Rai Babbo Natale: 50 mila regali in 8 anni, 2,5 milioni sprecati, un solo colpevole

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2015 16:21 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2015 16:27
Rai Babbo Natale: 50 mila regali in 8 anni, 2,5 milioni sprecati, un solo colpevole

Rai Babbo Natale: 50 mila regali in 8 anni, 2,5 milioni sprecati, un solo colpevole

ROMA – Mamma Rai? Babbo Natale Rai: cinquantamila regali distribuiti in otto anni a dirigenti e “Very important person”; costo per l’azienda e quindi per i contribuenti nonché pagatori di canone televisivo di 2,5 milioni di euro. Penne, borse, anelli. “Pensierini” da 6 euro e “pensieroni” da 3 mila euro. Fino al quadro da 17 mila euro fatto recapitare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Scattata l’inchiesta, scatta il suffisso -poli: la “Regalopoli” Rai. Per la quale, per ora, paga soltanto uno: Alfonso Greco, 55 anni, responsabile dell’ufficio “premi e omaggi”, licenziato con disonore dall’azienda il 28 ottobre del 2013 “per non aver conservato bene, inventariato bene, soprattutto tracciato bene il percorso di orecchini e orologi, foulard e magliette, coperte, spille e spilloni, bandierine, agende, stoffe preziose o modeste, pen drive e Montblanc”. Una decisione che potrebbe ritorcersi come un boomerang contro “Mamma-Babbo Natale Rai”. Scrive Antonello Caporale sul Fatto Quotidiano:

È una storia minima, ma spettacolare, di come il potere espella l’ultimo dei sottoposti per pulirsi la faccia, maestoso compendio di ipocrisia che riduce la memoria a poltiglia e la responsabilità personale a disagio provvisorio […] E il funzionario cacciato con disonore, l’uomo al quale la Rai ha addebitato la violazione del Codice etico interno e la vergogna di “regalopoli”, come i giornali sedici mesi fa titolarono il mercatone dei doni, è riuscito nell’impresa di inseguire fino all’ultimo spillo e indicarne qualità e destinatario. Una sorta di lista Falciani dei doni, il computo metrico delle dimensioni delle regalie.

“Ho portato al giudice tre faldoni di carte, migliaia di documenti, ogni contratto, tutte le forniture nella speranza di rendere trasparente il mio operato, pulita la mia coscienza. Io non potevo sindacare le destinazioni, non sapevo i nomi degli utilizzatori finali. Rispondevo solamente alle necessità che le direzioni avanzavano”. I faldoni hanno intasato le già zeppe aule del tribunale di Roma ma la loro presenza è risultata inutile.

“Andavo alle udienze e li vedevo sempre lì, sempre perfetti. Nessuno li ha mai aperti“. Purtroppo Greco ha vista bocciata la sua domanda di reintegro, tra un po’ tornerà in udienza per discutere il merito della causa: “Le speranze sono minime, sono stato il capro espiatorio perfetto da dare in pasto ai giornali”.

Sono cinquantamila i “pezzi movimentati” dalla Rai in otto anni (dal 2003 al 2011) che coincidono con la grande frenesia natalizia, il gusto di festeggiare, donare, ringraziare, ingraziarsi, riconoscere e farsi riconoscere. Con una spesa totale di due milioni 429mila euro, una media annua sganciata per il profumo di Natale di 350 mila euro. Pari a 3043 canoni annui di altrettanti cittadini destinati invece che al funzionamento di mamma Rai alla ricerca della felicità, piccola e grande, dei suoi dirigenti.

La rumba degli orecchini e dei gemelli d’oro, delle Montblanc e dei foulard, finirà nel 2012 quando Rai metterà a budget per le necessità delle relazioni esterne solo 19 mila euro e nell’anno successivo ridurrà a 10.400 euro il plafond di spesa per i regali. Che è consuetudine di ogni azienda, nulla di scandaloso. L’imbarazzo, se non lo scandalo, viene per le dimensioni di questo traffico di regali, la vastità degli aventi diritto, il numero imponente dei destinatari.

La memoria di Greco illumina le strade maestre che ciascuno di questi piccoli e grandi oggetti prende, le mani dei singoli direttori, di chi decide la spesa e raccoglie i vantaggi della posizione di comando. E spiega anche gli anni della grande bonaccia, rivela un angolo microscopico ma significativo della spesa pubblica nazionale. Soldi di tutti, cioè di nessuno. E vai! Erano anni fantastici, con il sole in tasca. Sobrietà? Quale sobrietà? Il principio era che il budget dovesse essere speso tutto, altrimenti nella pianificazione per l’anno successivo la direzione incapace si sarebbe vista decurtare proporzionalmente la cifra.

