Redditometro, Caso Ruby, Berlusconi-Monti: la rassegna stampa e le prime pagine

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Gennaio 2013 9:21 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2013 9:21

ROMA – Monti boccia il redditometro. Il Corriere della Sera: “Il redditometro? Un’altra bomba a orologeria del mio predecessore. Io non l’avrei messo”. Mai Monti era stato così duro con Berlusconi, che ha definito “pifferaio magico”.

Berlusconi, il processo va avanti La difesa: condizionano il voto. L’articolo a firma di Giuseppe Guastella:

“Doveva essere la giornata della testimonianza di Karima El Mahroug dalle cui dichiarazioni è nata l’inchiesta sui festini a luci rosse che, secondo l’accusa, si svolgevano ad Arcore nelle notti del bunga bunga quando Berlusconi avrebbe avuto rapporti sessuali con la marocchina allora 17enne. Dopo un mese e mezzo di vacanza in Messico e due assenze ingiustificate, Ruby attende quattro ore per non testimoniare: su proposta della difesa, e l’ok dei pm che avevano per primi rinunciato a sentirla nonostante fosse parte offesa e principale testimone, il Tribunale acquisisce i sei verbali in cui ha mescolato verità a palesi bugie. Verbali che per la prima volta entrano tra gli atti senza gli omissis con i quali la Procura aveva voluto tutelare i nomi di alcuni personaggi che Ruby diede come presenti ad Arcore, ma che erano invece sicuramente assenti, come gli ex ministri Mara Carfagna e Mariastella Gelmini o le showgirl Barbara D’Urso e Belen Rodriguez. Ma non è detto che Ruby non debba tornare in aula chiamata dal Tribunale (Giulia Turri, presidente, Orsola De Cristofaro e Carmela D’Elia, a latere) che il 10 dicembre ha scritto in un’ordinanza che il suo interrogatorio non è «superfluo o irrilevante».”

Riappare Ruby e gli avvocati cambiano (ancora) strategia. L’articolo a firma di Luigi Ferrarella:

“Dopo aver promesso di farsi interrogare e aver invece il 19 ottobre scelto le più comode «dichiarazioni spontanee» senza domande, ieri rinuncia a Ruby come teste a propria difesa; e propone ai pm Boccassini e Sangermano (che accettano) di non ascoltarla più, accordandosi sull’acquisizione dei 6 interrogatori di Ruby nel 2010 in presenza solo dei pm. «Una rinuncia amara — si inerpica Ghedini —: certo preferivamo sentirla anche in aula, ma per la mediaticità e le strumentalizzazioni è impossibile farlo in campagna elettorale», dentro la quale «il Tribunale è entrato pesantissimamente» negando la moratoria elettorale. In realtà nell’ordinanza i giudici escludono solo la «sospensione del processo per ragioni di opportunità» fino al voto, perché non è prevista dalle norme e «il Tribunale, soggetto soltanto alla legge, in mancanza dell’espressa indicazione, non può e non deve operare valutazioni di opportunità latamente intese». Resta invece necessario, come raccomandato dalle sentenze della Corte costituzionale del 2001 e 2005, «evitare di interferire con l’attività di parlamentare di un imputato». Ma ieri, con un calendario fissato già da tempo, è il tipo di «legittimo impedimento» addotto in concreto da Berlusconi a essere bocciato, perché «la partecipazione alla riunione dei coordinatori regionali pdl» per la composizione delle liste «non è riconducibile all’esercizio dell’attività parlamentare intesa in senso proprio o anche in senso lato», visto che «si tratta di attività di natura prettamente politica», e dunque il non venire in aula «si risolve in una scelta personale» di Berlusconi.”

Liste Pdl, duello tra Alfano e Verdini. L’articolo a firma di Paola Di Caro:

“Mentre si tenta di porre freni alla sfilata dei tanti deputati e senatori che cercano la ricandidatura (nei giorni scorsi il buon alibi era che «stiamo lavorando agli apparentamenti», ora il filtro è più difficile), Alfano, Verdini, in tavoli allargati a Lupi, Fitto, Matteoli, Casero, Fontana e ieri ai vari coordinatori regionali, lavorano a griglie ristrette con una consapevolezza: degli oltre 240 deputati uscenti del partito, meno della metà saranno ricandidati. E questo perché si calcola in «110-115» il numero degli eletti certi, basandosi su un Pdl attestato alla fine sul 22-23%, risultato che ieri Berlusconi ha assicurato ai suoi che «abbiamo già raggiunto» lasciando più d’uno perplesso. Saranno dunque decisivi i criteri di selezione (dal pagamento dei contributi al partito, al numero di legislature che non deve superare le tre complete all’età non oltre i 65-70 anni) e il numero di deroghe che verranno concesse, tenendo conto che per quasi tutti i ministri, oltre che per i capigruppo, la ricandidatura dovrebbe essere certa. Ma il vero nodo che sta spaccando il partito in queste ore è quello delle candidature degli inquisiti. Perché, per capire anche i pesi che avranno le varie anime del Pdl, bisognerà vedere chi vincerà il braccio di ferro tra i sostenitori della linea «giustizialista» portata avanti da Alfano, che ieri ha avvertito come «sulle liste abbiamo gli occhi di tutti addosso», e quelli della linea «garantista», capeggiata da Verdini, sostenuta dai falchi come la Santanché («Tutti gli inquisiti vanno ricandidati, le liste non le fanno i magistrati»), in quello che è diventato un ruvido scontro di potere dei due uomini forti del Pdl.”

I centristi vero ago della bilancia L’area stimata dall’11 al 15 per cento. L’articolo a firma di Francesco Verderami:

“Sono numeri che fanno fluttuare Monti tra la zona scudetto e la zona retrocessione, e che inducono Berlusconi a sperare di essere determinante al Senato per la maggioranza di governo. Basta un niente d’altronde per ribaltare il risultato. Ecco perché il Cavaliere è arrivato perfino a commissionare un focus sulle candidature del Professore, dal quale risulta che l’elettorato montiano non ha gradito l’inserimento in lista di personaggi come l’olimpionica Vezzali e la cantante Minetti. Ieri però — analizzando gli ultimi dati — non ha potuto fare a meno di riscontrare un «piccolo salto in avanti» del premier. Perciò, al vertice di partito, ha sottolineato la necessità di fare molta attenzione ai candidati: «Siamo al 23,4%. E se non faremo errori nella composizione delle liste arriveremo di sicuro al 25%. Lo scarto dal Pd è di un milione e ottocentomila voti. Questo dato non ci deve spaventare, si può recuperare, perché si tratta di elettori che erano già nostri». È stato un modo per lasciare intuire ai dirigenti locali ciò che aveva anticipato ai dirigenti nazionali: «Nelle regioni in bilico deciderò tutto io. Non voglio candidati che portano il volto della sconfitta».”

Monti: il Cavaliere un pifferaio magico E apre a Bersani: lui premier? Verosimile. L’articolo a firma di Marco Cremonesi:

“L’obiettivo è il Cavaliere anche sull’imposta immobiliare: «Anche io desidero che l’Imu sulla prima casa venga ridotta. Ma senza le giravolte dell’ultimo minuto, in campagna elettorale, come chi ci ha vinto le elezioni per poi doverla rimettere». Il Professore — che si dice pronto ai confronti televisivi con gli altri candidati — sembra determinato a incidere sui nervi del predecessore anche in tema di giustizia: «Non sono favorevole alla separazione delle carriere per i magistrati se il retroterra è punitivo». Monti è meno caustico nei confronti di Pier Luigi Bersani, che «verosimilmente vincerà le elezioni» e ha la «convinzione legittima» di essere il prossimo presidente del Consiglio, anche se «non siamo e non saremo mai la stampella di nessuno ma il pungolo di tutti. Vedremo che cosa avrà da dire circa il modo di aprire l’economia e la società italiana». Quanto all’ipotesi di un suo approdo al Quirinale, «ho pensato che fosse bella ma non molto rilevante per il destino dell’Italia. È abbastanza eccezionale il caso del presidente Napolitano che in una situazione difficile è riuscito a dare al Paese una guida». In serata, seguono le repliche del suo predecessore. Secondo Berlusconi, «anche Monti ha fatto illudere noi, è soltanto un bluff e ci siamo caduti tutti… anche quando ho sostenuto la proposta della sua nomina a senatore a vita per la quale non ha meriti».”

Industria, perso un quarto della produzione. L’articolo a firma di Mario Sensini:

“La produzione industriale si avvia ad archiviare un anno pessimo, con una flessione pari a oltre il 6% rispetto al 2011, ma con prospettive appena migliori per il 2013. Secondo l’Istat, a novembre, il comparto industriale italiano ha registrato un calo della produzione dell’1% rispetto al precedente mese di ottobre, portando il calo tendenziale, anno su anno, addirittura al meno 7,6%, anche se nella media dei primi undici mesi la produzione è scesa del 6,6%. Secondo la Confindustria nell’intero 2012 l’attività del settore industriale risulterà in calo del 6,2% rispetto al 2011, ma tornerà a registrare un ritorno alla crescita già nel mese di dicembre. Un modestissimo più 0,4%, che attenua il dato negativo dell’annata, ma soprattutto permette di iniziare il 2013 senza trascinamenti «negativi». Anche se, avvertono gli industriali, «nelle valutazioni degli imprenditori manifatturieri le prospettive della domanda sono ancora deboli». De resto, come dimostrano anche i dati della Banca d’Italia, il clima di fiducia nell’economia resta negativo e non dà minimi segni di miglioramento.”

