Rassegna Stampa

Renzi, Libero: “La finta rottamazione: è il governo del tengo famiglia”

Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi e Marco Carrai

Agnese Landini, moglie di Matteo Renzi e Marco Carrai (LaPresse)

ROMA – Dagli spot di Matteo Renzi agli intrecci di parenti ed ex fidanzati: è il governo del “tengo famiglia”.

Scrive Gilberto Oneto su Libero:

Renzi si è portato la famiglia al Quirinale per il giuramento del governo: i pargoli erano vestiti uno di rosso, uno di verde e la figlioletta ovviamente di bianco, una mise tricromatica che ha sicuramente commosso sia il Presidente sia l’opposizione: a mettere d’accordo tutti ci voleva un democristiano capo dei comunisti. Qualcuno ha arricciato il naso davanti a questa strumentalizzazione della prole innocente che però rientra in una consolidata tradizione di balilla vestiti da balilla, bambini vestiti da pretini, da soldati, da calciatori o da grandi per ostentare nella forma più sguaiata le idee dei genitori. Longanesi sosteneva che sulla bandiera italiana si dovesse scrivere «Tengo famiglia » e infatti figli e parenti hanno nella storia patria un solido ruolo, non sempre esaltante.

Avevano cominciato i giovani Garibaldi che, schiacciati da cotanto cognome, si erano lanciati in spericolate avventure più immobiliari che guerriere e in coraggiose emissioni di cambiali farlocche. Non è andata meglio a Vittorio Emanuele, che pure non era – secondo il ben informato e malizioso D’Azeglio – figlio di suo padre e neppure di sua madre. Per riportare un po’ di sangue blu savoiardo nella stirpe aveva sposato sua cugina e costretto il figlio a fare altrettanto con ildeludente risultato estetico di un re alto un metro e 53. I cugini sono ritornati di moda una generazione dopo quandosono stati incaricati di attività riproduttive per cui l’erede al trono mostrava scarso entusiasmo, almeno nel talamo regale visto che ricorrenti pettegolezzi gli attribuiscono paternità di rampolli napoletani destinati a luminose carriere e a occupare sessant’anni dopo gli appartamenti di famiglia. Un po’più attenti erano stati gli altri padri della Patria: Cavour aveva saggiamente evitato eredi ufficiali e Mazzini ne ha lasciati – da principe di oscure trame – solo di clandestini, uno dei quali è però riuscito a fare il sindaco di Roma.

Il resto della storia patria è un continuo intreccio di saghe famigliari dai Cadorna ai Letta. Quasi mai i figli hanno meritato la fama dei padri: un destino toccato ai Segni, agli Amendola, ai La Malfa e ai Craxi. Gli intrecci più affettuosi hanno trovato interessanti variazioni dalla figlia del Duce che sposa un ministro, alla giovane ministra (Marianna Madia) che è stata morosa del figlio del Presidente Napolitano. Poi ci sono le giornaliste nipoti di fascisti e nuore di (anche troppo) illustri comunisti. Ci sono i figli di Presidenti che fanno belle carriere ma che non sempre onorano i padri: a Einaudi – che è stato di gran lunga il migliore di tutti – è toccato un figlio comunista. Gli intrecci parentali e matrimoniali sono una poco rassicurante costante dei palazzi italiani: mogli, cognati, generi e nuore riempiono stanze dei bottoni e cronache giudiziarie, poltrone e boudoir (…)

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