Rassegna stampa. Monti, battaglia sullo scudo. Accordo tra Bersani e Vendola

Pubblicato il 2 agosto 2012 9:22 | Ultimo aggiornamento: 2 agosto 2012 9:28
Corriere_2-8-12

Il Corriere della Sera 2-8-12

Monti: potrà servirci lo scudo. Il Corriere della Sera: “Misura anti-spread se i mercati non capiranno i nostri sforzi”. Il premier Monti: all’Italia potrebbe servire lo scudo anti-spread perché i mercati “comprendono con lentezza sforzi e risultati raggiunti”. Fondo salva Stati: duello con Berlino. Oggi le scelte della Bce. I paletti della Bundesbank.

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Ma la Germania alza i paletti “La linea del rigore non cambia”. L’articolo a firma dell’inviato a Berlino Giovanni Stringa:

“Una licenza bancaria per l’Esm non fa assolutamente parte dei nostri progetti”. Assolutamente. La frase è del portavoce del governo tedesco. Quindi di tutta la stanza dei bottoni berlinese, Angela Merkel inclusa. Nelle stesse ore, invece, dalla bocca di Mario Monti uscivano ben altre parole. “Credo che dare la licenza bancaria all’Esm aiuterebbe — ha detto il premier — e credo che questo, a tempo debito, succederà”.

Se Madrid non riesce a ripartire. L’analisi del corrispondente da Madrid Andrea Nicastro:

“La Spagna che oggi riceve Mario Monti è un Paese che arranca. Taglia e tassa, ma non riesce a rialzarsi. Nei primi sei mesi dell’anno il regno ha già speso più di quanto avrebbe dovuto in tutto il 2012 raggiungendo un deficit del 4,04%. Colpa soprattutto di recessione e spread che, da solo, ha fatto salire di 3 miliardi il costo del debito (+32%). Il governo sostiene di poter rientrare nel limite concordato del 4%, ma se continua la crisi, i sacrifici non basteranno.”

Scudo anti-spread o salvataggio, due strade per sostenere gli Stati. L’articolo dell’inviato a Berlino Giovanni Stringa:

“A settembre dovrebbe arrivare il nuovo fondo salva Stati: l’Esm (European Stability Mechanism). Il condizionale è d’obbligo, visto che manca ancora l’ok del finanziatore più importante — la Germania — dove è atteso, appunto per settembre, il via libera (o lo stop) definitivo della Corte Costituzionale di Karlsruhe. Subito da quest’anno il nuovo fondo dovrebbe avere in pancia 200 miliardi e a regime fino a un massimo di 700 miliardi. In realtà, la dotazione potrebbe salire ancora, potenzialmente in modo illimitato, se si dotasse l’Esm di licenza bancaria. Su questo, però, le opinioni divergono non poco, e l’opposizione di Paesi come la Germania (e quelli del “fronte del Nord”) è forte e decisa.”

Un’alleanza sottovoce. L’editoriale di Antonio Polito:

“Affabulazioni a parte, sembra però ormai chiaro quale è lo schema di gioco di questa parte politica che ormai apertamente, e incurante dell’infausto precedente del ’94, si definisce «progressista»: mettere insieme la più forte minoranza del Paese, profittando del vuoto che c’è a destra, e allearsi con i moderati dell’Udc dopo il voto, per fare una maggioranza parlamentare. Questo modulo a due punte dei progressisti ha il vantaggio non indifferente di introdurre un elemento di chiarezza: la terza punta, che appariva nella foto di Vasto, è stata tagliata via. Di Pietro non farà parte della squadra perché di fatto ne ha già scelta un’altra, quella dell’opposizione antisistema. Gli interessano più i proclami di Grillo che i programmi di governo. Comparando Napolitano e Monti a Berlusconi ha tagliato definitivamente i ponti col Pd, e se Vendola vuole stare con il Pd non può stare con Di Pietro. La speranza comune è di sostituirlo con la terza ruota di una «lista arancione», capitanata dai sindaci-pm de Magistris ed Emiliano, nel tentativo di attrarre i voti «puritani» della cosiddetta società civile e dare una copertura «morale» alla rottura con Tonino.”

Nel giro di pochissime ore, e con sole quattro mosse, Nichi Vendola definisce l’orizzonte di Sinistra e libertà. E anche quello suo personale. Oltre a ufficializzare il varo dell'”alleanza tra progressisti” che battezza — salvo poi derubricarla a una battuta — nel nome di “polo della speranza”.”

