Piano del governo contro il debito. Pd: scontro sulle nozze gay

Pubblicato il 16 luglio 2012 9:24 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2012 13:07
La prima pagina de Il Corriere della Sera

Il Corriere della Sera

Il piano del governo per abbattere il debito pubblico. Il Corriere della Sera: “Il piano dei beni in vendita. Primi contatti con Qatar, fondi Usa e banche d’affari.” La necessità e il coraggio. Editoriale di Massimo Mucchetti:

“Il nuovo ministro del Tesoro, Vittorio Grilli, apre uno spiraglio alla manovra per ridurre il debito pubblico. Il governo intende così ridurre il rischio implicito nei titoli di Stato, e dunque il loro costo: 85 miliardi l’anno, il 40% dei quali va all’estero, un salasso alla lunga disastroso.
Questo rischio dipende in primis dall’andamento dell’economia. Quanto più cresce il Prodotto interno lordo (Pil), tanto minore è il pericolo che le entrate fiscali non bastino a onorare gli impegni. Ma pesa molto anche l’ammontare del debito. Se troppo elevato, può esporre il Tesoro a gravi difficoltà nel rimborsare le obbligazioni in scadenza con nuove emissioni. Ora, nella sua intervista al Corriere, Grilli impegna il governo a cedere beni patrimoniali dello Stato e degli enti locali per 15-20 miliardi l’anno per 5 anni e prospetta una crescita annuale del Pil del 3% nominale, e cioè al lordo dell’inflazione come al lordo dell’inflazione si registra il debito. Con i conti pubblici in pari, nel 2017 l’incidenza del debito delle amministrazioni centrali e locali sul Pil scenderebbe dal 123% a poco più del 100%, che rappresenta la media corrente del rapporto debito/Pil nei Paesi dell’Ocse. Fosse vero, l’Italia sarebbe avvicinata pure da parecchi sedicenti virtuosi. Molti Paesi stanno infatti accumulando ingenti deficit annuali per salvare banche e imprese. Ne deriverà un’impennata del loro debito pubblico molto più forte rispetto a quella in atto da noi.”

I debiti dello Stato - Il Corriere della Sera

I debiti dello Stato – Il Corriere della Sera

Caserme, uffici, aree demaniali Ecco la lista delle privatizzazioni. Articolo di Antonella Baccaro:

“Il pacchetto più appetibile riguarda le 4.800 aziende comunali, con un fatturato complessivo di 43 miliardi di euro, e 16 mila manager tra presidenti, amministratori e componenti dei consigli d’amministrazione. Di queste, circa 3 mila svolgono in realtà servizi un tempo interni alle amministrazioni e adesso esternalizzati, come la riscossione dei tributi. E quindi sono fuori dalle dismissioni. Ne restano però 1.800 che si occupano di sevizi pubblici locali: acqua, elettricità, gas, rifiuti e trasporti. Ed è proprio su queste che si concentra l’attenzione. Anche qui la Corte dei Conti avverte che oltre il 20% delle società risulta in perdita soprattutto nel Mezzogiorno. Quanto alle società quotate, hanno perso in media il 30% del loro valore e quindi potrebbero essere non proprio un affare.
L’operazione di dismissione lascia fuori alcuni cespiti importanti dello Stato: le partecipazioni nelle grandi aziende pubbliche, da Eni a Enel a Finmeccanica. Com’è noto, la Cassa depositi e prestiti ha appena acquisito una quota della Snam appena sotto il 30%. Grilli ha escluso per la Cdp un ruolo come quello giocato dall’Iri fino al 2002.”