Nel 2005, per esempio, l’azienda di Stato (direttore generale Flavio Cattaneo) sempre con l’acqua alla gola destina la bellezza di un milione e 454 mila euro per l’oggettistica. Cifra esagerata, insuperabile e infatti insuperata nel prosieguo della fatturazione natalizia, e del gorgo festaiolo (Mostra Internazionale di Venezia, Italian Fiction Week di New York, Festival di Sanremo, Capodanno alla Fenice, eccetera).

Il 2006 (direttore Claudio Cappon) vede la somma restringersi a 416 mila euro, tre volte in meno dell’anno precedente ma quaranta volte in più del 2013, quando la crisi sgonfia il portafogli di tutti e anche i doni ne fanno le spese. Nel 2006 il presidente della Rai è Claudio Petruccioli, parlamentare di lungo corso, riformista e comunista. Il 25 ottobre di quell’anno, durante un concerto all’auditorium della Rai di Torino, nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata Internazionale dell’Onu Petruccioli decide di regalare al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “Il Quirinale sotto la neve”, un dipinto del pittore russo P.J Potchek del 1907. Lo hanno scovato dall’antiquario romano Carlo Eleuteri. La Rai pagherà diciassettemila euro. La tela rappresenta una inconsueta immagine della cosiddetta “Manica Lunga” del Quirinale sotto la neve, e proviene dalla collezione di Maria Beatrice di Savoia e reca il timbro dell’archivio Savoia. Si narra che in quell’anno si sia anche deliberato un acquisto monstre (150mila euro?) di orecchini a farfalla (come il logo Rai).

IL CODICE ETICO (punto 7.9) prevede che in materia di omaggi il valore degli stessi non debba eccedere “le normali pratiche commerciali e di cortesia”, ovvero, se si tratta di soggetti appartenenti alla Pubblica amministrazione, che debba essere “modico” e corrispondente “alle normali consuetudini nelle relazioni”.

Modico che significa? E Petruccioli violò in quel caso il codice etico? Secondo la Rai che anni dopo avrebbe licenziato Greco, altro che! E Greco, se fosse stato responsabile del servizio in quel tempo, avrebbe dovuto fare da scudo umano! “Quando sono arrivato ho trovato gli impiegati che nel periodo di dicembre lavoravano anche di notte per evadere le richieste delle direzioni, mettere in fila gli omaggi, approvvigionare i magazzini con nuovi arrivi”. Il codice etico, per il quale Greco ha perso il posto, statuisce che non erano “in ogni caso consentiti omaggi aziendali tra dipendenti” (punto 7,9).

Invece c’era un traffico di gemelli d’oro e d’argento, orecchini, orologi e trolley che attraversavano le stanze dei consiglieri di amministrazione, dei direttori generali, dei direttori del giornale radio. A blocchi ora di cinque, ora di dieci, ora di venti pezzi. Era Greco che doveva trascrivere, vietare, sindacare? Era lui che doveva indicare al suo diretto superiore Guido Paglia (responsabile delle relazioni esterne) o magari addirittura al direttore generale la via maestra? Lui a dover chiedere conto e nome dell’utilizzatore finale? “Volevano un capro espiatorio e l’hanno trovato. E pur di cacciarmi non hanno badato alla semplice logica delle cose, agli usi e costumi di quella azienda”.

GRECO, INCASELLATO dentro Alleanza nazionale ha fatto carriera grazie al colore della scuderia guidata dal suo capo, Guido Paglia, fino al 30 settembre 2012 direttore centrale Rai. E Paglia produce in verità testimonianza a discolpa del suo funzionario: “Greco ha sempre svolto il lavoro seguendo le mie indicazioni, tanto è vero che bastava controllare documenti e bolle per vedere che è sempre presente la mia firma (finchè ho mantenuto l’interim delle Relazioni esterne) o quella di Fabrizio Maffei (che tra l’altro è ancora in servizio)”.
Discolpa non accettata e procedimento concluso con l’espulsione da viale Mazzini.

Lui fuori, l’ufficio ridotto alla gestione di un traffico di assai più modiche quantità, i doni di una volta, le Montblanc, gli orologi Jaeger-Le-Coultre (3.000 euro ciascuno), l’oro e lo champagne esauriti e dimenticati. Chiuso lo show-room creato nel piano seminterrato, dove le segretarie dei direttori andavano a far visita e scegliere tra i trecento articoli esposti. Chi non aveva tempo cliccava sulla vetrina on line. E prendeva. Di tutto, di più.

