Piercamillo Falasca: “Il Sud dell’Italia è in condizioni simili alla Grecia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 luglio 2015 14:09 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2015 14:09
Piercamillo Falasca: "Il Sud dell'Italia è in condizioni simili alla Grecia"

Piercamillo Falasca

ROMA – “Dopo che la Grecia è diventata una discussione da bar, dopo che l’Italia si è divisa nel partito dei creditori e in quello dei debitori, con varie gradazioni di neointernazionalismo quest’ultimo, c’è qualcuno che s’è spinto oltre, cercando di capire che cosa la lezione greca abbia da insegnare al nostro Paese. È il caso di Piercamillo Falasca”, scrive Goffredo Pistelli su Italia Oggi.

“Giorni fa ha lanciato sul Foglio, con cui collabora, la provocazione del Mezzogiornexit, ricordando a tutti come la situazione greca non sia troppo dissimile da quella del nostro Sud”.

Una parte dell’intervista di Goffredo Pistelli a Piercamillo Falasca su Italia Oggi.

D. Certo, finché Tsipras non è capitolato.

R. La sua non è stata una rivendicazione diversa da quella che caratterizza da molti decenni l’Italia, un Paese spaccato in due: da un lato il contribuente netto, il Nord, dall’altro il ricettore netto di trasferimenti fiscali, il Sud. Aldilà, ovviamente, di questioni individuali: so bene come nel Mezzogiorno ci sia anche chi lavora, chi fa impresa e paga tasse.

D. E questo che cosa le fa venire in mente?

R. Che, senza questi trasferimenti fiscali, massicci, il Mezzogiorno, non sarebbe in unione monetaria con l’area dell’euro, ma non lo sarebbe stato neppure nella lira. Avremmo già avuto un Mezzogiornexit. C’è da riflettere su questo, guardando alla Grecia.

D. Che cosa dovremmo fare?

R. Applicare al Mezzogiorno quello che è stato fatto per la Grecia: condizionare i trasferimenti dello Stato alle Regioni e ai comuni all’applicazione di piani di riforme strutturali a quei territori. Quello che chiede Bruxelles ai singoli Paesi, Roma dovrebbe chiederlo alle singole Regioni: privatizzazioni degli asset non necessari, liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, semplificazione e modernizzazione della burocrazia.

D. Lei è un salernitano che si è formato al Nord, in Bocconi, coltiva qualche speranze per la sua terra o questa è quasi un’invettiva?

R. No, io sono convito delle potenzialità del Mezzogiorno, che sono enormi, se smette di vivere di spesa pubblica.

D. E da dove potrebbe partire il rilancio?

R. Non necessariamente dai ponti e dalle autostrade, che costano molto e servono solo quando c’è una vera domanda. Preferirei che s’investisse prioritariamente nella banda ultralarga.

D. Insomma non lo sviluppo fatto con i piani di industrializzazione o le grandi opere.

R. Non abbiamo bisogno necessariamente di nuove cattedrali nel deserto, progetti faraonici in cui troppo spesso si buttano a capofitto imprenditori solo di facciata!

D. Insomma per il Sud meglio la banda larga, la fibra ottica, l’Internet veloce, che il Ponte di Messina.

R. Esatto. E poi ci vorrebbe anche un’altra cosa.

D. Diciamolo.

R. Bisognerebbe capire che un’area depressa del Sud non può vivere con lo stesso livello tassazione e regolazione del Nord.

D. Beh, però come far quadrare le cose: meno tasse a un territorio che vive di danaro pubblico, come ha detto poco fa?

R. Rinunciando all’eccesso di spesa pubblica di cui vive.

D. Giù le tasse, tagliando la spesa.

R. Sì, anche se non è semplice avere la tassazione differenziata, anzi la Ue lo vieta, però ci sono tante formule.

D. Facciamo qualche esempio?

R. Sogno comuni che adottino piani di «tasse locali zero» per le nuove imprese ad alta innovazione. Poi occorre rompere un ulteriore tabù: il contratto collettivo nazionale. Se lo superassimo davvero, non è vero che ci sarebbero stipendi da fame.

D. Un tempo si parlava di gabbie salariali.

R. Vero, ma vede l’errore sarebbe proprio dirigere dall’alto un’azione del genere.

D. Ossia?

R. Andrebbe lasciata alla libera contrattazione e, allora, il Sud diventerebbe attrattivo di investimenti esteri, molto, molto di più di quanto lo sia oggi. Queste misure, insieme al Jobs Act, farebbero sì che un investitore straniero percepisca il portare i proprio soldi laggiù non è più dipendente da variabili esterne e incontrollabili.

D. Si è arrivati al punto che una regione come la Calabria, neppure due milioni di abitanti, ha aperto recentemente la quarta università, privata, a Reggio Calabria, avendone già un’altra in quella città, che pure è a mezz’ora di traghetto da Messina, altra sede accademica. E poi ci sono Cosenza e Catanzaro.

R. Il Sud avrebbe bisogno meno università ma più dotate, in modo da usare meglio i fondi per la ricerca. Il fallimento di questa rete di atenei sta nel numero di giovani che, ogni anno, vanno a studiare fuori, non solo a Roma e Milano, ma in molte città, anche piccole, del Centro-Nord.

D. Torniamo allo sviluppo possibile.

R. Sì, non voglio parlare di turismo e di agroalimentare, per i quali ovviamente dobbiamo favorire le tante buone pratiche, ma nessuna realtà economica può vivere solo di turismo, intendiamoci.

D. Però quando si legge, dentro Buttanissima Sicilia di Pietrangelo Buttafuoco, dei tanti musei siculi chiusi o off-limits malgrado gli organici gonfiati, qualche dubbio viene…

R. Certo, quello è un capitale sottoutilizzato, in ogni caso anche in Grecia il turismo riesce a fornire solo il 15% del Pil. Il problema, in questo settore, è semmai un altro nel Sud Italia.

D. Vale a dire?

R. Ho avuto modo di parlare con operatori turistici nazionali e internazionali che lavorano nel Sud e lamentano il fatto che, a fronte dell’ottima qualità enograstronomica, della bellezza dei luoghi, del clima umano piacevole, fanno fatica a lavorare, a trovare fornitori locali professionalizzati e all’altezza delle loro necessità. C’è approssimazione, a volte. E questo non c’entra con le leggi e con la politica.

D. Da che cosa dipende?

R. Dalla cultura. Non dobbiamo più illuderci, dico noi, gente del Sud, che essere «gente di cuore» e molto accogliente sia sufficiente perché turisti e imprenditori ci scelgano.

D. Non è più vero?

R. Il Sud, a volte, sa essere insopportabile, tanta bellezza e tanta sciatteria… L’Italia al quadrato (…).