Quando Rodotà voleva solo una Camera, Luciano Capone su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2014 12:31 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2014 12:31
Quando Rodotà voleva solo una Camera, Luciano Capone su Libero

Quando Rodotà voleva solo una Camera, Luciano Capone su Libero

ROMA “Rodotà sbraita ma voleva una sola Camera” scrive Luciano Capone su Libero che poi riporta parte di una proposta di legge presentata in parlamento nel 1985, e firmata dallo stesso Rodotà:

«Onorevoli colleghi, questa proposta di legge costituzionale tende ad introdurre nell’ordinamento della Repubblica innovazioni ampie e profonde. L’ambizione è quindi molto alta: trasformare la conformazione organica dell’istituzione parlamentare, sostituendo al vigente bicameralismo paritario il monocameralismo puro». Non sono le parole pronunciate in Parlamento da Matteo Renzi sulla nuova riforma del Senato, ma è il testo di una proposta di totale abolizione del Senato del 16 gennaio 1985 presentata da diversi onorevoli della sinistra tra cui l’allora deputato comunista Stefano Rodotà.

Non è un omonimo, ma proprio lo stesso Rodotà che nel corso degli anni ha firmato decine e decine di appelli contro i vari tentativi di riforma della Carta costituzionale portati avanti da avversari politici, prima Craxi poi Berlusconi e ora Renzi. Riforme definite di volta in volta piduiste, golpiste o autoritarie.

QUALE GOLPE? Proprio quest’ultimo aggettivo è il cuore dell’ultimo appello lanciato da Rodotà, insieme ad altri sacerdoti della Costituzione, in opposizione alla riforma del Senato ed intitolato «Verso la svolta autoritaria»: «Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione – dice l’appello diffuso dall’associazione Libertà e Giustizia – per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali». La denuncia di Rodotà e degli intellettuali stronca proprio il punto cruciale della riforma: «Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia. Il fatto che non sia Berlusconi – prosegue l’appello – ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione». Parole durissime contro una riforma – superamento del bicameralismo perfetto e trasformazione del Senato in Camera delle autonomie – che è molto più soft della completa abolizione del Senato invocata circa 30 anni fa

ANALISI LUCIDA In quella vecchia proposta c’è un’analisi lucidissima dei mali del bicameralismo perfetto e sono presenti considerazioni che potrebbero essere tranquillamente pronunciate oggi dagli «autoritari» Silvio Berlusconi e Matteo Renzi: «Le ragioni della scelta monocamerale sono connesse ad esigenze attuali e molto pressanti – si legge nella proposta – troppi sintomi inducono a supporre che sia in atto un’erosione grave delle basi su cui si reggono le istituzioni repubblicane». Insomma il compromesso all’interno dell’Assemblea costituente non aveva prodotto «la Costituzione più bella del mondo» ma un sistema istituzionale inefficiente e paralitico ed era pertanto necessario attuare delle riforme che assicurassero «efficienza e rendimento in termini di produttività dei procedimenti».