro.

Ma non è finita. Infatti, se proprio questa Legge prevede di rimborsare chi nel 2011 aveva subito il prelievo di solidarietà (…), anche il governo Letta ci prova a mettere la tassa sui benestanti. Però questa volta – in nome della solidarietà – il prelievo è applicato solo sulle poche pensioni d’oro (oltre i 150mila euro). Il gettito complessivo preventivato è modesto (appena 21 milioni di euro l’anno, 63 milioni nel triennio). I veri risparmi (4,1 miliardi complessivi) si ottengono solo tosando i pensionati “nor – mali” (che poi sono anche quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese). Ma la platea dei benestanti è molto, molto ridotta: resta il fatto anche che per questi signori il previsto contributo di solidarietà sarà pari al 5% per i redditi oltre i 150.000 euro lordi l’anno. Il meccanismo prevede poi un prelievo del 10% oltre i 200.000 e di ben il 15% oltre i 250.000 euro.

Quindi un provvedimento poco più che simbolico visto che su oltre 16 milioni di pensionati quelli che possono contare su un assegno superiori a 150mila euro annui sono meno di 6mila. C’è di buono che almeno gli italiani (11,3 milio con redditi pensionistici fino a tre volte il minimo (meno di 1.500 euro lordi/mese) avranno una rivalutazione “piena”. (…)