Rebus Tasi, tra bollettini fantasma, aumenti e aliquote

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Maggio 2015 9:00 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2015 9:01
Rebus Tasi, tra bollettini fantasma, aumenti e aliquote

Rebus Tasi, tra bollettini fantasma, aumenti e aliquote

ROMA – A 30 giorni dalla prima scadenza delle tasse sulla casa, 16 giugno, non ci sono certezze sulle aliquote del 2015, sui saldi e sui bollettini precompilati.

L’idea di una “local tax” che accorpi i tributi sugli immobili e semplifichi la vita agli italiani resta, ma è rinviata al prossimo anno. “L’impostazione sulla quale sto insistendo col ministero dell’Economia e con Palazzo Chigi è di arrivare entro luglio a una bozza di lavoro» ha dichiarato qualche giorno fa il sottosegretario Pier Paolo Baretta, in audizione alla bicamerale sul Federalismo fiscale. «Il problema – ha ammesso – è come la realizziamo”.

I problemi dei contribuenti intanto però sono altri, spiega Antonella Baccaro sul Corriere della Sera.

Prima di tutto come pagare. Se qualcuno aveva pensato di cavarsela aspettando a casa il bollettino precompilato del Comune, è meglio che si attrezzi. Questo obbligo da parte dei municipi non c’è. Lo ha chiarito definitivamente l’Ifel, la fondazione dell’Anci (Associazione dei Comuni), spiegando che solo «una lettura superficiale della legge di Stabilità 2014» ha portato a questo convincimento. Ma che «in realtà, non solo tale obbligo non emerge dalla normativa vigente, ma esso è nella pratica inattuabile». Questo perché non esiste «l’esatta conoscenza dei soggetti passivi» e perché «l’invio di modelli precompilati è incompatibile con la data di pagamento dell’acconto e confligge con la scadenza della dichiarazione Tasi, fissata dalla legge al 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento». Quindi cosa si doveva intendere nella legge di Stabilità con l’espressione «i Comuni assicurano la massima semplificazione degli adempimenti dei contribuenti rendendo disponibili i modelli di pagamento preventivamente compilati su loro richiesta, ovvero procedendo autonomamente all’invio degli stessi modelli»? L’Ifel risponde che la legge rinviava a uno o più decreti direttoriali «ad oggi ancora non emanati» il compito di stabilire le modalità di versamento della Tasi, anche prevedendo l’invio di modelli «preventivamente precompilati» da parte dei Comuni.
Niente decreti, niente bollettini. «I Comuni – sostiene Ifel – devono comunque assicurare servizi di assistenza al contribuente comprensivi della compilazione dei bollettini di pagamento, su richiesta del contribuente stesso». Quindi, alle perse, si può tentare di chiedere aiuto.

Neanche quest’anno saremo in grado di sapere, al momento del versamento dell’acconto entro il 16 giugno, quanto pagheremo a saldo tra Imu e Tasi, continua Antonella Baccaro.

Questo perché il termine per l’approvazione dei bilanci preventivi dei Comuni, su decisione della Conferenza Stato-Città, è slittato da fine marzo al 30 luglio. Quindi, se in teoria i Comuni avrebbero dovuto indicare l’aliquota per il 2015 entro il 23 maggio, cioè sabato prossimo, in realtà il fatto di poter presentare i bilanci a luglio, ha suggerito di non fissarne per ora alcuna. Come si paga allora la prima rata? Nel Comune che non abbia ancora deliberato l’aliquota per il 2015 la legge prevede, spiega sempre Ifel, che «il contribuente è in regola se versa l’acconto Imu e Tasi entro il 16 giugno 2015, sulla base delle aliquote e delle detrazioni stabilite dal Comune per il 2014 (e risultanti sul sito del ministero dell’Economia, dipartimento delle Finanze)». Salvo poi procedere ad eventuale conguaglio in sede di saldo nel caso di variazioni delle aliquote e delle detrazioni, che dovranno essere pubblicate sul sito Mef dai Comuni, entro il 28 ottobre 2015. La seconda rata si pagherà entro il 16 dicembre (…)

Infine, conclude Antonella Baccaro,

la recente sentenza della Corte costituzionale sulla rivalutazione delle pensioni ha messo il governo in una situazione di allarme sui conti pubblici che ha ricadute anche sui tributi locali. L’anno scorso il governo aveva «regalato» ai Comuni 625 milioni per consentire ai 1.800 Comuni che avevano già dato fondo al massimo delle aliquote di garantire detrazioni sulla prima abitazione. Milano, Napoli, Torino, Genova e Roma si sono aggiudicate l’anno scorso quasi un terzo della disponibilità totale (213 milioni). Milano ha fatto la parte del leone con 89,4 milioni ma anche Roma ne ha incassato 22,5. Al momento non c’è nessuna sicurezza che questo fondo statale venga replicato. Nella malaugurata ipotesi in cui non fosse rifinanziato, i cittadini di quei Comuni dovrebbero rinunciare alle detrazioni sulla prima casa. Salvo che non si trovino altre risorse.