Rai, riforma Gubitosi: due sole redazioni Tg, direttori assunti per concorso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 febbraio 2015 15:32 | Ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2015 15:32
Rai, riforma Gubitosi: due sole redazioni Tg, direttori assunti per concorso

La sede Rai di Viale Mazzini (LaPresse)

ROMA – Due redazioni giornalistiche invece di sei (Tg1, Tg2 più Tg Parlamento e Tg3, RaiNews più Tgr); direttori dei telegiornali, capiredattori e redattori nominati con concorso in base ai curriculum: queste le principali novità nella riforma dell’informazione Rai voluta dal direttore generale (in scadenza a maggio) Carlo Gubitosi. Un piano approvato con cinque voti favorevoli e tre contrari dal Consiglio d’amministrazione Rai.

Un’idea di riforma che ora dovrà passare al vaglio della Commissione di Vigilanza Rai (che a sua volta ha presentato una proposta in 17 punti) e che dovrà sopravvivere nel nuovo corso renziano che partirà da maggio. Spiega Aldo Fontanarosa su Repubblica:

Diventare direttore delle news della Rai per concorso, o quasi […] Il vertice di Viale Mazzini segnalerà i “posti vacanti” nelle testate, anche i più prestigiosi, in un sito creato ad hoc. E giornalisti interni ed esterni potranno inviare il curriculum, la loro candidatura. […] Il merito dell’innovazione è soprattutto dei parlamentari della Commissione che vigila sulla tv di Stato. I quali l’hanno suggerita nella loro delibera del 12 febbraio. Va anche detto che la Rai ha già adottato questo modello di selezione per i capiredattori di 5 sedi regionali, tra cui Trento e Firenze.

Ora la logica delle selezioni pubbliche si allarga alle redazioni nazionali, che diventeranno soltanto due. La prima newsroom unirà il Tg1, il Tg2 e Rai Parlamento mentre la seconda il Tg3, il canale di sole notizie RaiNews 24 e la testata regionale Tgr.

Il piano del direttore generale Gubitosi conferma, come già nelle sue versioni provvisorie, che tutti i marchi resteranno in campo. In pratica, il telespettatore a casa continuerà a vedere i notiziari del Tg1 (sulla prima rete) o del Tg3, sulla terza. Ma dietro le quinte le novità saranno importanti. Tg1, Tg2 e Rai Parlamento – che diventeranno una sola entità – non avranno più tre redazioni per seguire la politica, la cronaca o gli esteri. In campo ci sarà una redazione unica per la politica, una sola per la cronaca, e così via.

Per evitare un deficit di informazione, la tv di Stato darà più mezzi e benzina al suo canale di sole notizie (Rai News 24), che si arricchirà di telegiornali locali (diversi in ogni regione italiana). Per dare vita a questo mix di informazione nazionale e regionale, Rai News 24 dovrà trasferirsi su un’altra delle reti di ripetitori di Viale Mazzini (che dovrà essere “segmentata”). Anche questa valorizzazione delle news locali e regionali è stata chiesta dalla Commissione di Vigilanza Rai. Novità e tagli infine sul fronte delle poltrone. Negli attuali tg ci sono 32 vice-direttori (di cui 29 attivi, nominati). Si ridurranno a 12.

Ma la Vigilanza preme anche perché il nuovo assetto dei tg non comprometta il valore supremo del pluralismo delle idee. A questo proposito, i consiglieri della televisione di Stato hanno ricevuto un formale parere del direttore dell’Ufficio Legale della Rai, Salvatore Lo Giudice (di cui sono in possesso anche svariati parlamentari). Il parere dà un pieno via libera al piano Gubitosi che non comprime – sostiene – la ricchezza dell’offerta informativa.

Lo Giudice si muove sulla linea della sentenza 03897 del Consiglio di Stato che, tra le righe, l’anno scorso, ha demolito l’assetto attuale delle news. Ha scritto la sentenza, e ripete adesso il parere, che il pluralismo non significa dare voce ai cattolici sul Tg1, ai conservatori sul Tg2 e ai progressisti sul Tg3. Una visione virtuosa richiede a tutte le testate di rappresentare ogni posizione politica e culturale. E Lo Giudice spiega anche che la riforma delle news, 70 milioni di risparmi, rientra tra le decisioni urgenti.

Sulla riforma cala però il “veto” dell’Usigrai: «Una riforma per non cambiare», la definisce il sindacato, perché «non interviene su elementi chiave come l’informazione di rete, la presenza sul territorio e sul web».
Se Viale Mazzini tenta la strada dell’auto-riforma, anche la politica si muove. Il premier Renzi lavora ventre a terra alle nuove regole per la Rai e il sistema tv, e intanto guarda a Grillo: «È una persona che ascolterei volentieri su questo tema, lui che è stato allontanato dalle reti pubbliche», nella sua precedente vita di comico. In mattinata, Grillo si era espresso per una riforma della tv di Stato in termini non così lontani da quelli cui pensa il mondo renziano.