Rai renziana: Bernabè & De Siervo. E Gubitosi licenzia l’ex dg Lei

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Giugno 2015 11:58 | Ultimo aggiornamento: 12 Giugno 2015 11:58
L'articolo di Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano

L’articolo di Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano

ROMA – La riforma della Rai è ferma in commissione al Senato. Ma c’è già l’accordo politico, scrive Carlo Tecce, con Forza Italia e il governo. E  con la nuova veste di amministratore delegato prevista con la riforma o con la vecchia pettorina di direttore generale, Palazzo Chigi corteggia Bernabè.

“E poi c’è la Rai – scrive Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano – Quella solita poltiglia che fomenta la politica e spaventa Matteo Renzi. Il fiorentino l’ha infilata a Palazzo Madama, commissione Trasporti (esatto, Trasporti), dove langue un disegno di legge”.

L’articolo di Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano: Renzi simula distacco, allunga le scadenze, ma già ragiona sui nomi. Interpella consulenti, collaboratori e Marco Carrai per i nomi. Il più ricorrente: Franco Bernabè, banchiere, boiardo di Stato e dirigente privato, ultima fermata a Telecom. Per garantire su Berbabè non occorre Carrai, ma la buona parola è sempre gradita in quest’ambiente che mescola denaro e relazioni per fabbricare potere. E la famiglia Bernabè da tempo rumina affari con Carrai.

Per la riforma c’è l’accordo politico fra maggioranza e un brandello di opposizione; di recente il sottosegretario Antonello Giacomelli ha incontrato il capogruppo forzista Paolo Romani. Entro un paio di settimane, il testo sbarca in aula. Quisquilie. Con la nuova veste di amministratore delegato prevista con la riforma o con la vecchia pettorina di direttore generale, Palazzo Chigi corteggia Bernabè. Che poi non c’è tanto da corteggiare: all’ex capo di Eni la destinazione piace molto, in assenza di alternative o di un ennesimo ritorno in Telecom.

Il governo l’ha già inserito in coppia con l’altro fiorentino, dipendente di Viale Mazzini dal ‘99, Luigi De Siervo. Il cognome rimanda al papà, ex presidente in Consulta; l’anagrafe appunto a Firenze, a un’antica frequentazione con Matteo. De Siervo fa l’ad di Rai Com e presiede Adrai, l’influente associazione dei dirigenti Rai. La narrazione renziana non consente di incoronare con spregio del conflitto d’interessi (e di amicizia) il giovane De Siervo al vertice, ma può ambire a un luogo di rilievo più defilato, meno appariscente: può entrare in Consiglio di amministrazione in quota “interna” e soprattutto – così prevede lo schema – diventare direttore generale, una figura che resiste pure con la riforma di Renzi, indicata dal Cda e legata all’ad Bernabè (…).