Vendola sceglie il Pd e critica Di Pietro: correrò alle primarie. L’articolo a firma di Tommaso Labate:

“Il tassello principale del «patto» viene apposto nel faccia a faccia mattutino col leader del Pd. Bersani, che nelle ultime settimane ha intensificato i contatti con Vendola, sa da giorni dell’intenzione di «Nichi» di candidarsi alle primarie per la premiership. E la mossa, soprattutto nella tempistica, è stata addirittura concordata. Infatti a Pier Luigi va bene così, visto che la sua priorità era aprire all’Udc e sciogliere ogni riserva sul varo dell’alleanza tra progressisti e moderati. Un’alleanza che, ormai, sembra non contemplare più Di Pietro.”

Bersani-Vendola, patto per il 2013. La Repubblica: “Accordo tra i due partiti sulla prossima legislatura. Il leader di Sel: “Mi candido alle primarie”. Ma la base insorge: no all’alleanza con l’Udc.”

Una svolta riformista. L’editoriale a firma di Miguel Gotor:

“Dall’incontro sono scaturite due novità importanti che segnano una decisa accelerazione del dibattito politico nel campo progressista. La prima è che Vendola non ha posto veti al disegno strategico di Bersani di lavorare a un patto di legislatura con forze liberali, moderate e di centro. Alla base di quest’idea è il convincimento che l’Italia non si governa con una logica frontista che vede opporre seccamente la destra alla sinistra, ma necessita di un impegno ulteriore teso a favorire l’amalgama tra diversi. Se guardiamo al passato della storia italiana, dobbiamo riconoscere che le stagioni migliori sul piano dello sviluppo e delle riforme, o nella capacità di reagire a sfide drammatiche come quella del terrorismo, sono coincise con i momenti in cui si è raggiunto un incontro tra forze distinte lungo l’asse tra moderati e riformisti.”

Prove d’intesa sulla legge elettorale Le imprese: riforma non più rinviabile. L’articolo a firma di Silvio Buzzanca:

“Le posizioni di principio restano: collegi e premio alla coalizione per il Pd: preferenze e premio al primo partito per il Pdl. Ma si sono fatti passi avanti sul piano del metodo. Anche perché Bianco dice di parlare come relatore, l’altro è Lucio Malan. Ma Luigi Zanda non fa mistero che dietro il senatore democratico ci sono Bersani e Migliavacca. «Siamo tornati a 15 giorni fa — dice Zanda — e quanto proposto da Bianco è il testo dell’accordo che avevano raggiunto Migliavacca e Verdini. Dunque c’è un cauto ottimismo. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli e ho già troppi avvicinamenti e allontanamenti».”

La scomunica di Di Pietro “Nichi tradisce il programma è fuori dal centrosinistra”. L’articolo a firma di Liana Milella:

“Lei presenta in Cassazione altri 4 referendum, ma Vendola la abbandona. Non è una brutta foto per l’Idv? «Noi siamo coerenti con gli impegni programmatici presi con partiti ed elettori e lo dimostriamo con i fatti. Con due quesiti a difesa delle fasce sociali più deboli e due per richiamare alle responsabilità i rappresentanti della casta. Sono quattro punti programmatici del centrosinistra, per cui se qualche partito, Sel compreso, dice che non ci si riconosce vuol dire che lui, e non certo noi, si è messo fuori dal centrosinistra». Qui a restare fuori siete voi… «Prendiamo atto che altri a parole dicono una cosa, ma con i fatti ne fanno un’altra. Certo è che i nostri referendum riguardano leggi votate anche dal Pd».”

Il Giornale_2-8-12

Il Giornale 2-8-12

Cresce il fronte no euro. Cosa cambia con la lira. Il Giornale: “Il Prof sfida Berlino: «Se lo spread non cala, ci servirà lo scudo». Ecco perché il ritorno alle monete nazionali non èpiù tabù. Il piano anti-crisi del Pdl: privatizzazioni e tasse giù di un punto all’anno.” L’articolo a firma di Claudio Borghi Aquilini:

“Il premio Nobel Krugman è ad­dirittura ossessivo, dalla sua tribu­na ospitata nelle colonne del New York Times , nell’evidenziare la stupidità delle scelte dei gover­nanti europei e del mito dell’«au­sterità espansiva ». Su queste pagi­ne viene citato ma per il dibattito politico italiano egli rimane so­stanzialmente uno sconosciuto, così come le conclusioni euroscet­tiche di u­n altro premio Nobel co­me Joseph Stiglitz. È di questa set­timana l’ennesimo articolo di Krugman che paragona l’Euro al calabrone, che in teoria non do­vrebbe volare ma che ha volato lo stesso grazie allo sfruttamento delle economie periferiche (gon­fiate dal denaro «facile» portato dall’Euro) da parte dell’industria della «virtuosa» Germania avvan­taggiata dall’assenza di cambi flessibili. Recente è lo studio di David Woo di Merrill Lynch che, sulla ba­se della teoria dei giochi, stabili­sce che per l’Italia sarebbe conve­niente uscire dall’Euro. Nulla. Si­lenzio.”