L’impressione è che ogni volta le inchieste sulle varie “città della corruzione” (Tangentopoli, Sanitopoli, Affittopoli, Parentopoli) riescano a scoprire solo la punta dell’iceberg. Nel caso di “Regalopoli”, ad esempio, per 50 mila regali tracciati in otto anni, ce ne sono altri 203.712 dimenticati, stivati un capannone di 600 metri quadri nella zona industriale di Frosinone, gestito dalla società De Vellis. Sempre Antonello Caporale sul Fatto:

A sua insaputa la Rai ha costruito questo lago artificiale dell’omaggistica, così nel dizionario burocratico è definita la sezione della bontà aziendale, la strenna di viale Mazzini che negli anni è stata dirottata agli italiani potenti e affluenti, agli amici di bisbocce e anche agli amici degli amici. Per realizzare il nuovo mondo di zucchero la Rai ha esperito tre anni fa persino una gara europea e trovato una sistemazione eccellente alla massa disumana dei regali. Gara vinta dalla De Vellis srl che ha ottenuto la custodia con un contratto triennale: inizio 1 dicembre 2012 con scadenza 30 novembre 2015.

SEICENTO METRI quadrati, l’abbiamo detto, dentro cui giacciono i regali minuti, le piccole dosi di felicità a buon prezzo, il pensiero per gli ultimi essendo gli oggetti di valore, importanti, destinati naturalmente ai capi (orecchini e gemelli d’oro, le Montblanc, gli orologi Jaeger-LeCoultre da tremila euro l’uno, e foulard, plaid, e altri tipi di griffe. Le segretarie dei direttori accedevano allo show room allestito nel seminterrato di viale Mazzini e sceglievano tra i trecento articoli esposti. Cosa sceglievano? Ma naturalmente gli oggetti preziosi, i doni indimenticabili di una stagione purtroppo finita. Le cose più belle e pregiate erano loro. Di anno in anno il surplus è stato inviato per un lungo sonno in Ciociaria, nella zona industriale di Frosinone.

[…] 2466 orologi (bianchi, neri, al quarzo, per bimbi, per adulti, per ragazze, per ragazzi, con il logo, senza il logo), oppure dodici bici, decine di trolley, anzi centinaia. Alcuni griffati Nazareno Gabrielli, altri solo tatuati con la farfallina della Rai. Alla redazione di Ballarò, se Massimo Giannini lo desidera, possiamo inviare 1348 bloc notes personalizzati nell’era Floris ma stupendamente riciclabili. Alle falde del Kilimangiaro ha da ritirare 75 trolley, 207 magliette, 83 orologi, Geo&Geo 59 orologi Breil e 19 trolley, gli acquanauti hanno pronti 54 zaini.

8704 borse con loghi vari, a disposizione delle fidanzate, altre novemila di colore bianco per il popolo della spesa al mercato. 212 felpe e 1300 magliette per ragazzi, 15 ombrelli di Piazza Grande e così facciamo contento anche Magalli. Ai piccoli di Rai Yoyò 283 stupende lavagnette, 464 zainetti, 264 borracce e 269 palloni. Per gli amanti della musica classica sono disponibili 629 Boheme, i patrioti si possono rifare con 350 dvd su Giuseppe Mazzini, altrettanti con Cavour.

Ai maschi adulti 210 giubbotti, alle femmine 1750 magliette, agli andini 90 poncho, agli alluvionati 440 ombrelli, agli studenti più di 450 zaini, alle signore attempate dieci beauty in pelle, alla prima infanzia 35 proiettori per disegnare, ai runners 440 contapassi. Agli scolari delle elementari 4200 bussole della Melevisione, agli avvocati 22 cartelle da tribunale, ai cerimoniosi 34 vassoi, ai ritardatari 18 radiosveglie.

La lista è così lunga da perdere il fiato. Riprendiamo. I golfisti hanno 14 sacche da ritirare, i melomani, se abbiamo fatto bene le addizioni, hanno altre 805 sinfonie di Beethoven, 585 Quattro stagioni di Vivaldi, 365 Tosca. Ancora i bimbi, evidententemente la Rai ha un cuore d’oro, con 260 tazze per il caffelatte, ai romanticoni una cinquantina di cornici per ricordare i momenti più belli. Agli spiaggiati 57 ciabatte infradito, 12 teli e 15 materassini, ai previdenti 63 luci di emergenza, per i cuochi 470 grembiuli.