Renzi-Letta, Tasi, legge elettorale: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 gennaio 2014 8:43 | Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2014 8:43

Il Corriere della Sera: “Prima casa, la tassa può salire”. Insidie e opportunità. Editoriale di Maurizio Ferrera:

Gli ultimi dati Istat segnalano che la disoccupazione italiana (soprattutto quella giovanile) continua a salire, a dispetto dei primi segnali di ripresa. Lo spettro della «crescita senza lavoro», già sperimentata negli anni Novanta, rischia di condannare milioni di italiani all’insicurezza economica e sociale anche nell’anno appena iniziato.
Incolpare il governo Letta per questa situazione sarebbe ingeneroso: nell’ultimo semestre sono state adottate varie misure per salvare l’occupazione esistente ed incentivare le assunzioni. Il ministro Giovannini ha appena presentato a Bruxelles il Piano di attuazione della cosiddetta «garanzia giovani», che si propone di razionalizzare l’orientamento professionale e i servizi per l’impiego. L’approccio del «cacciavite» ha una logica inoppugnabile, ma per scongiurare lo spettro della crescita (o peggio: del ristagno) senza lavoro occorre una strategia più ambiziosa.
Matteo Renzi si è candidato a raccogliere questa sfida e sta ultimando il Jobs Act . A chi gli chiede perché ha scelto un’espressione inglese, il neosegretario risponde che «vuole fare come Obama». Con tutto il rispetto, suggeriamo un’altra risposta. In inglese jobs non significa «lavoro» (che si dice work ), ma «posti di lavoro». Il termine rimanda cioè esplicitamente al problema oggi più urgente per il nostro Paese: dove e come, esattamente, si possono creare nuovi impieghi? Se Renzi vuole dire e fare qualcosa di innovativo è a questa domanda che deve rispondere.

Letta-Renzi, vertice blindato sul contratto. Scrive Marco Galluzzo:
Oggi Enrico Letta vedrà Matteo Renzi. Forse. Perché oggi il sindaco di Firenze dovrebbe essere nella Capitale. Forse perché della seconda cosa non c’è certezza. Palazzo Chigi non conferma, ma non smentisce: «L’incontro sarà oggi o domani», si limitano a dire nello staff del premier, facendo capire che la prima ipotesi è più solida, ma anche che non dipende da loro.
Nello staff di Renzi invece dicono il contrario e aumentano l’incertezza: il segretario del Pd non vedrà oggi il presidente del Consiglio, non andrà a Palazzo Chigi. Un po’ di sana e fisiologica disinformazione? Copertura di ultimi spazi d’incertezza sul protocollo e sulla proiezione esterna del faccia a faccia?
È più probabile che sia questa seconda ipotesi. Letta ieri è rimasto tutto il giorno chiuso a Palazzo Chigi, ha dovuto risolvere la questione degli stipendi degli insegnanti, con un vertice mattutino insieme ai ministri dell’Economia e dell’Istruzione; seguire l’emendamento alla disciplina fiscale della casa; con Franceschini e Alfano ha avuto contatti operativi legati alla stesura del contratto di coalizione, o come preferiscono chiamarlo nel governo, di Impegno 2014.
Berlusconi pronto alla svolta Ruolo di coordinatore unico a Toti. Articolo di Paola Di Caro:
Partito e legge elettorale. Da rilanciare il primo, da blindare con un accordo con Renzi il secondo. Silvio Berlusconi torna a Roma dopo la lunga pausa natalizia e subito mette mano ai due dossier per lui indispensabili per arrivare al più presto, e nelle migliori condizioni possibili, all’obiettivo al quale tiene più di ogni altro: il voto in tempi brevi, se possibile già a maggio con un election day che possa vedere premiato il suo massimo sforzo in una campagna elettorale che lui considera già iniziata.
La prima pagina di Repubblica: “Renzi scrive l’agenda del governo”.
La Stampa: “Via libera all’aumento della Tasi”.
Disoccupazione record tra i giovani al 41,6 per cento. Articolo di Antonio Pitoni:

L’economia non si risolleva e dal fronte del lavoro continuano ad arrivare dati sempre più drammatici: secondo l’Istat a novembre il tasso ha infatti toccato il 12,7% (+0,2% su base mensile, +1,4% in un anno), ben al di sopra della media europea (12,1%). Cifre ancora più drammatiche se limitate a quella giovanile, decollata fino al 41,6%. I livelli massimi mai raggiunti dal 1977. In pratica negli ultimi sei anni i disoccupati sono più che raddoppiati passando da 1.529.000 a 3.254.000.
Numeri resi ancora più pesanti dai dati arrivati, sempre ieri, dall’Inps sulla cassa integrazione: oltre un miliardo di ore chieste nel 2013, con una flessione dell’1,36% rispetto al 2012, ma soltanto grazie ad una riduzione della cassa in deroga. Solo a dicembre, l’istituto previdenziale ha autorizzato complessivamente 85,9 milioni di ore, con una diminuzione dello 0,7% rispetto allo stesso mese del 2012 (86,5 milioni).

Il Fatto Quotidiano: “5 ministri da rottamare”.

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Il Giornale: “Saccodanni, ministro da operetta”. Non fate nulla, è meglio. L’editoriale di Salvatore Tramontano:

Letta chi?C’è un fantasma che si aggira per l’Italia e che combina pasticci ogni volta che si muove. È il destino di un governo di cui più nessuno vuole assumersi la pater­nità. Non è di Renzi, non è di Berlusconi, non è di Grillo e ormai perfino Napolitano pensa di disere­darlo. È morto, ma continua a esistere. È l’eredità dei tecnici di Monti, solo con un tocco surreale. Pen­sate solo ai tre colpi migliori: il decreto Salva-Roma, il gioco delle tre carte su Imu, Tares e Tasi e poi il ca­polavoro assoluto sugli stipendi degli insegnanti, con un premier che sconfessa il proprio ministro dell’Economia. Avesse veramente le palle, anche non d’acciaio, Enrico Letta si sarebbe dimesso lui. Invece gli unici a farlo sono stati la Idem e Fassina che non contano nulla. Rocambolesco. Un genio della comicità malinconica. Peccato che a pagare il biglietto di questo spettacolo di arte varia siano gli italiani. E il conto diventa sempre più salato. La domanda a questo punto è: come far calare il sipario? Questa maggioranza tanto cara al Colle si regge sul principio della debolezza. È un governo fragile, ma per paradosso non è facile abbatterlo. Non è facile per Renzi, Dottor Jekyll e Mr Hyde della politica: leader della maggioranza e leader di un go­verno ombra, non può essere lui a staccare la spina ma allo stesso tempo fa consultazioni politiche alte­r­native a quelle del premier. Poi c’è il ruolo degli alfaniani.Il governo si tiene in piedi con i numeri di un partito appena nato, che non ha mai avuto un battesimo elettorale e con un peso di poltrone sovradimensionato rispetto alla sua reale rappresentanza. È chiaro che si tratta di un trucco aritmetico. Il risultato è che questo governo in bilico può solo tirare a campare.