Gli italiani rimpiangono la lira sono stufi della moneta unica. L’articolo a firma di Andrea Cuomo:

“Un italiano su due è contra­rio al ritorno della lira. Quindi, se l’aritmetica non è un’opinione, l’altro italiano è, se non favorevo­le, almeno, diciamo così, non con­trario. Il trend registrato da Euro­media Research è piuttosto chiaro e segue l’andamento degli smotta­menti della nostra economia e di conseguenza delle nostre certez­ze: se nell’ottobre del 2011-quan­do il governo Berlusconi era anco­ra in sella – il 70,1 per cento degli italiani vedeva come il fumo negli occhi il ritorno di Michelangelo, Alessandro Volta e Maria Montes­sori nei nostri portafogli, oggi il da­to è sceso al 50,3, dopo aver tocca­to, a giugno 2012, addirittura il 47,1. Al contrario i favorevoli al ri­torno della nostra vecchia valuta sono passati nello stesso periodo dal 21,5 al 39,1, con un 10,6 di inde­cisi che magari non sono fan della lira ma certo nemmeno dell’euro.”

Vendola sceglie Casini, Di Pietro furioso. Il Fatto Quotidiano: “Il leader di Sel incontra Bersani e molla l’Idv, a cui solo un mese fa giurava amore eterno. Poi, subissato di critiche sul web, fa una mezza retromarcia. L’ex pm: Lui con l’Udc? Non ci voglio credere.”

Per conto terzi. L’editoriale di Marco Travaglio:

“Chi sarebbero i soggetti “terzi” da tutelare? Tutti i non indagati o solo le persone che non c’entrano nulla con vicende di cui si indaga, ma si ritrovano intercettate casualmente sul telefono della persona coinvolta e intercettata? La categoria dei “non indagati” è troppo vasta: comprende anche i “non ancora indagati”, cioè le persone coinvolte in una vicenda su cui si indaga, e magari intercettate (si possono intercettare anche i non indagati), sulle quali non gravano ancora sufficienti indizi per poterle indagare, ma magari alla fine delle intercettazioni si deciderà di indagarle proprio grazie alle prove raccolte dalle intercettazioni o da altre attività investigative in corso.”

Gazzetta_2-8-12

La Gazzetta dello Sport 2-8-12

Scontenti tutti. Respinto l’accordo, la Juve è furiosa. La Gazzetta dello Sport: “«Lo stop di 3 mesi non basta». Oggi si saprà se per il tecnico bianconero ci sarà un altro patteggiamento o se si andrà a processo. Siena -6, Torino -1. Il nerazzurro Ranocchia indagato per frode sportiva.”

Più buonsenso meno meno arroganza. L’analisi di Ruggiero Palombo:

“Partiamo dalla fine, che è meglio. E cioè dalla speranza che la notte porti consiglio. A tutti. E che i tre mesi di squalifica e 200mila euro di multa di Conte possano diventare quel qualcosina di più, buono per un ri-patteggiamento capace di chiudere al più presto e senza ulteriori scosse la vicenda. Non si avverte davvero la necessità, tra l’emozione delle fiorettiste e quelle del canoista superman, di nuove puntate di calcio avvelenato. Facciamone almeno una questione di rispetto nei confronti di Londra 2012.”

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO LEGGI L’ARTICOLO DI BLITZ QUOTIDIANO

Cascata d’oro. Molmenti danza tra le onde, Calimero ora è un fenomeno. Dall’inviato a Londra Massimo Oriani:

“Balletto perfetto Lo si è capito subito. Anche senza guardare il cronometro, a occhio nudo, si vedeva che l’azzurro era di un’altra categoria. Un balletto perfetto, che ha avuto idealmente come colonna sonora l’inno di Mameli, quello che ha poi ascoltato sul podio: «Volevo cantarlo meglio — aggiunge —. Vorrà dire che magari lo rifaccio tra 4 anni. Ora però voglio solo far festa bevendo tanto prosecco». Calimero non è più piccolo e nero. La bianca schiuma di Londra ha lavato via quel soprannome che gli avevano affibbiato perché «ero sempre abbronzato e con un casco più grande della testa». Quando ha tagliato il traguardo con un secondo e mezzo di margine sul ceco Hradilek, poi argento, dovevano ancora scendere il polacco Polaczyk e lo sloveno Kauzer, numero uno del ranking mondiale. Ma era solo questione di tempo. Daniele lo sapeva. Non avevano speranze. E quando lo sloveno toccava una palina prendendosi 2″ di penalità, era già tempo di festeggiare.”