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Rai, le società esterne pagate. Fico: “Salviamola dal buco nero degli sperperi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Agosto 2014 11:48 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2014 11:48
Rai, le società esterne pagate. Fico: "Salviamola dal buco nero degli sperperi"

La Rai

ROMA – Quasi 2 miliardi di euro l’anno che finiscono in una serie di scatole cinesi e di società che portano cognomi noti.

È il pianeta della Rai degli appalti, dove alle risorse interne si preferiscono quelle esterne all’azienda. È così che negli ultimi anni ha funzionato, è così che accade ancora oggi. 648 milioni di euro per beni e servizi, 292 milioni per le fiction, 237 per il cinema, 233 per i programmi e 116 per i film.

Scrive Il Fatto Quotidiano:

Un mare magnum dentro al quale è difficile trarre delle conclusioni. Tre sono sostanzialmente le società che fanno riferimento a Rai Fiction e che incassano dall’azienda pubblica oltre 200 milioni di euro ogni anno. Si tratta della Lux Vide fondata da Ettore Bernabei, ex direttore generale della Rai e ora presieduta dalla figlia Matilde, la Fremantle Media, guidata da Lorenzo Mieli, figlio dell’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo e della Publispei, fondata da Gianni Ravera e gestita da Veridiana Bixio.
E ancora, tra i fornitori dell’azienda pubblica c’è pure Dino Vitola, cioè colui che fu coinvolto dalle polemiche qualche tempo fa perché durante il suo Canzoni e Sfide, al teatro Politeama di Catanzaro, in sala c’era il camorrista Gaetano Marino (poi ammazzato) che ascoltava la figlia cantare.

Qualcosa come 2 miliardi per gli appalti, 244,6 milioni che l’azienda ha perso nel 2012. Con oltre diecimila stipendi da pagare ogni mese tra tecnici, giornalisti, impiegati e conduttori. Fabio Fazio non è l’unica star a essere pagata fior di milioni (5,4 milioni per il conduttore di Savona). Tutta la batteria di presentatori ha stipendi di tutto rispetto, quasi sempre milionari e decisi più dagli agenti che non dall’azienda. Non è un mistero che in Rai Lucio Presta (Paola Perego, Roberto Benigni e Paolo Bonolis, ora a Medisaset, sono le punte di diamante) o Beppe Caschetto (Enrico Bertolino, Fabio Fazio) siano potenti quanto, se non di più, di un direttore di rete.

L’articolo sugli appalti della Rai è completato da una intervista, condotta da Luca De Carolis, a Roberto Fico, del M5S di Beppe Grillo e presidente della Comissione parlamentare di vigilanza sulla Rai.

In un video lei sostiene: “Uno dei successi della Vigilanza è l’aver fermato la trattativa della Rai con Cl per l’esclusiva sul Meeting di Rimini”.
Abbiamo risparmiato 750 mila euro di soldi pubblici. Di questa vicenda avevo letto proprio sul Fatto: la Rai voleva dare 250 mila euro all’anno a Cl per un triennio di esclusiva sulla manifestazione. Assurdo. Nel dicembre scorso ho presentato un quesito ai vertici dell’azienda, di fatto un’interrogazione, per sapere se davvero si lavorasse a un accordo del genere. Dopo un lungo tira e molla mi hanno scritto spiegandomi che la trattativa era saltata, perché non la ritenevano più conveniente.

Uno spreco evitato.
Siamo intervenuti in diversi casi. Mesi fa stavano presentando emendamenti in Senato per aumentare il canone Rai, così da dare soldi alle tv regionali private. Siamo riusciti a farli ritirare.

Ma il cuore del problema è un altro…
Il primo nodo che ha affrontato la commissione è quello degli appalti esterni, un giro d’affari da un miliardo e 300 milioni. La grande difficoltà è stata quella di acquisire tutte le informazioni e tutti i dati. Ci sono situazioni ancora aperte dopo oltre un anno.

Quindi ottenere le cifre non è facile.
Per nulla, all’inizio la Rai è stata molto reticente. Ma con il tempo abbiamo ottenuto informazioni che la commissione non aveva mai avuto prima.

Qualche esempio?
Abbiamo avuto i dati sulle fasce di stipendio dei dirigenti, sia giornalisti che amministrativi. E abbiamo ottenuto la lista dei fornitori della Rai, iscritti a un elenco dopo aver superato un’istruttoria.

Quanto valgono gli stipendi?
Pesano. Ma di sicuro non quanto gli appalti esterni o le funzioni affidate a persone fuori dall’azienda. Ogni tre anni il nuovo dg nomina dirigenti in ruoli apicali, tutti a tempo indeterminato. E così abbiamo il paradosso che il dg, essendo a scadenza, se ne va, ma i “suoi uomini” restano. Aggiungendosi agli altri già nominati.

Non si potrebbero imporre nomine a tempo?
Assolutamente d’accordo, io ne ho parlato più volte. Ma lo deve decidere il Parlamento, con una legge.

Servirebbe una norma da spending review.
Eccome. Ma per ora l’hanno fatta solo a danno della Rai, togliendole 150 milioni ricavati dal canone per coprire parte del decreto Irpef sugli 80 euro.

Torniamo alla lotta per le informazioni. Cos’è che proprio non riuscite a sapere?
Ho chiesto al dg Gubitosi e alla presidente Tarantola la lista delle aziende che intrattengono rapporti con la Rai, e il costo totale degli appalti concessi con bandi pubblici negli ultimi cinque anni.

Quando le risponderanno?
Hanno risposto, ma in modo non esauriente. Ne riparleremo dal 1° settembre.

Quanto pesa la lottizzazione nella Rai del 2014?
È diventata un sistema culturale. Non è neanche più un problema di partiti (…)