Rai, Berlusconi e Monti. Bersani e Renzi: rassegna stampa e prime pagine

Pubblicato il 4 Gennaio 2013 9:09 | Ultimo aggiornamento: 4 Gennaio 2013 9:09

Monti, si apre il caso Rai. Il Corriere della Sera: “Il premier: estremisti in Pd e Pdl. Contrattacco dei partiti”. La necessaria trasparenza. Editoriale di Angelo Panebianco:

“I sondaggi danno il Pd come il probabile vincitore delle elezioni. Però la campagna elettorale è lunga e ciò che accadde nel 2006 quando Romano Prodi, il grande favorito, vinse alla fine solo per un soffio, consiglia prudenza. Al momento, comunque, è plausibile ritenere che possa essere Pier Luigi Bersani il prossimo presidente del Consiglio. Bersani sta annunciando, da giorni, ogni giorno, le candidature, nel suo partito, di personalità di prestigio. Sarebbe utile se cominciasse anche a dare qualche informazione agli elettori sulla composizione del suo possibile governo. È vero che in campagna elettorale i partiti cercano di non scoprire troppo le carte. Ma è per lo meno lecito chiedere al favorito dai sondaggi di fare un po’ di chiarezza su questo decisivo aspetto. 
Facciamo un esempio. Molti danno per probabile che Massimo D’Alema diventi il nuovo ministro degli Esteri. Poniamo che sia vero. D’Alema ha già ricoperto quell’incarico ed è un politico preparato e autorevole. Nulla da eccepire su questo. Ma c’è un ma. In un ambito che è strategico per la politica estera italiana, il Medio Oriente, D’Alema non ha mai fatto mistero di certe sue radicate convinzioni. Soprattutto, non ha mai fatto mistero della sua (chiamiamola eufemisticamente così) scarsa simpatia per Israele, e di una adesione alla «causa» palestinese così spinta da renderlo bene accetto anche ai gruppi più estremisti, dai palestinesi di Hamas agli sciiti di Hezbollah. Dovremo aspettarci da un eventuale governo Bersani una politica mediorientale non equidistante nel conflitto, ossia attenta agli interessi di tutti, ma nettamente sbilanciata a favore di una delle parti in causa?”.

Usura, furti e rapine in casa. L’impennata dei reati della crisi. Articolo di Fiorenza Sarzanini:

“La criminalità al tempo della crisi fa balzare in classifica i piccoli reati. Calano gli omicidi e le violenze sessuali, si impenna il numero delle rapine in abitazione, dei furti e dei borseggi. E sale il numero delle denunce per usura, spia di un disagio sociale che ha raggiunto livelli di emergenza. La fotografia scattata come ogni anno dal Viminale — con i dati semestrali aggiornati al giugno scorso — fa emergere una tendenza drammatica che rispecchia la difficile fase economica che il nostro Paese sta vivendo. La risposta delle forze dell’ordine si dimostra all’altezza della minaccia con un notevole aumento del numero delle persone denunciate. E con un andamento totale che rimane uguale a quello dello scorso anno dopo l’impennata che si era avuta tra il 2010 e il 2011. Ma a spaventare è la qualità dei delitti commessi che documenta — secondo gli analisti — come siano in costante crescita i casi di chi è costretto a rubare per vivere”.

Al Jazeera alla conquista dell’America. Per sfidare la Cnn. Scrive Viviana Mazza:

“Sette anni fa George W. Bush voleva bombardarla. Ora Al Gore, l’ex vice di Clinton, ha srotolato per la rete panaraba Al Jazeera un tappeto rosso che conduce ai cuori e alle menti degli americani — passando per gli schermi di ben 40 milioni di case.
A un prezzo stimato di 500 milioni di dollari, Gore ha venduto ad Al Jazeera la rete liberal Current Tv da lui co-fondata nel 2005. Verrà trasformata entro l’anno in Al Jazeera America, un canale in lingua inglese modellato per il pubblico statunitense. Trasmetterà contenuti per il 40% locali e il 60% internazionali, e aprirà dieci sedi di corrispondenza nell’America profonda affiancandole a quelle già esistenti a New York, Washington, Chicago, Miami e Los Angeles, con un totale di 300 dipendenti”.

