Reddito di cittadinanza, è vecchio. Serena Gana Cavallo, Italia Oggi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 giugno 2015 8:57 | Ultimo aggiornamento: 8 giugno 2015 8:57
Reddito di cittadinanza, è vecchio. Serena Gana Cavallo, Italia Oggi

Reddito di cittadinanza, è vecchio. Serena Gana Cavallo, Italia Oggi

ROMA – “Non era molto difficile per chiunque, senza bisogno di sperimentati sondaggisti, che Lega e Movimento 5 stelle avrebbero avuto successo nella consultazione di domenica scorsa – scrive Serena Gana Cavallo di Italia Oggi – La Lega parla, sia pure con una certa rudezza, di temi che la gran parte dei cittadini, votanti e non votanti, sente ben contigui alla propria quotidiana esperienza, mentre i 5 stelle hanno un paio di bandiere, del tutto complementari ai temi leghisti (ma non lo ammetteranno mai) nella sensibilità comune, che trovano buon ascolto sia tra i giovani sia tra chi non ne può più dei cosiddetti «privilegi della casta» che vengono ormai vissuti come veri e propri latrocinii alla collettività”.

L’articolo di Serena Gana Cavallo: La domanda è se queste due forze portano argomenti nuovi e la risposta è che si tratta di temi antichi, con relative ricette mai o male applicate, rimasti irrisolti nei decenni per volontà politiche e scarsa sensibilizzazione della pubblica opinione, spesso addirittura irrisi dai cultori del politicamente corretto e della superiorità morale. Il mantra dei 5 stelle è il «reddito di cittadinanza» che in tutta Europa esiste, Grecia e Italia escluse, ed ha regole abbastanza semplici e stringenti. In pratica è la scoperta dell’acqua calda, ma siccome siamo un paese di smemorati val la pena di fare qualche richiamo.

Senza andare troppo in là nel passato, basta dire che nel giugno1998 fu presentata una proposta di legge di iniziativa popolare «per il reddito sociale minimo» che il comitato promotore così descriveva: «l’unica seria e vera prospettiva di lotta contro la disoccupazione risiede nella erogazione di un reddito ai disoccupati, essendo altamente improbabile una via d’uscita dalla piaga della disoccupazione attraverso una tradizionale crescita dei livelli occupazionali.Tale reddito dovrà consistere in una parte monetizzata che sarà concessa direttamente ai disoccupati e a tutti coloro che percepiscono bassi salari (lavoratori precari, part time etc.), ed in una parte concessa indirettamente attraverso una concessione della gratuità delle tariffe e servizi sociali (sanità, trasporti, casa, cultura etc.)».

Inutile dire che, all’epoca, la disoccupazione, confrontata agli standard attuali, era un bazzecola. Tra i numerosissimi promotori basti citare Luciano Vasapollo, docente di economia applicata, Sergio Garavini, Luciano Barca, Nino Galloni, Alan Freeman, Nerio Nesi. Per capire l’ambito variegato di sinistra da cui la proposta nasceva. La cosa, come ogni precedente tentativo, finì lì: principali oppositori i sindacati che hanno sempre privilegiato il mantenimento di una posizione di potere che la cassa integrazione garantiva loro, provvedimento che ovviamente sarebbe stato danneggiato o indebolito economicamente se lo Stato avesse deciso un altro tipo di intervento sociale, certo abbastanza oneroso (ora sembra abbiano cambiato opinione perché più che di cassa integrazione tradizionale, ormai si imbattono ogni giorno in licenziamenrti collettivi) (…).