Politica italiana. Pd lacerato sulle nozze gay, Grillo e Idv lo attaccano. Articolo di Alessandro Trocino:

“Come ai vecchi tempi, il Pd si spacca sul riconoscimento (o meno) delle unioni civili. Lo fa platealmente, in un’assemblea nella quale volano stracci e tessere e non mancano tensioni anche sull’altro tema chiave, le primarie. Uno scontro sul quale si inseriscono gli avversari politici, da Antonio Di Pietro a Grillo, che cavalcano le difficoltà del Pd nel mettere la parola fine a una questione che si trascina da tempo e che divide laici e cattolici.
Francesco Boccia la racconta come «una sceneggiata, un’assemblea sfuggita di mano quando era già finita» e contesta «la forzatura di pochi». Rosy Bindi minimizza: «Ma quale partito spaccato, è una minoranza di 38 persone». Fatto sta che l’assemblea democratica si è chiusa con un finale destinato a lasciar strascichi. E che enfatizza le «beghe» del Pd, come le chiama Bersani, in un modo del tutto sgradito al segretario, ma anche ad alcuni sostenitori di una proposta più avanzata sulle unioni gay, come Gianni Cuperlo.”

Berlusconi: torna Forza Italia Aut aut di Alfano a Minetti. Scrive Fulvio Bufi:

“Pdl addio, si torna a Forza Italia. Il vecchio nome del partito verrà presto ripristinato: ad annunciarlo è Silvio Berlusconi, in un’anticipazione di un’intervista alla Bild uscita nella notte. Nel colloquio con il giornale tedesco, il Cavaliere sostiene riguardo al caso «bunga bunga» di essere una vittima della «campagna di diffamazione da parte della magistratura, che in parte è di sinistra». E parla anche delle sue dimissioni di novembre: «Il principale motivo che mi ha spinto a fare un passo indietro: volevo consentire l’approvazione di riforme anche costituzionali». La giornata, per il Pdl, era iniziata sotto il segno di Angelino Alfano e del suo ultimatum a Nicole Minetti. «Deve dimettersi? Sì», risponde ai microfoni di Sky Tg24, dove, intervistato da Maria Latella, parla del ritorno di Berlusconi come candidato premier alle prossime elezioni e di come all’interno del partito si stia gestendo l’ennesima discesa in campo del leader. «Certamente non esiste alcun cerchio magico intorno a lui, anche perché Berlusconi non ha proprio bisogno di essere gestito». Difende quindi la deputata Mariarosaria Rossi: «È una brava parlamentare che io ricandiderei».
Poi c’è lui, che fino a pochi giorni fa doveva essere il candidato naturale del centrodestra.”

Per leggere l’intervista completa clicca qui

La prima pagina de La Repubblica

La Repubblica

La Repubblica: “Crisi, Merkel avvisa l’Europa. L’Italia pronta a chiedere subito lo Scudo.” Chi ha paura della Germania. Editoriale di Thomas Schmid:

“Se è vero che molte nazioni europee hanno sofferto sotto il dominio della Germania nazionalsocialista, forse nessun Paese ha subito vessazioni più tremende di quelle inflitte alla Polonia.”

Emergenza debito. Il dossier di Luca Pagni:

“La via di uscita dalla crisi c’è. Si comincerà a vedere  già nel 2013, poi nel 2014 le riforme di Monti faranno effetto a pieno procurando una crescita media del Pil italiano dell’1,5%.”

Il ritorno di Berlusconi e il nuovo partito. L’Intervista di Francesco Bei a Gianni Alemanno:

“Un ritorno al passato non è digeribile. Silvio ora deve accettare le primarie. Serve un chiarimento. Sono in disaccordo con il governo su molte questioni, ma per il Pdl è necessario mantenere un rapporto col Premier.”

L’Ue frena sul salva-spread. La Stampa: “Berlusconi alla Bild: addio Pdl, torna Forza Italia. E attacca la Merkel.” Il rischio politico sulla finanza. Editoriale di Maurizio Molinari:

“Terminata la «Allen & Co. Conference» a Sun Valley è nel piccolo terminal di Hailey, Idaho, che Thomas Friedman aspetta l’aereo per tornare a Washington. Il consistente ritardo, dovuto all’insolito traffico di aerei privati dei vip, gli offre l’occasione per esprimere forte timore sull’Italia «in bilico fra Monti e Berlusconi». «Avete un buon premier ma è alla guida di una nazione che resta molto instabile» osserva il columist del «New York Times» cronista dell’era della globalizzazione.”