La Repubblica: “Monti in Tv, scontro sulla Rai”. Rai, stop di Zavoli a Monti “Uno sgarro quelle presenze in tv il richiamo riguarda anche Berlusconi”:

“In ventitré giorni due partecipazioni aUnomattina,più l’altra performance annunciata (e ora bloccata) nel giorno dell’Epifania da Massimo Giletti, sempre in Rai. Troppo presente nella tv pubblica, Mario Monti. Il Professore sceso (o come lui preferisce dire, “salito”) nell’agone politico gioca la partita mediatica senza esclusione di colpi. E scatena un putiferio. A dare lo stop questa volta non è un Berlusconi sopra le righe (che d’altra parte invade da settimane i media), bensì Sergio Zavoli, il presidente della commissione di Vigilanza della Rai. Monti sulle reti Rai? «C’è un atteggiamento recidivo inquietante. Uno sgarro c’è, è palese ed è grave». Il richiamo di Zavoli è ai dirigenti e ai direttori di testata che decidono «da soli» chi invitare e chi no in Rai. Cerca poi, di attenuare i toni e precisa di non avere mai chiamato in ballo il premier: «Non ho mai fatto riferimento a Monti, parlavo in generale». In modo per dire che si riferiva anche a Berlusconi. Per poi aggiungere: «Alcune valutazioni di carattere generale da me svolte sono state attribuite a casi particolari, peraltro meritevoli di un franco, risoluto richiamo». È stata una riunione-fiume in Vigilanza. Alla fine la commissione parlamentare approva il regolamento sulla “par condicio”, ma è il caso Monti a tenere banco. Paolo Bonaiuti, il braccio destro di Berlusconi, va giù duro contro il Professore. Zavoli riconosce che il problema non è da poco. Una giornata convulsa che si conclude con la cancellazionedell’intervista di Giletti a Monti. Motivo? La raccomandazione del cda della Rai ad escludere la presenza di ospiti politici nei giorni festivi. Questa è la scusa ufficiale. In realtà, a problema si aggiunge problema”.

Carte bloccate, tensioni Vaticano-Bankitalia. Articolo di Valentina Conte e Orazio La Rocca:

“Sconcerto, sorpresa e lamentele. In Vaticano non è per niente piaciuto l’improvviso blocco dell’uso di bancomat e carte di credito negli esercizi commerciali – Musei compresi – deciso a partire dal primo gennaio 2013 all’interno della mura pontificie. Oltretevere nessuno sapeva nulla, almeno fino a quando, martedì scorso, all’apertura degli uffici dopo la pausa festiva di Capodanno è stata diffusa via mail la nota con cui i dipendenti (anche se non tutti) venivano informati dell’interruzione del servizio, ad eccezione delle carte emesse dallo Ior, la banca vaticana. «Non sappiamo nulla, nessuno ci ha avvertito e non riusciamo a capire nemmeno il perché sia stato preso un provvedimento tanto drastico», ripetono quasi in coro le amministrazioni più importanti, come l’Apsa (patrimonio), i Musei, i Pontifici consigli. Ma tra i più delusi e contraddetti sono apparsi i dirigenti della Ragioneria dello Stato, caduti letteralmente dalle nuvole. Un autentico giallo, perché una delle due note emesse sul blocco delle carte recava proprio la firma della Ragioneria. Eppure nessuno lì è stato in grado di fornire spiegazioni plausibili né indicare quando sarà ripristinato il servizio, usato ogni giorno in Vaticano non solo dai circa 2 mila dipendenti, ma dalle migliaia di pellegrini e turisti che varcano le mura per visitare la basilica, la Cappella Sistina e i Musei. Per non parlare di quanti vanno a fare la spesa o si recano in farmacia”.