Sondaggisti concordi: il Cavaliere recupera. La Stampa: “Orlando: “Franceschini ci ha proposto la desistenza”. “Non è vero”. L’articolo a firma di Francesca Schianchi:

“Nove punti e mezzo di distacco. Per qualcun altro otto. O forse addirittura quattro e mezzo. Arrivano sondaggi freschi dopo l’ospitata di Berlusconi da Santoro. E segnalano spostamenti nelle intenzioni di voto. Lo fa quello targato Emg presentato ieri sera al Tg de La7, con rilevazioni fatte all’indomani della puntata di «Servizio pubblico»: la coalizione di Bersani, al 37,4%, perde 2,9 punti rispetto a un mese fa; quella di Berlusconi, al 27,9%, ne guadagna 2,6. Morale, come spiega Fabrizio Masia di Emg, circa 5 punti recuperati rispetto a quattro settimane fa. «Ma, attenzione, bisognerà vedere se si tratta di dati definitivi: in questa fase, solo 70 su 100 sono voti stabili, mentre gli altri 30 sono volatili», spiega.”

Bersani ora apre a Monti. L’articolo a firma di Alessandro Barbera:

“Monti voleva farlo «silenziare» dal segretario, lui per tutta risposta l’ha spedito a Londra per farsi intervistare dal Financial Times e incontrare le grandi banche d’affari, quelle che tutti i giorni scommettono sui nostri titoli pubblici: JpMorgan, Pimco, Goldman Sachs. Sì all’austerità di bilancio, niente fughe in avanti sulla spesa pubblica, più Europa e moderazione salariale, ma soprattutto sì ad un patto di governo con Monti e il centro. Se Bersani parla al Washington Post da premier in pectore, Fassina, uno dei pochi ai vertici dall’inglese corrente, lo fa da ministro. Per il Partito Democratico è iniziata dunque la campagna «convinci il mondo» tesa a rassicurare le cancellerie le quali, vuoi per un riflesso condizionato, vuoi per la presenza di Vendola nella coalizione, temono che una vittoria del centro-sinistra possa costituire una minaccia alle riforme fatte fin qui e alla stabilità della zona euro.”

Debito, nuovo record a 2020 miliardi. L’articolo a firma di Roberto Giovannini:

Ma andiamo con ordine, partendo dalla produzione industriale Ieri l’Istat ha diffuso i dati dell’indice destagionalizzato relativo a novembre 2012, che segna un nuovo calo dell’1% rispetto ad ottobre e del 7,6% in un anno (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2011). La flessione nella media del trimestre settembre-novembre è invece dell’1,7% rispetto al trimestre precedente. Risultato, nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione dell’industria in Italia è stata inferiore del 6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questi sono dati verificati a consuntivo dall’Istat; tuttavia, c’è la speranza che il mese di dicembre abbia segnato una piccola ripresina. Che potrebbe sperabilmente diventare l’inizio di una inversione di tendenza. La pensano così i solitamente precisi economisti del Centro Studi di Confindustria, che stimano per lo scorso mese di dicembre un incremento della produzione industriale dello 0,4% su novembre. Si attesta a -24,9%, invece, la distanza dal picco di attività prima dell’inizio della recessione, ovvero nell’aprile del 2008. Nel quarto trimestre 2012 il CSC stima una riduzione del 2,1% congiunturale, dopo il -0,5% nel terzo, il -2,0% nel secondo e il -2,3% nel primo. Il calo dell’attività è iniziato nel terzo trimestre 2011. Stando a queste indicazioni, nella media del 2012 la produzione industriale sarebbe diminuita del 6,2% sul 2011, quando si era avuto un calo dello 0,7%. Resta il fatto che il novembre censito dall’Istat è stato davvero pesante per l’industria. Il settore più colpito è quello delle materie plastiche (-16,9%), ma malissimo è andata anche per le apparecchiature elettriche ed elettrotecniche (-10,5%), con l’allarme lanciato dal presidente dell’Anie Confindustria Claudio Andrea Gemme.”