Rai, piano Tg: ok condizionato a Luigi Gubitosi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 febbraio 2015 11:50 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2015 11:51
Piano Rai, ok condizionato a Luigi Gubitosi

Luigi Gubitosi (LaPresse)

ROMA – Via libera della Commissione di Vigilanza alla risoluzione sull’offerta informativa Rai. Gli emendamenti all’ultima bozza presentata dal relatore Pino Pisicchio sono stati ritirati. Ora il direttore generale Luigi Gubitosi, con le integrazioni chieste dalla bicamerale, potrà andare avanti con il piano sui telegiornali. Il testo, frutto di una mediazione tra i vari gruppi, è stato votato all’unanimità. Il Pd ha deciso di non presentare emendamenti, mentre Forza Italia, con Maurizio Gasparri, ha ritirato i propri “nel presupposto che l’autonomia delle testate venga garantita”. “Deve essere chiaro – ha spiegato il parlamentare – che non stiamo votando la soppressione delle testate”.

Come scrive Aldo Fontanarosa su Repubblica,

Gubitosi, il dg Rai, rispetta la risoluzione, anche perché plebiscitaria. Ma la versione votata (la “bozza 15”, relatore Pino Pisicchio, Gruppo Misto) gli lascia — pensa — uno spazio per andare avanti. Ed è quello che vuole fare. Anzi, che sta già facendo. «Abbiamo comprato un nuovo sistema editoriale — racconta Gubitosi — che permetterà a Rai News 24, Rai Sport e Rai Parlamento di dialogare con le altre testate. Tutte le nostre redazioni, dunque, parleranno presto un solo linguaggio. E non credo possano vivere di vita separata giornalisti ormai uniti nelle tecnologie ». Resta poi convocata la seduta del Cda del 19 febbraio, che ha all’ordine del giorno l’esame della riforma news. Nessun rinvio o ripensamento.

Certo la tv di Stato sa che deve concedere qualcosa e studia le 17 richieste di modifica contenute nella risoluzione di ieri («ineludibili», scandisce il relatore Pisicchio). Ecco che cosa può succedere. Una volta varata la riforma Gubitosi, Tg1 Tg2 e Rai Parlamento avranno una sola redazione Interni per seguire la politica (oggi le redazioni Interni sono 3). Mentre si realizza questa fusione, Viale Mazzini conserverà tutti i marchi (per cui il telespettatore vedrà ancora Tg1 Tg2 e Rai Parlamento sullo schermo). Soprattutto scatterà il divieto per i conduttori del Tg1 di “leggere” il Tg2, e viceversa. Dunque, l’identità editoriale delle testate, cui tiene la Vigilanza, sarà assicurata dalla sopravvivenza dei marchi e dal vincolo sui conduttori.

Claudio Marincola sul Messaggero spiega come

Tg1, Tg2 e Tg3 continueranno a esserci, ognuno con la propria vocazione, la propria icona, la propria identità. Il resto però cambierà con l’obiettivo di modernizzare l’informazione, attivare sinergie, realizzare risparmi. Tradotto vuol dire stop a sprechi, doppioni e alla cosiddetta «moltiplicazione dei microfoni», tipo Brisbane, 5 troupe e 5 inviati a seguire il G20 in Australia. Troppe anche le 21 edizioni quotidiane dei tg, scenderanno di un buon 30 per cento. Dinanzi a questa prospettiva i giornalisti di Saxa Rubra temono un ridimensionamento. Il sindacato interno dei giornalisti, l’Usigrai si prepara a contrastare il progetto e pone l’accento sulla «qualità e la pluralità del servizio pubblico».

Le linee guida della nuova organizzazione, due newsroom, una per Tg1,Tg2 e Rai Parlamento, l’altra per Tg3, Tgr e Rainews 2, hanno già il ”visto si approvi“ del Cda. La strada insomma è in discesa. Prima però Gubitosi dovrà tornare a San Macuto per rispondere alle domande della Vigilanza che lo ha convocato. Non sono previsti altri passaggi. Ma l’azienda guidata dal presidente Anna Maria Tarantola dovrà «compiutamente» informare la commissione. «Nella risoluzione si chiedono procedure trasparenti per la nomina dei direttori delle testate, la pubblicazione sul sito dell’azienda di un avviso pubblico.