La nostra salute e la profezia. Articolo di Michele Bocci:
“«Assumi un ruolo più attivo nella gestione della tua salute»: usa questa frase il sito 23andMe per invitare i clienti a richiedere il kit per prelevare da soli con un tampone un po’ di saliva da spedire ai laboratori della compagnia, la cui ceo è Anne Wojcicki. Si tratta della moglie del co-fondatore di Google, Sergey Brin, che grazie ai test ha scoperto di avere l’80% di rischio di sviluppare il Parkinson. «Credo che arriveremo a un punto in cui a tutti sarà fatto il genotipo completo dalla nascita», ha detto al Time Wojcicki. Non è l’unica a immaginare un mondo in cui la sequenza del nostro Dna sarà contenuta in un chip, sempre a disposizione dentro il portafoglio. Intanto cresce a ritmo forzato il numero di corrieri che anche dall’Italia partono verso i laboratori di 23andMe e di altre multinazionali, facilmente individuabili in Rete, con campioni da analizzare. I risultati arrivano nel giro di un paio settimane, sullo schermo del computer. Senza filtro, senza medici di mezzo”.
Rai e Pd, è scontro su Monti. La Stampa: “Niente invito a Domenica in. Il premier: silenziate i conservatori. Bersani: ci rispetti”.
Il cambio di marcia del professore. Editoriale di Gian Enrico Rusconi:
“Monti ha una gran fretta e soprattutto una gran voglia di polemizzare. Ha imparato perfettamente la lezione della comunicazione mediatica: non c’è nulla di «moderato» nella sua strategia comunicativa. Al contrario, è piuttosto pungente. Nel migliore dei casi è temperata dall’ironia, ma questa non funziona sempre . Se poi si crea l’impressione di «tutti contro Monti» e viceversa, l’effetto potrebbe essere controproducente per l’interessato. Dopo aver preso in contropiede i suoi grandi mentori, che lo invitavano a mettersi pazientemente «a disposizione della Repubblica», il professore si è buttato nella mischia in prima persona per realizzare la seconda fase del suo governo («ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro e insieme la spesa pubblica»; «l’obiettivo d’ora in poi sarà la crescita») . Per fare questo esige una «maggioranza larga» che prenda il posto della «maggioranza strana» del suo precedente governo tecnico. Ma deve essere una maggioranza docile, di supporto parlamentare”.
Il boom delle liste personali Nel prossimo Parlamento si può arrivare a venti partiti. Articolo di Mattia Feltri:
“Bei tempi quando c’era l’arco costituzionale, ed elencare i partiti da destra a sinistra, o viceversa, era facilissimo. Msi, Pli, Pri… Anche nella sedicente Seconda repubblica se ne veniva fuori senza fatica. An, Forza Italia, Lega e così via. L’ultima volta, dopo le elezioni del 2008, l’esercizio era persino elementare poiché la nascita del Pd veltroniano a vocazione maggioritaria aveva obbligato il centrodestra alla lista unica, e la legislatura partì con cinque soli gruppi: il Pdl, la Lega, l’Mpa di Raffaele Lombardo, l’Udc di Pier Ferdinando Casini e il Pd da cui, con astuzia contadina e grossolana, si sarebbe prestissimo staccata l’Idv di Antonio Di Pietro”.
Il Fatto Quotidiano: “Monti e B. sequestrano le Tv”. L’era glaciale. Editoriale di Marco Travaglio:
“Sono vent’anni che alcuni noti paraculi detti “terzisti” ci spiegano come la televisione non sposti voti. Naturalmente lo sanno benissimo che li sposta eccome, tant’è che i politici fanno a gara per andarci, possedendola o almeno controllandola. Ma i terzisti non vogliono prender posizione per non inimicarsi nessuno, e insistono con la favoletta che la tv non conta. Ancora a luglio Pigi Battista scriveva sul Pompiere che “il controllo della Rai, nella Seconda Repubblica, non ha portato ai partiti nemmeno un voto”, con buona pace degli “ossessionati del ‘ decide tutto la tv’… un minimo di aderenza ai fatti dimostra che il controllo più o meno soffocante della Rai non ha mai favorito il partito dei controllori”. Ora potrebbe spiegarlo al professor Monti e al cavalier Berlusconi, cioè al nuovo padrone della Rai e al vecchio padrone di Mediaset, che da giorni bivaccano da una rete all’altra in ogni programma a ogni ora del giorno e della notte, con relative piaghe da decubito. Presto l’uno farà capolino dietro i cirri e i nembi del meteo l’altro, per non esser da meno, sbucherà dal segnale orario”.
Il Giornale: “Il razzismo di Monti”. Il gigante Brunetta- Editoriale di Alessandro Sallusti:
Due episodi di allarmante razzismo ieri in Ita­lia. Il primo a Busto Arsizio, dove tifosi della Pro Patria hanno intonato cori razzisti con­tro i giocatori di colore del Milan. Il secon­do, molto più grave,su Rai Uno,dove Monti ha ironizza­to­sull’altezza fisica dell’ex ministro Brunetta e ha chie­sto di silenziare le ali radicali del Pd. Monti si svela così peggio di un razzista da stadio. Gli uomini etichettati e messi al bando in base al colore, ai requisiti fisici, alle idee. I termini usati dal premier: «statura» e «silenzia­re » ricordano le peggiori dittature, una tecnica di sele­zione della razza che Monti ha probabilmente affinato nella sua lunga e personalmente proficua frequenta­zione con Angela Merkel e le sue ambizioni egemoni­che di tragica memoria in quanto a purezza e perfezio­ne fisica. Ecco chi hanno pensato di sostenere i vescovi italiani, ecco chi dovrebbero votare i cattolici: un professore che va in chiesa la domenica e che in settimana divide le persone tra alti e bassi, con dichiarato disprezzo per i se­condi, evidentemente non fisicamente all’altezza del ruolo”.