Reddito di cittadinanza, Stefano Feltri del Fatto Quotidiano: “Ora anche i dem propongono paga quasi universale…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Maggio 2015 9:31 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2015 9:31
Beppe Grillo (foto Ansa)

Beppe Grillo (foto Ansa)

ROMA – Grande folla sabato 9 maggio nella marcia organizzata dal Movimento 5 Stelle da Perugia ad Assisi per chiedere il reddito di cittadinanza. In testa al corteo Beppe Grillo. Stefano Feltri del Fatto Quotidiano spiega la proposta del Movimento 5 Stelle: “I Cinque stelle – scrive Stefano Feltri – propongono di dare 780 euro al mese a tutti gli italiani o cittadini europei (Bruxelles non tollera discriminazioni) che hanno almeno 18 anni. La somma è calcolata per stare sopra la soglia di rischio di povertà indicata dall’Istat”.

L’articolo di Stefano Feltri:

Ne beneficiano anche i pensionati che ricevono assegni sotto quella soglia, esclusi i carcerati. Area riformista, la minoranza del Pd, a firma della deputata Enza Bruno Bossio, propone invece 500 euro che aumentano quanto più è numerosa la famiglia del beneficiario. Non si può cumulare con cassa integrazione o altri aiuti pubblici. I pensionati sono esclusi. L’altra proposta del Pd è quella firmata da Francesco Laforgia e Gianni Cuperlo e comprende, invece, tutti i maggiorenni e chi è in Italia da almeno dodici mesi (…) Dove trovare i soldi? Il rebus delle risorse. La proposta più prudente è quella Cuperlo-Laforgia: aumento progressivo delle risorse, da 1,7 a 7,1 miliardi dopo quattro anni, dando l’aiuto “prima a chi sta peggio”. Soldi che arriverebbero soprattutto da un riordino di misure anti-povertà già esistenti, oltre a 600 milioni di tasse sul settore dei giochi e tagli per 3,5 miliardi agli investimenti militari. L’altra proposta Pd è minimalista: prelievi fiscali sui giochi on line per 500 milioni il primo anno e un miliardo nei due successivi. Tutt’altro ordine di grandezza nel caso del M5s: uno sforzo da quasi 17 miliardi all’anno con coperture che implicano scelte politiche drastiche, dall’uso della quota dell’8 per mille non assegnata (che oggi finisce comunque in gran parte alla Chiesa), 3,5 miliardi di tagli alla Difesa, imposta sui patrimoni sopra i 2 milioni di euro, 4,5 miliardi di risparmi sugli acquisti della pubblica amministrazione, risparmi sul finanziamento pubblico ai partiti, sugli enti inutili e sugli immobili pubblici. La proposta di legge è del 2013, alcune coperture nel frattempo sono diventate poco applicabili: la Robin Tax sull’energia che il M5s vorrebbe alzare è stata dichiarata incostituzionale, i prelievi sulle pensioni alte verrebbero bocciati dalla Consulta, i tagli ai partiti sono già stati fatti e chiedere sacrifici a organi che per Costituzione sono autonomi, come Cnel e Banca d’Italia, può essere inutile. “Ma i soldi si trovano, basta volerlo”, assicura Beppe Grillo.