“Reato abolito: porte aperte ai clandestini”, Fausto Carioti su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 gennaio 2014 9:06 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2014 9:07

Reato abolito: porte aperte ai clandestiniROMA – Martedì 21 gennaio è stato approvato in Aula il ddl pene alternative con l’emendamento che prevede la depenalizzazione dell’immigrazione e la trasformazione in illecito amministrativo. Bocciata la modifica della Lega Nord.

Scrive Fausto Carioti su Libero:

Se il ministro Cécile Kyenge, in cerca di una rivincita dopo l’atroce figura rimediata con le adozioni negate alle coppie italiane in Congo, dice che la norma approvata a palazzo Madama è «indice di civiltà e rispetto delle diversità», se la Cgil «valuta positivamente il voto del Senato che elimina il reato penale di clandestinità», se il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, assicura che quella di ieri è «un’ottima notizia per il nostro Paese», è chiaro che metà degli italiani ha ottimi motivi per preoccuparsi.

Di scarsa consolazione la consapevolezza che, viste le premesse, poteva andare peggio. In commissione Giustizia, a ottobre, un emendamento presentato dai grillini al disegno di legge sulla messa in prova dei detenuti era stato approvato con il parere favorevole del sottosegretario Cosimo Ferri, magistrato entrato nel governo in quota Pdl (confermando così, casomai ci fossero dubbi, una certa confusione nel centrodestra). Il testo votato allora aboliva tout court il reato di clandestinità, cancellava le stesse sanzioni pecunarie (rivelatesi «ineseguibili» perché «i migranti sono privi di qualsiasi bene», argomentava Ferri) e di fatto travolgeva l’intera Bossi-Fini, trasformando tutti i comportamenti illeciti in violazioni amministrative.

Il Pd contava di trasformare in legge questo stesso testo. Il disegno di legge votato ieri su proposta del governo, frutto di un braccio di ferro tra il Nuovo Centrodestra e il resto della coalizione, rimedia invece, almeno in parte, a questi errori. Rispetto allo scellerato testo della Commissione tutto viene riportato alla dimensione penale, tranne la violazione più importante, quella relativa al primo ingresso clandestino, che diventa illecito amministrativo, da sanzionare con l’espulsio – ne tramite provvedimento del prefetto o del questore. Questa norma non faceva parte del testo originario della Bossi-Fini (varata nell’an – no 2002), ma era stata introdotta col «pacchetto sicurezza » del 2009 e voluta da Roberto Maroni, all’epoca ministro dell’Interno.

Le altre violazioni – gli ingressi successivi, il mancato rispetto dell’obbligo di rimpatrio e dell’obbligo di presentarsi in questura etc – rimangono reati penali. Ciò permette di dire al Ncd che «la Bossi-Fini originaria resta integralmente confermata». Tanto basta, però, per consentire alla sinistra di esultare. E a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia di accusare il governo e il Ncd di essersi piegati alla sinistra. Difficile dare torto ai senatori forzisti del Veneto, quando dicono che trasformare il primo ingresso clandestino in un illecito amministrativo «danneggia fortemente non solo i cittadini italiani, ma anche i tanti immigrati regolari che vivono nel nostro territorio». Soprattutto, quanto accaduto ieri rischia di essere il colpo di grazia per una legge, quella per il controllo dell’im – migrazione, che non è mai stata applicata come si deve. Anche perché i primi a contrastarla sono stati proprio i magistrati. Oggi meno del 30% degli immigrati irregolari rintracciati viene espulso, e questo è dovuto anche agli effetti della sentenza della Corte Costituzionale del luglio 2004, che ha vietato l’allontanamento dal territorio nazionale dello straniero sul quale non ci sia stata una pronuncia del giudice riguardo al provvedimento restrittivo della libertà personale (…)