Rai, Modello Eni: ad scelto dal governo. Alberto Gentili, Messaggero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Marzo 2015 14:30 | Ultimo aggiornamento: 10 Marzo 2015 14:30
Rai, Modello Eni: ad scelto dal governo. Alberto Gentili, Messaggero

Rai, Modello Eni: ad scelto dal governo. Alberto Gentili, Messaggero

ROMA – “L’obiettivo del premier sulla riforma della Rai – scrive Alberto Gentili del Messaggero – che oggi pomeriggio riunirà un vertice con il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli, il braccio destro Luca Lotti, il capogruppo del Pd in Vigilanza Vinicio Peluffo e la responsabile comunicazione del partito Lorenza Bonaccorsi in vista del Consiglio dei ministri chiamato giovedì a discutere della riforma, è quello di dare piena autonomia al futuro amministratore delegato, liberandolo dalla continua e quotidiana commistione tra la gestione aziendale e le pressioni politiche, imposta da un Cda espressione dei partiti”.

L’articolo di Alberto Gentili: (…) Sul tavolo di Renzi, nei giorni scorsi, è arrivato il dossier preparato da Giacomelli, Peluffo, Bonaccorsi e Michele Anzaldi. Poche pagine in cui si dice che non è necessario un decreto legge: «Si può approvare la riforma entro luglio, prima che scada l’attuale presidente Tarantola». E dove si suggeriscono tre ipotesi. La prima sarebbe di semplice “manutenzione” dell’attuale governance, portando da 9 a 5 i membri del Cda e trasformando il direttore generale in amministratore delegato, ricorrendo al decreto Monti che permette il taglio dei componenti delle partecipate pubbliche. Ma i consiglieri sarebbero ancora nominati dal Parlamento.
La seconda ipotesi è quella considerata «migliore». E sarebbe il varo di una fondazione pubblica, cui verrebbe trasferita la proprietà e il controllo sulla Rai. «Ma i tempi tecnici», dicono a palazzo Chigi, «sono troppo lunghi, ci vorrebbero almeno sei mesi e non è possibile aspettare tanto».
La terza e ultima ipotesi a questo punto diventa la più probabile. E’ quella chiamata «duale». Con un consiglio di sorveglianza che nomina un comitato di gestione di cinque membri, il cui presidente sarebbe l’amministratore delegato scelto dal governo. E in queste ore a palazzo Chigi si chiedono se il consiglio di sorveglianza debba essere scelto dalla Vigilanza, oppure dal Parlamento in seduta comune (come accade per il Csm e la Consulta) o, ancora, dai presidenti di Camera e Senato su indicazione di «varie istituzioni autonome dalla politica».