Rassegna Stampa

Processi più veloci? Le ultime leggi li han resi più lunghi e costosi

Processi più veloci? Le ultime leggi li han resi più lunghi e costosi

Processi più veloci? Le ultime leggi li han resi più lunghi e costosi

ROMA – “Le leggi per snellire i processi? Li han resi più lunghi e costosi” scrive Matteo Mion su Libero: “In otto anni sono stati 17 gli interventi legislativi sul codice di procedura civile Risultato: una causa dura due anni di più e le spese sono addirittura decuplicate”.

L’articolo di Mion:

Ogni governo propone soluzioni taumaturgiche per il processo civile. Ma, nonostante gli svariati interventi succedutisi negli anni, la situazione è disastrosa. In questo senso, i dati dell’Osservatorio permanente sulla giurisdizione istituito presso il Consiglio nazionale forense parlano da soli.

Negli ultimi otto anni sono stati ben 17 gli interventi legislativi sul codice di procedura per snellire il rito civile, ma i risultati non sono certo in linea con le attese: i tempi del processo sono aumentati di 2 anni, passando da una durata media per singolo procedimento ordinario di primo e secondo grado di 5,7 anni nel 2005 ai 7,4 anni del 2011. Anche il costo di accesso alla giustizia è decuplicato dal 2002 al 2012: il contributo unificato (la tassa per iniziare una causa) è aumentato del 55,62% per il primo grado, 119,15% per l’appello e ben 182,67% per il ricorso in Cassazione. Queste le cifre allarmanti rese note giovedì scorso alla Camera dei Deputati, in occasione della presentazione ufficiale dell’Osservatorio permanente sulla giurisdizione istituito con la legge di riforma dell’ordinamento forense. Lapidario il commento del Presidente del Cnf, professor Guido Alpa: «Gli avvocati vogliono contribuire al dibattito sull’efficienza della giustizia. Il debito giudiziario di 9 milioni di processi pendenti e quello finanziario di 387 milioni di euro solo nel 2013 per l’irragionevole durata dei processi, appesantiscono il lavoro e l’impegno degli avvocati, come professionisti e come cittadini.

In un simile contesto è impossibile dare risposta alle legittime richieste di tutela dei cittadini». Insomma, nella confusione legislativa di questo o quel governo e nell’incapacità della magistratura di far fronte a un carico giudiziario ormai drammatica – mente ingestibile, entrano a gamba tesa gli avvocati, rappresentanti dell’in – teresse privatistico del cittadino al buon andamento dell’amministrazione giudiziaria. L’intento dell’Avvocatura è di fare squadra con tutte le rappresentanze della magistratura, al fine di valutare preventivamente gli impatti giudiziari che le presunte riforme dei governi sortiscono. «La formula magica di intervenire sul codice di procedura ha avuto effetti devastanti» ripete Alpa. Ed ecco qualche esempio di legislazione schizoide fornito dal Cnf. • Il processo societario nasce come rito speciale nel 2003 per velocizzare il processo civile delle imprese. Nel 2005 viene esteso ai privati e nel 2009 abrogato. • Le comunicazioni di cancelleria dal 2005 al 2012 sono state modificate ben sei volte, quasi un intervento legislativo l’anno, e spesso (osservatorio permanente presso il mio studio)si smarriscono nei tribunali. • La semplificazione dei processi civili perseguita con legge delega 69/2009 doveva condurre tutte le forme di rito processualcivilistico entro tre modelli: ordinario, lavoro e sommario. Attualmente invece ne coesistono ben 28. • In un quadro tanto desolante o l’Avvocatura si dà alla pasticceria, a Groupon o desiste da una professione ormai impraticabile. Gli interventi affastellati del Legislatore riguardano, infatti, non solo la giurisdizione, ma l’Avvocatura stessa è stata oggetto in questi anni degli strali governativi. • Un provvedimento becero su tutti è stato il dimezzamento delle parcelle del professionista perpetrato con decreto ferragostano da parte del professor Monti. Colpire nel portafogli l’avvocato – che non gode di nessuna Cgil, di nessun ammortizzatore o cuscinetto sociale – significa impoverire la tutela dei cittadini. D’altronde la persona e la regolamentazione dei suoi diritti e doveri non è più il centro dell’obiettivo del Legislatore, premuto dagli interessi di lobby che dal malfunzionamento della giustizia traggono giovamento. Sono di queste ore gli emendamenti al decreto Rc auto che ridurrebbero drasticamente il danno da lutto in caso d’incidenti stradali, e la presentazione di un progetto di legge del Pd sulla malasanità che porterebbe la prescrizione da 10 a 2 anni. Al peggio non c’è mai fine.

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