Rai, pensionati nel Cda: possono lavorare non più di un anno e gratis

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 agosto 2015 9:22 | Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2015 9:22
Rai, pensionati nel Cda: possono lavorare non più di un anno e gratis

Rai, pensionati nel Cda: possono lavorare non più di un anno e gratis

ROMA – “Dalla Rai dei professori alla Rai dei pensionati”: inizia così l’articolo di Claudio Marincola sul Messaggero dedicato all’età di alcuni consiglieri della televisione pubblica appena eletti.

Consiglieri come Carlo Freccero, Arturo Diaconale, Guelfo Guelfi e Giancarlo Mazzucca sono infatti ormai in pensione, ed in base alla riforma Madia sulla pubblica amministrazione non possono lavorare in un’azienda partecipata dallo Stato se non gratuitamente e per non più di un anno.

Marincola fa notare anche che esisterebbe un “nodo quote-rosa”, che dovrebbero raggiungere il 30% ma che la Rai non sarebbe tenuta a rispettare non si bene perché”.

Ecco cosa scrive il cronista del Messaggero:

“Salta tutto? Molto improbabile. Ma a rischiare la decadenza sarebbero 4 consiglieri su 7. Cioè tutto da rifare. L’allarme lo ha lanciato il sito dell’Unità citando la legge 114/2014 che ha introdotto nuove disposizioni «in materia di incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza» e vieta a un lavoratore in pensione di assumere incarichi nelle società controllate dallo Stato. Per trovare una via d’uscita si sono mobilitate le teste pensanti di viale Mazzini, del ministero dell’Economia, e i consiglieri di Renzi. É stato allora che qualcuno ha suggerito una e via d’uscita: essere membro di un cda non equivale di fatto ad un incarico direttivo. Dunque via libera, fermo restando l’obbligo di lavorare gratis et amore Dei.

A qualcuno dei neo consiglieri il sorriso per la nomina appena incassata è scomparso da un istante all’altro. Il compenso previsto per ricopre la carica è di circa 66 mila euro lordi. Che non sono tantissimi, specie se comparati agli stipendi di un’azienda che conta ben 46 direttori e 262 dirigenti, ma non certo da buttare via, anzi.

La minoranza dem che ha il dente avvelenato per la bocciatura di de Bortoli ha gettato altro veleno. E ha sparato a zero: «La norma appena approvata nella riforma della pubblica amministrazione parla chiaro – è insorto Federico Fornaro, membro della commissione di Vigilanza Rai – secondo la legge l’incarico non prorogabile, nè rinnovabile ed è comunque consentito a solo titolo gratuito. Se verrà confermato – continua Fornaro – che quattro dei sette eletti nel cda Rai sono attualmente in pensione ci troveremo di fronte, nel fatti, ad un consiglio provvisorio».

Sulla vicenda è dovuto intervenire personalmente Renzi: «La norma permette di entrare, si discute se abbiano diritto ad avere lo stipendio. Per la Rai mi auguro di no,per queste persone mi auguro di sì ma è un non problema». Sarà. Ma ad Arturo Diaconale, direttore dell’Opinione, scelto dal centrodestra, l’idea di lavorare per la gloria lo convince poco. «Sarebbe possibile se ci fosse compatibilità per le altre attività che svolgo. Potrei anche fare il consigliere per puro divertimento ma sarebbe una cosa bizzarra, è la Costituzione che impone la retribuzione a chi svolge un’attività».

(…) Come se ne esce? Una soluzione sarebbe non considerare la Rai un’azienda pubblica. Ci hanno già provato quando si è trattato di introdurre il tetto dei 240 mila euro introdotto dal governo Rai. Quando il dg Gubitosi lo mise in pratica 42 dirigenti fecero ricorso sostenendo che avendo emesso dei bond l’azienda venisse assimilata alle quotate in borsa. E dunque fuori dal tetto. Ma il ricorso è stato rigettato dall’Avvocatura dello Stato.

Pecunia non olet, dicevano i latini. E a pensarla così sono infatti più o meno tutti i neo consiglieri. Fa eccezione Carlo Freccero, in quota grillini-Sel. Dice: «Pur di fare un dispetto a Renzi lavorerei anche in catene». E chiude: «Sono pronto al sacrificio, anche frustato oltre che gratis».