Gli abitanti di Tremseh “Massacrati nelle case” L’Onu: raid con armi pesanti. La Croce rossa: ormai è guerra civile. Articolo di Giordano Stabile:

“Il rapporto Onu sul massacro di Tremseh innesca un nuovo braccio di ferro fra Damasco e la comunità internazionale, anche se questa volta il regime di Assad è in un posizione meno scomoda, in quanto nel villaggio della provincia di Hama l’esercito regolare ha sì violato il piano di pace Annan, usando armi pesanti, ma nell’ambito di quello che anche ai caschi blu appare un raid, «un’operazione mirata», per schiacciare un nucleo di insorti.”

La siccità negli Usa spinge i prezzi del mais Allarme della Fao. L’inchiesta di Maurizio Tropeano:

“Le conseguenze dell’effetto domino sulle tasche dei consumatori e sui redditi degli agricoltori, in particolare gli allevatori, si conosceranno solo fra un po’. Quel che è certo è che il riscaldamento globale (la grande siccità che sta sconvolgendo il Midwest americano e le alluvioni che hanno colpito Russia, Kazakstan e Ucraina) rischia di portarsi dietro effetti diretti sulla catena alimentare. Resta da capire se il combinato tra prezzi alle stelle e il calo di produzione di mais, cereali e grano si porterà effetti analoghi a quelli dell’anno scorso.”

Crisi, finanza ed euro. Sabato editoriale di Stefano Lepri: “Garantire subito la stabilità.” Ecco un breve passo dell’articolo:

“Sopravvivere alla continua instabilità comporta: primo, che l’Europa non può più resistere così come è strutturata adesso; secondo, che la politica italiana non si può continuare a fare come la si è fatta fino adesso. Questo perché la possibile rottura dell’euro è diventata il gioco più attraente nel casinò mondiale, specie per molti giocatori che di recente hanno guadagnato molto meno di quanto desideravano.”

Il Sole 24 Ore: “Il conto delle manovre: 330 miliardi.” Sacrifici e privilegi. Editoriale di Alberto Orioli:

“Eccoli i poteri forti. Quelli che dal 2008 a oggi non sono mai stati scalfiti dalle ultime dieci manovre. Sono gli evasori fiscali, i parassiti della spesa pubblica improduttiva, i superprotetti del non-mercato. L’analisi delle composizioni delle diverse manovre pubblicata a pagina 2 e 3 dimostra che, indipendentemente dalle maggioranze di governo, sono le tasse a dare il tono all’azione di politica economica. Dei 330 miliardi complessivamente mobilitati dal 2008 il 55% è frutto di maggiori entrate e il resto di minori uscite.
Non stupisce dunque se oggi la pressione fiscale sia arrivata alle vette del 45% nominale che, se applicato alla platea dei contribuenti onesti, diventa di dieci punti più gravosa. La manovra “tutta tasse” messa in campo dal Governo Monti in realtà ha la stessa composizione della legge di bilancio-bis prodotta dal Governo Berlusconi nel 2011 e non molto dissimile da quelle degli Esecutivi precedenti.”

Scudo, Merkel non cede. Il Messaggero:

“La cancelliera Angela Merkel frena sulle misure anti-spread: «Niente aiuti senza controlli». In attesa della riunione straordinaria dell’Eurogruppo sull’emergenza Spagna, in programma venerdì, è allarme per Mario Monti: per l’Italia attivare lo scudo anti-spread non sarà così semplice. Secondo Merkel, se l’Italia vorrà l’aiuto degli europei per far abbassare i tassi di interesse sul debito dovrà rispettare alcune condizioni – come gli impegni del Patto di stabilità e le raccomandazioni della Commissione sulle riforme strutturali – ed accettare la supervisione europea.”

E’ già Juve-Inter. La Gazzetta dello Sport: “Lucio si presenta con una frecciata: Quanti sono gli scudetti? La penso come il presidente.”