“Renzi ha bucato l’incontro vero: con le partite Iva”, Maria G. Maglie su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2014 10:21 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2014 10:22
"Renzi ha bucato l’incontro vero: con le partite Iva", Maria G. Maglie su Libero

Renzi (LaPresse)

ROMA – Renzi buca l’incontro vero: con le partite Iva. Scrive Maria G.Maglie su Libero: “Il presidente incaricato snobba la marcia dei sessantamila commercianti e artigiani. Ma è con loro che dovrà fare i conti da lunedì.”

(…) Ieri il dibattito era tutto un altro, era dopo qualche battuta già maleodorante, ma ha imperversato fino a notte, tra talk show tv e cinguettii di giornalisti noti scatenati. Ha vinto Renzi o Grillo? Se permettete chi se ne frega, a uno toccava incontrarlo pensando all’obbligo istituzionale, ai voti dell’altro che fanno giustamente gola ma anche ai parlamentari che fremono, e non si è impegnato ricordando Bersani; l’altro ha mal digerito lo smacco dei suoi che all’incontro lo hanno costretto on line contraddicendone la suprema volontà, e ha fatto una figura tossica, poi si è rifatto con i giornalisti, che il primo che in risposta alla gragnola di insulti gli manda un vaffa o gli tira uno schiaffone ancora lo aspetto. Alla fine delle fiere fossi la Biancofiore incautamente equiparata a Grillo da un Renzi a caccia di battute a ogni costo, inaugurerei la serie della reazione dura e pura senza rancore, naturalmente picchiando Renzi con il tacco appuntito di una bella scarpa.

Per il resto, caro prez, glielo dico all’americana, attento al partito degli invisibili, o ritenuto tale solo perché non ha rappresentanti in Parlamento. Lei sta sbagliando, non si va dai giornalisti solo per far vedere che tutto va bene, di quella manifestazione (come dei marò) avrebbe potuto e dovuto parlare come di elemento fondante del suo programma. A quella gente deve una prima immediata risposta ricca di assicurazioni, a partire dalle tasse, un argomento sul qual non la si vede molto motivato. Nel suo programma invece ci dovrebbe stare l’idea fondante che le chiacchiere da luogo comune sono finite, che l’Italia non è il paese più corrotto d’Europa, la patria dell’evasione fiscale, l’inferno delle stragi sul lavoro. In nome di principi giusti in teoria, ma esasperati o ideologicamente o burocraticamente, sono stati costruiti venti anni di mostri giuridici e normativi che ammazzano le piccole e medie imprese in Italia. Lo Stato è il loro nemico. Per vent’anni sono stati zitti perché chi lavora e a stento sopravvive non ha tempo per andare in piazza.

Nel frattempo hanno smesso di fidarsi dei nominati di centro destra e di centro sinistra in Parlamento, e in piazza martedì i tollerati, a parte il panda Fassina, erano Lega e 5 Stelle. Un vero peccato perché sono le fondamenta del sistema produttivo italiano, da cui dipendono occupazione e stabilità; un vero peccato perché sono mille al giorno, 372mila solo nel 2013, le aziende costrette a chiudere e non dovrebbe sfuggire il conseguente calo del potere d’acquisto delle famiglie e l’aumento dei disoccupati. I piccoli imprenditori sono la fetta più grande del Pil e dell’occupazione privata, sono micro, piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dei servizi di mercato che producono il 62% della ricchezza, il 69% del fatturato e contano il 58,8% degli occupati. Al prossimo governo chiedono di garantire la governabilità, fare la riforma fiscale, far ripartire le imprese, dare credito alle imprese, proseguire nell’azione di semplificazione, portare a competere più imprese sui mercati internazionali, innovare il sistema dei trasporti e della logistica, ridurre i costi energetici e superare il Sistri, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti (…)