Poliziotto al Messaggero: “Mandati da un’altra parte, mentre all’Olimpico sparavano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Maggio 2014 11:12 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2014 11:12
Poliziotto al Messaggero: "Mandati da un'altra parte, mentre all'Olimpico sparavano"

Poliziotto al Messaggero: “Mandati da un’altra parte, mentre all’Olimpico sparavano”

ROMA – La testimonianza di un poliziotto, ovviamente anonima per doppie ragioni di sicurezza, raccolta da Maurizio Capozzo per il Messaggero, aiuta a inquadrare in una nuova luce gli eventi che hanno preceduto Fiorentina-Napoli allo stadio Olimpico di Roma sabato 3 maggio.

Lo Stato e i suoi più immediati rappresentanti nella gestione dell’ordine pubblico, vi appaiono più capaci nelle interviste con i giornali che nella organizzazione dei servizi. Essendo anonima, la testimonianza va presa con una certa cautela: però i feriti tra le forze dell’ordine sono un dato i fatto come le botte prese dagli agenti e anche il totale disinteresse di politici politicanti e giornali nei confronti delle vittime dalla parte della legalità.

Quello che è accaduto sabato a Roma, per l’anonimo poliziotto, “ha dell’incredibile”, riporta Maurizio Capozzo:

Prova a raccontare la sua verità, con l’occhio del poliziotto esperto. Luigi, lo chiameremo così, sabato era a Roma, ha visto di tutto, il sangue, gli assalti ai mezzi della polizia, “Gastone” privo di sensi e la sua pistola. Ma non solo. Ha visto i tifosi del Napoli sfondare i tornelli, ha visto colleghi presi a bastonate e steward massacrati di botte.

Non ci sta Luigi e dice «Non è possibile che l’immagine di quella giornata di follia sia quella di Genny ‘a carogna sul recinto del terreno di gioco. Nessuno parla dei due colleghi della squadra mobile di Roma massacrati di botte e bastonate, gravemente feriti e ricoverati in ospedale. Nessuno ha parlato del collega della Digos romana finito in ospedale o della funzionaria che piangeva e chiedeva aiuto. Ma quale trattativa tra Stato e tifosi, qui si è solo cercato di evitare una strage». C’è tanta rabbia nel volto e nelle parole di Luigi: «Assurdo!».

«Eravamo partiti da Napoli in cento. Strada facendo abbiamo appreso che dovevamo portarci non allo stadio Olimpico ma a Tor Sapienza, dove, ci hanno detto, c’era una manifestazione per il diritto alla casa. E già questo ci è sembrato strano. In tanti anni abbiamo imparato che quando ci sono eventi particolarmente importanti, come può essere una finale di coppa, non si autorizza in contemporanea un’altra manifestazione, depistando personale delle forze dell’ordine. Per questo in 40 siamo stati dirottati verso Tor Sapienza. Intorno alle 13, però, abbiamo cominciato a sentire dalle comunicazioni radio che c’era qualcosa che non andava. Pochi uomini nei pressi dell’Olimpico, i funzionari in servizio chiedevano dove fossero i reparti mobili per controllare l’afflusso dei tifosi che cominciavano a raggiungere la zona dello stadio. E già nel primo pomeriggio sentivamo alla radio che si registravano le prime scaramucce tra tifosi». E quindi siete andati verso lo stadio? «Macché, siamo rimasti a Tor Sapienza fino alle 17 circa. A un tratto abbiamo sentito alla radio di servizio che la funzionaria, l’unica presente tra lo stadio, Saxa Rubra e Tor di Quinto, sola col suo autista, urlava che c’erano persone colpite d’arma da fuoco e che lei stessa era oggetto di attacchi da parte dei tifosi del Napoli».

»Quell’auto sarà completamente distrutta dalla furia dei tifosi. «In realtà – racconta ancora il poliziotto – in un primo momento tra i tifosi del Napoli si era diffusa la voce che fosse stato un nostro agente a sparare, per cui è iniziata subito la caccia al poliziotto. A quel punto è partito l’ordine di confluire tutti a Tor di Quinto. Ci siamo schierati e ho visto il tifoso a terra ferito al petto. L’ambulanza ha impiegato mezzora per arrivare sul posto. E già questo è grave, in situazioni come quelle i mezzi di soccorso dovrebbero stazionare nelle vicinanze». Ancora nessuno, però, sa chi abbia sparato. «Solo dopo che arriva l’ambulanza e porta via Ciro Esposito, i tifosi del Napoli ci indicano che lo sparatore si trovava all’interno del Ciak. Ci siamo subito diretti lì e abbiamo trovato a terra il tifoso della Roma, privo di sensi, pensavamo fosse morto. I napoletani hanno capito che era stato lui a sparare ed hanno fatto di tutto per ucciderlo. In un primo momento non abbiamo visto la pistola, poi è stata recuperata all’interno di un vaso dove una signora che lavorava nel locale l’aveva nascosta. Era insanguinata, ancora col colpo in canna». Aggiunge Luigi: «A Tor di Quinto c’erano i bus dei tifosi napoletani in fila che sono stati colpiti da pietre, bombe carta ed altro da teppisti col volto coperto. E non c’era un poliziotto, lasciati completamente soli, eppure quello era punto di ritrovo dei tifosi napoletani, doveva essere un luogo sicuro e presidiato». Possibile che non ci fosse nessuno? «Nessuno. Anche a Saxa Rubra, dove erano confluiti migliaia di napoletani, c’erano solo una ventina di uomini in divisa».