Renzi dà i numeri (e li sbaglia tutti), Franco Bechis su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 febbraio 2014 11:10 | Ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2014 11:10
Il segretario Pd dà i numeri (e li sbaglia tutti), Franco Bechis su Libero

Il segretario Pd dà i numeri (e li sbaglia tutti), Franco Bechis su Libero

ROMA – “Il segretario Pd dà i numeri (e li sbaglia tutti)” scrive Franco Bechis su Libero:

Matteo Renzi è sicuro di potere dare agli italiani entro 30 giorni 70 miliardi di euro. La gran parte di quella somma- 60 miliardi – è destinata al pagamento delle imprese e arriverà in 15 giorni.I restanti 10 miliardi saranno invece la riduzione degli oneri sociali (i contributi) che sono parte del cuneo fiscale e arriveranno metà per i lavoratori, metà per gli imprenditori entro 30 giorni. Questo è il dettaglio di quanto promesso dal premier martedì sera durante l’intervista concessa a Giovanni Floris per Ballarò.

Renzi ha confermato quel che aveva appena detto nei discorsi alle Camere per ottenere il voto di fiducia, sostenendo che sarà la Cassa depositi e prestiti lo strumento per “sbloccare” quei 60 miliardi di crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione.Sul dettaglio nessun chiarimento ulteriore nell’intervista, salvo il particolare di«un emendamento già pronto e che sarà presentato entro 15 giorni». Difficile discutere di informazioni così apodittiche e scarne.

Che sia un emendamento a mettere in gioco 60 miliardi, è piuttosto singolare. E poi emendamento a quale disegno di legge attualmente in discussione? Buio totale. L’unica indiscrezione circolata in questi giorni su questo testo sarebbe quella che in qualche modo collega la soluzione a una proposta fatta nella primavera 2013 da Franco Bassanini e Marcello Messori per l’Astrid. Al di là del merito, in quel documento si propone sì di utilizzare la Cassa depositi e prestiti per anticipare alle imprese quanto dovuto, di fatto rilevando quei crediti con un’operazione simile a quella che di solito fa il sistema bancario. Per farlo senza caricare sulle imprese creditrici una mazzata di interessi, si propone la certificazione immediata di ogni singolo credito da parte dello Stato e il rilascio di una garanzia sussidiaria pubblica. Come gli stessi Bassanini e Messori riconoscono,una operazione del genere farebbe crescere immediatamente della somma da pagare il debito pubblico italiano, divaricando di 3-4 punti il rapporto fra debito e Pil che è già il tallone di Achille dell’Italia.Per non fare uno sconquasso sui mercati e sostenere un’operazione che fa in fondo pulizia di bilancio, grazie all’emersione di debiti nascosti, l’Italia dovrebbe però prima chiedere alla Ue che analoga operazione venga effettuata da tutti gli altri Stati del vecchio continente e che in cambio vengano escluse dal bilancio pubblico (sia dal conto deficit che da quello del debito) tutti gli investimenti pubblici cofinanziati dalla Ue o dalla Bei.

Altro che 15 giorni: servono almeno 15 mesi per avere le condizioni minime di partenza. Ma anche sui 60 miliardi allegramente raccontati da Renzi ci sono molti dubbi: perché possono essere pagati,una volta avuto il via libera dalla Ue, i debiti dello Stato di parte corrente.Ma non possono essere pagati se non in piccola quota quelli in conto capitale, che vanno a incidere sull’indebitamento netto della pubblica amministrazione(e quindi sul rapporto deficit/Pil che deve restare sotto il 3%). Quanto alla riduzione del cuneo fisca- le Renzi ha aggiunto pochi elementi in più. Ha chiarito che non si tratta di una questione “piemontese”, relativa alla provincia di Cuneo. Ha spiegato che i 10 miliardi di sconto saranno tutti in riduzione dei contributi sociali.

Sostiene che quei soldi deriveranno dalla spendig review (che quest’anno puntava a risparmi di 4 miliardi già spesati da Letta in legge distabilità) ed all’accordo fiscale con la Svizzera, che peraltro è ancora da firmare e ratificare e che dovrebbe dare una tantum a un annodi distanza dalla firma circa 5 miliardi di euro. Quindi di quei10 miliardientro unmese nonsarà a disposizione nemmeno un centesimo. Terzo annuncio del premier a Ballarò:

la revisione della tassazione sulle rendite finanziarie per ridurrel’Irap alle imprese.«Secondo me», ha detto Renzi, «c’è lo spazio per aumentare le rendite finanziarie . Non direi sui Bot, mala rendita finanziaria classica sui capital gain per abbassare il costo del lavoro. Se portiamo le aliquote alla media europea noi incasseremo 12,6 miliardi di euro, che sarebbe un terzo dell’Irap».

Di questa frase c’è una sola cosa vera: con 12,6 miliardi di riduzione, l’Irap verrebbe abbassata di un terzo. Il resto è pura fantasia,che non ha alcun legame con la realtà. Primo dubbio: quale è la media europea di tassazione delle rendite finanziarie? Non esiste. InItalia è al 20%su tutto salvo i titoli di Stato. In Irlanda pure, ma non c’è tassazione sui capital gain maturati per azioni quotate di società residenti.

In Spagna al 19% su tutto, con molte esenzioni. In Francia è al 31,30%sulle azioni, al 25% sui dividendi e non c’è tassazione sugli interessi. In Germania è al 26,38% sulle azioni solo da 801 euro di guadagno annuale in su (sotto si è esenti), al 26,38% sui dividendi (no tax area però fino a 600 euro annui) e al 26,38% sugli interessi.

In Belgio no tax su azioni,25% su dividendi e 15% su interessi. In Olanda 25% per azioni solo in caso di partecipazioni rilevanti (gli altri zero), 15% su dividendi, nulla sugli interessi salvo le cedole obbligazionarie tassate al 15%. Sostanzialmente con il 20%l’Italia è perfettamente nella media europea con la sola esclusione dei titoli di Stato.Qualcuno -sbagliando- deve avere detto a Renzi che la media è intorno al 23-25%. È falso, ma anche fosse vero, alzare dal 20 al 25% porterebbe nelle casse dello Stato meno di 2 miliardi,altro che i 12 raccontati. La prova? Nella relazione tecnica al decreto legge del governo Berlusconi-Tremonti che nell’agosto 2011 alzò quella tassazione dei capital gain di 7,5punti (nondi 5) portandola dal 12,5 al 20% dal primo gennaio 2012. Incasso per lo Stato?A regime nel 2014 un miliardo e 942 milioni di euro. Secondo quei calcoli passando dal 20 al 25% l’incasso sarebbe di 1,2miliardi di euro. Forse Renzi non aveva visto la virgola nell’appunto imparato così in fretta…