Pietro Mennea, Aldo Grasso: “Non aveva bisogno di essere santificato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 10:53 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 10:53
Pietro Mennea, Aldo Grasso: "Non aveva bisogno di essere santificato"

Pietro Mennea, Aldo Grasso: “Non aveva bisogno di essere santificato” (foto Ansa)

ROMA – La fiction della Rai su Pietro Mennea ha fatto il boom di ascolti: in entrambe le serate in cui è andata in onda, ha superato il 20% di share, con circa 5 milioni di spettatori di media. Secondo Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera, il successo di pubblico non equivale a un prodotto di qualità.

Scrive Grasso: Mennea ha passato più di un terzo della sua vita sui campi d’allenamento, anche a Capodanno. Faceva vita monacale, sopportava carichi di lavoro che altri atleti avrebbero rifiutato prima ancora di cominciare. Si dice avesse una carattere difficile e un modo di esprimersi aggrovigliato che gli hanno pregiudicato tanti rapporti. Si dice vedesse nemici dappertutto; forse, come molti introversi corredati di forte eticità, non gli piaceva piacere a tutti. Ha lottato come nessuno per ottenere grandi risultati, nello sport come nella vita. Amava ripetere: «La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni».

Abbozzare un ritratto di un personaggio simile è la cosa più difficile al mondo, specie nella modalità dell’agiografia, tipica di Rai Fiction. Eppure Luca Barbareschi (produttore), Ricky Tognazzi, Simona Izzo e Fabrizio Bettelli (soggetto e sceneggiatura) e Michele Riondino (Mennea) non hanno esitato a buttarsi in una storia più grande di loro, delle loro capacità espressive: «Pietro Mennea. La freccia del sud» (Rai1, domenica e lunedì, ore 21.20).

Mennea non aveva bisogno di essere «santificato», i risultati sportivi (per un atleta sono le uniche cose che contano) parlano per lui. E invece qui assistiamo a una corsa di eventi trasformati in luoghi comuni, con abuso di ralenti: l’infanzia difficile, il rapporto con l’allenatore, tratteggiato come assistente spirituale (nella prima parte Barbareschi si è riservato il ruolo drammaturgico più interessante, quello di Carlo Vittori), Monaco ‘72, la presenza di Gianni Minà, il record mondiale, il rapporto con la moglie Manuela.