La provincia spreca pure da morta. Giorgio Ponziano, Italia Oggi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Giugno 2014 11:53 | Ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2014 11:53
Graziano Delrio

Graziano Delrio

ROMA – “Le Province – scrive Giorgio Ponziano di Italia Oggi – chiudono, sono in liquidazione. È, per ora, l’unico successo istituzionale di Matteo Renzi. E che fa la Provincia di Reggio Emilia, la città di Graziano Delrio, che ha firmato la legge di abrogazione? In extremis, nell’ultimo consiglio provinciale, prima dei reciproci saluti tra i consiglieri che non si rivedranno più (nell’aula), viene votata una delibera che fa uscire dalle sue casse esangui ben 15 milioni di euro per salvare la fiera della città, si tratta di alcuni padiglioni che festeggiano un solo week end all’anno di exploit, in occasione di una fiera ornitologica”.

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Logico, quindi, che l’ente fieristico sia in cronico passivo. Anche perché ad avere le mani in pasta nel sistema fieristico (e non succede solo a Reggio Emilia) è la politica, cosicchè il circolo vizioso è che le istituzioni pubbliche (a guida Pd) coprono i buchi di bilancio della fiera (a guida Pd). A pagare sono ovviamente i cittadini.

L’ultima iniezione di denaro è avvenuta appunto nei tempi supplementari, quando già è stato dato il fischio di fine partita. Un sussulto politico-clientelare a cadavere ormai freddo. Si tratta di un’operazione finanziaria che ha trovato voti contrari (Forza Italia e Idv, quest’ultima per altro fa parte della maggioranza) e astensioni (Udc) ma il Pd ha tenuto duro (pur con dei distinguo di alcuni consiglieri, uno dei quali si è astenuto) e ha portato a casa il risultato: la fiera è salva e potrà continuare a collezionare deficit, poco importa se sul groppone dei contribuenti. Il bello è che si erano fatte avanti anche FieraMilano e Fiera di Parma, interessate a quei capannoni che potevano diventare dependance delle loro manifestazioni fieristiche più importanti che necessitano di spazio. Ma Reggio Emilia è orgogliosa e ha deciso di fare da sola, adesso poi che un suo uomo è il numero due del governo chi la tiene più?

Il fatto è che non c’è città dell’Emilia-Romagna che non abbia una propria fiera. Tranne Rimini, sono tutte (o quasi) in crisi. Milano ha sfilato a Bologna il suo core business edilizio, ma anche la fiera del pellame e il revival del Motorshow, Parma non va al di là di Cibus e della fiera dei camper, le altre si arrabattono su campionarie più o meno strutturate. La Regione (per i campanilismi in casa Pd) non è mai riuscita a coordinare e un fiume di denaro pubblico viene regolarmente distribuito a pioggia. Ma nel caso di Reggio Emilia non si è neppure riusciti a tamponare il buco. La società Reggio Emilia Fiere è stata costretta a portare i libri in tribunale. Che fare? Il presidente della locale Confindustria, Stefano Landi, chiama Milano: «Un’alleanza con Milano può apportare benefici a Reggio in una logica di Expo, operando in modo imprenditoriale, cercando razionalizzazioni e coerenza attraverso sinergie».

Guai ad accettare il cavallo di Troia milanese, risponde una politica navigata come Sonia Masini, presidente Pd della Provincia, ma prima sindaco, consigliere regionale, capogruppo. Meglio fare alleanze in Emilia. Peccato che nessuno, in terra emiliana, voglia accollarsi l’onere. Vista la mal partita si dimette dal consiglio d’amministrazione il rappresentante della Camera di commercio, l’industriale (dei salumi) Lisa Ferrarini e spiega con linguaggio crudo che il cda ha trovato le casse completamente vuote, e di fronte alla crisi di liquidità e all’impossibilità di far fronte ai debiti è stata necessaria la richiesta di pre-concordato per bloccare i decreti ingiuntivi.

A questo punto entra in scena la finanza creativa. Reggio Emilia Fiere diventa una bad company, con 21 milioni di debiti (!), due presidenti dimissionari in due anni e scontri aperti tra i soci, al suo posto nasce Fieremilia, a cui vengono conferiti gli immobili e le aree e che riceve tutte le azioni dell’Autobrennero in cassaforte alla Provincia più un po’ di contante. La nuova società con questo malloppo valutato 15 milioni dovrà cercare di liquidare la vecchia società evitandole il fallimento. In premio una società parallela, col compito di gestire l’organizzazione delle manifestazioni fieristiche, avrà, sempre dalla Provincia un’ulteriore dote di 3 milioni di euro. C’è da aggiungere che Fieremilia ha come unico socio la Provincia, mentre nella compagine di Reggio Emilia Fiere comparivano anche Camera di commercio e Comune.

La conclusione è che un ente in smobilitazione ha costituito una nuova società, ne è diventato il solo azionista, sborserà 18 milioni. Firmato tutto questo la presidente della Provincia dichiara: «Non so se rimarrò a gestire i sei mesi di liquidazione della Provincia perché non voglio chiudere i servizi e in cassa non ci sono soldi».

Della vicenda si occuperò anche la Corte dei conti a cui è stato inviato un esposto da parte dei consiglieri di Forza Italia ma il terremoto colpisce pure il Pd. A capeggiare il dissenso è il sindaco di Reggiolo, Roberto Angeli, la città col casello reggiano dell’Autobrebbero: «La Provincia avrebbe dovuto coinvolgere i Comuni interessati investendo su opere necessarie a ristabilire la normalità su un territorio fortemente colpito dal sisma. Avrebbe potuto pensare alla realizzazione di nuove strutture, invece i finanziamenti vanno altrove».

Insomma, la spending review sembra non toccare Reggio Emilia. Paolo Roggero, consigliere provinciale della Lega Nord attacca: «Che la gestione delle Fiere di Reggio abbia prodotto danni economici ingenti alla collettività è un fatto tristemente noto. Gli enti pubblici non sono stati in grado di attuare le scelte strategiche per evitare che un ente di tale importanza non finisse in bancarotta. Ancora una volta i pubblici amministratori si sono dimostrati totalmente inadeguati al loro ruolo».