Rassegna Stampa

“Renzi, la corsa a ostacoli contro la politica lenta”, Elisabetta Gualmini sulla Stampa

"Renzi, la corsa a ostacoli contro la politica lenta", Elisabetta Gualmini sulla Stampa

“Renzi, la corsa a ostacoli contro la politica lenta”, Elisabetta Gualmini sulla Stampa

ROMA – “La corsa a ostacoli di Matteo” è il titolo dell’editoriale di Elisabetta Gualmini sulla Stampa. “La politica lenta e inconcludente”, è contro di essa la vera scommessa di Matteo Renzi.

L’editoriale:

Che se non parlassimo di Matteo, penseremmo tutti a Beppe. «Non mi farò ingabbiare dalle liturgie della politica», ha detto ieri Renzi-Perseo, deciso a rincorrere e ad annientare la Politica-Medusa, prima che questa lo faccia diventare, anche lui, di pietra.
Renzi cerca dunque di evitare il sortilegio, giocando da bordo campo, dando dritte, dettando schemi di gioco e urlando come un forsennato, all’occorrenza, per spingere gli inquilini del palazzo, riluttanti, ad auto-riformarsi. E non c’è dubbio che la velocità è dalla sua parte; perché ha capito che negli anni più tremendi della democrazia impaludata, occorre correre e correre, senza prendere fiato. Essere più rapidi degli altri, fulminei. Perché gli italiani hanno un disperato bisogno di risposte concrete. Subito. Non sopportano la complessità dei processi politici, non credono più alla forza delle decisioni negoziate a lungo.

E’ lui, Renzi, a voler prendere le distanze:

Preferisce Firenze a Roma, la bicicletta all’auto blu, il maglioncino rosso shocking alla giacca, il panino di Eataly ai ristoranti romani. Ha capito lo spirito dei tempi e ci vive dentro benissimo. Non ci si può più permettere la lentezza. «Fuori dalle stanze dei palazzi c’è un Paese che ha bisogno di gesti concreti di cambiamento. Ora, non tra qualche anno». Ripete. Ma ci sono cose che Renzi non può controllare. ll Parlamento ha le sue regole, e le istituzioni sono resilienti.

La guerra di trincea è iniziata. I pericoli e le possibili trappole vengono da quattro fronti. Nell’ordine, per primo, l’ostruzionismo grillino. Ovvio. Inevitabile che si mettesse in moto. E’ già all’opera in commissione Affari Costituzionali con interventi fiume di ciascuno degli otto componenti pentastellati, sui prolegomeni, nella discussione generale sugli emendamenti: ancora prima di cominciare a votarli. Potrebbe continuare con lo stesso ritmo e la stessa tecnica su ognuno di essi, fino alle calende greche. I seguaci di Grillo d’altro canto non hanno nulla da perdere in questa partita. Si sono tagliati fuori dalle trattative sulla riforma elettorale e hanno deciso per l’ennesima volta di giocare in solitaria. E mentre Grillo lancia il secondo mirabolante referendum on line sulle diverse forme di collegio uninominale, i più temerari, ormai privi di qualsiasi strategia, si muovono alla rinfusa e fanno a gara a chi la spara più grossa (come l’insulto intollerabile di ieri a Napolitano). Come ha incredibilmente riconosciuto proprio ieri Adriano Celentano, un uomo certamente non ostile alla protesta grillina, che ha lodato senza mezzi termini l’accordo tra Renzi e Berlusconi.
La trincea grillina (secondo) potrebbe essere contrastata, proprio oggi, se il presidente berlusconiano della Commissione, Sisto, si avvalesse di uno strumento che il regolamento mette a sua disposizione, la cosiddetta tagliola, decidendo di mandare in aula il testo base così come è stato inizialmente approvato, senza nemmeno iniziare l’esame degli emendamenti. Mossa cruciale, perché se il testo arriva in aula prima che finisca il mese di gennaio, allora (terzo) la presidente vendoliana dell’Aula, Laura Boldrini, potrebbe decidere di fissare un termine ultimo per la votazione entro il mese di febbraio. Scavallato gennaio, il termine, a norma del regolamento, potrebbe essere fissato solo per il mese di marzo. Fin qui i possibili vincoli esterni: i grillini, il presidente berlusconiano, la presidente eletta da SeL. Se e quando si arriverà in aula, (quarto) i tranelli potrebbero venire dall’interno dello stesso Pd, con il voto segreto. Magari giocando sulla materia molto popolare delle preferenze, strombazzata anche da chi in cuor suo non la condivide, che consente ai dissidenti di strizzare l’occhio ai cittadini là fuori e di rompere l’accordo con Forza Italia.
Vedremo in questa settimana se la strategia del segretario-veloce andrà a buon fine. Giocare a Rischiatutto con la politica è un’operazione ardita. Ma in certi casi è davvero meglio correre e darsi da fare, piuttosto che stare fermi.

To Top