Povertà ai minimi nel mondo: dal 43% del 1990 al 15% del 2011

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 novembre 2014 12:25 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2014 12:25
Povertà ai minimi nel mondo: dal 43% del 1990 al 15% del 2011

Povertà ai minimi nel mondo: dal 43% del 1990 al 15% del 2011

ROMA – Sempre meno poveri nel mondo: tra il 1990 e il 2011, il numero di estremamente poveri è crollato da oltre un miliardo e 250 milioni a 250 milioni, nonostante l’incremento demografico; si è cioè scesi dal 43 al 15% della popolazione mondiale. I numeri sono della banca mondiale. E si tratta della maggiore riduzione della povertà mai registrata.

Tendenza mondiale che purtroppo contrasta con quella italiana. Nel 2013 una persona su 10 in Italia è in povertà assoluta. Si raggiunge così il record di persone che vivono in povertà assoluta dal 2005, quando è iniziata la diffusione di questa stima da parte dell’Istat.

L’articolo di Danilo Taino per Il Corriere della Sera:

Il risultato è da attribuire alla crescita economica straordinaria che ha investito i Paesi in via di sviluppo negli scorsi 25 anni: è il vero trionfo di quel fenomeno spesso incompreso che si usa chiamare globalizzazione, qualcosa che in Occidente ha molto spaventato — e continua a spaventare — ma che ha consentito a decine di economie di emergere.
In concreto, la caduta delle barriere agli investimenti e al commercio internazionale indotta dalla fine della Guerra Fredda ha significato che numerosi Paesi sono entrati nel mercato globale delle merci e della finanza. La Cina, che ha iniziato il processo di apertura alla fine degli anni Settanta, e l’India, che ha liberalizzato agli inizi dei Novanta, sono gli esempi di maggiore successo nella riduzione della povertà: insieme, 232 milioni strappati alla miseria solo tra il 2008 e il 2011, dice la Banca mondiale. Ma anche altri Paesi, in Asia, Africa e Sudamerica, hanno preso la stessa strada.
Le belle notizie tendono ad alimentare la speranza. Infatti, le Nazioni Unite puntano ora all’eliminazione completa della povertà estrema su tutto il pianeta. All’Assemblea generale dell’Onu del prossimo autunno, verranno adottati nuovi Obiettivi del Millennio — per il dopo 2015. Una discussione globale, accesa e non priva di scontri, è in corso per arrivare a stabilirli ( global conversation , viene chiamata) ma un obiettivo certo è l’azzeramento della povertà entro il 2030.
È a questo punto che le notizie cessano però di essere solo positive. Se la globalizzazione e l’apertura delle economie sono state le chiavi dei successi degli scorsi 25 anni, ci si inizia a interrogare su cosa invece accadrà nel prossimo quindicennio, di fronte a una globalizzazione in frenata, se non in arretramento. Il commercio mondiale, per dire, quest’anno crescerà solo del 3,1% e forse del 4% nel 2015: livelli non paragonabili a quelli a due cifre degli anni scorsi. Il sistema finanziario, che ha spinto gli investimenti ad attraversare le frontiere, sta per molti versi tornando più nazionale, comunque meno globale, dopo la Grande Crisi. Il grande fenomeno che ha dato il nome alla crescita impetuosa dei Paesi emergenti fino a un paio d’anni fa, Bric — Brasile, India, Russia, Cina — sta sfaldandosi: Brasile e Russia di fatto hanno bloccato la loro crescita, l’India è alle prese con un serio rallentamento (anche se ha prospettive buone), la stessa Cina sta cambiando modello di sviluppo e, nel processo, rallenta al punto che la sua crescita tende a scendere sotto al 7% annuo.
Niente di drammatico: potrebbe trattarsi di un rallentamento ciclico. Se su di esso, però, si agganceranno le tensioni geopolitiche del Medio Oriente e quelle tra Russia e Ucraina, il quadro potrebbe diventare davvero negativo per i poveri della terra: i venti di guerra spingono sempre le economie a chiudersi.
Insomma, un mondo a zero povertà è a portata di mano. Ma non è affatto scontato.