Piloti, “tanti stressati e esausti”. Parla il medico che li visita

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Marzo 2015 15:05 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 15:05
Piloti, "tanti stressati e esausti". Parla il medico che li visita

Piloti, “tanti stressati e esausti”. Parla il medico che li visita

ROMA – Piloti stressati o addirittura esausti. Senza arrivare all’estremo di Andreas Lubitz, il copilota della Germanwings che ha fatto schiantare l’airbus A320 sulle alpi francesi, ce ne sono diversi. A parlarne è uno che di lavoro fa il medico del lavoro all’aereoporto. Si chiama Samy Mekhloufi, ha 51 anni e lavora all’aeroporto Saint-Exupéry, a Lione. E, in media, racconta in una lunga intervista al Corriere della Sera, esamina 400 persone tra piloti e assistenti di volo ogni anno. Tra questi, dice al Corriere, una decina hanno problemi e una metà di loro sono piloti:

«In un anno visito circa 400 persone che lavorano sugli aerei a corto o medio raggio, che partono da Lione, non mi occupo delle rotte a lungo raggio. Su questi 400, ne trovo una decina esausti da un punto di vista psicologico, e la metà di questi sono piloti o copiloti».

Alcuni passi dell’intervista realizzata da Stefano Montefiori per il Corriere della Sera:

È un numero in crescita?
«Senza dubbio, chi ha la responsabilità di un aereo è sempre più stressato, perché i posti di lavoro sono pochi, le richieste delle compagnie sono sempre più pressanti, le aspettative molto lontane dalle realtà. C’è una fatica enorme che non è compensata dalle soddisfazioni: la tipica situazione che porta al burn out , che è l’espressione di moda per indicare chi non ce la fa più».

Lei come individua le persone a rischio?
«Credo di avere sviluppato una certa abilità nel capire le persone, è il mio lavoro. Il punto di partenza comunque sono i classici questionari, chiedo di dare un voto da 1 a 10 all’umore, all’appagamento professionale… È l’occasione per cominciare a parlare dei problemi».

E ha la sensazione di ottenere delle risposte sincere?
«I piloti sono di solito persone responsabili. Non vogliono mettere in pericolo la vita di nessuno. Ma ci può essere qualcuno che tende a nascondere il disagio perché ha il terrore di perdere il posto. Io cerco di scrutare qualche segnale, da una variazione importante di peso alle assenze ripetute dal lavoro. Faccio domande sulla vita famigliare, sui matrimoni, i divorzi». «In un anno visito circa 400 persone che lavorano sugli aerei a corto o medio raggio, che partono da Lione, non mi occupo delle rotte a lungo raggio. Su questi 400, ne trovo una decina esausti da un punto di vista psicologico, e la metà di questi sono piloti o copiloti».