Rassegna Stampa

Renzi, il premier itinerante. Stefano Folli sul Sole 24 Ore

Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – “Il premier itinerante” è il titolo dell’editoriale di Stefano Folli sul Sole 24 Ore:

È come una linea tracciata nella sabbia: c’è un prima e un dopo. C’è, o almeno dovrebbe esserci, uno “stile Renzi” prima del voto di fiducia e uno “stile Renzi” successivo al conteggio: quando i giochi mediatici che hanno segnato i vari passaggi dell’insediamento devono lasciare spazio al duro lavoro sui vari “dossier”.
È interessante a questo proposito il sondaggio della Ipr Marketing da cui risulta che il presidente del Consiglio ha ottenuto nei giorni della presentazione al Parlamento un gradimento popolare alto ma non altissimo. Renzi ha la fiducia del 50 per cento degli intervistati, punteggio consolante e tuttavia inferiore a quello ottenuto a suo tempo da Berlusconi, Prodi e Monti all’inizio del loro mandato. Oggi prevale l’attesa per le scelte che farà il nuovo governo. Segno che Renzi incuriosisce, cattura l’attenzione dell’opinione pubblica e tuttavia non conquista i cuori a scatola chiusa.

I richiami al sogno condiviso, quell’oratoria vagamente “obamiana” a cui indulge il sindaco-premier fedele al proprio personaggio in ogni circostanza, non convince fino in fondo. Tutto sommato i cittadini, cioè gli elettori, preferiscono aspettare di vederlo in azione. Pesano probabilmente le disillusioni del passato: prima il “sogno” berlusconiano, poi quello di Beppe Grillo. Certo, troppo realismo inaridisce la politica. Ma il sogno sganciato dalla realtà può generare incubi.
Può darsi che al fondo ci sia questo timore. Ma è significativo che Renzi non abbia registrato il massimo dei consensi nell’ora che avrebbe dovuto essere la più propizia: avendo cioè usato il dibattito sulla fiducia per mandare un messaggio tutto esterno al palazzo, rivolto a recuperare i consensi perduti sul fronte della cosiddetta anti-politica. E che la strada sia lunga lo dimostra il dato riguardante il Pd: lo voterebbe al momento il 29,3 per cento degli elettori. Sufficiente per avere la maggioranza relativa, ma sotto la soglia psicologica del 30 per cento. Si capisce perché. Come ha detto Pierluigi Bersani, tornato a Montecitorio e accolto da un applauso fragoroso (quel caldo applauso che Renzi non è riuscito a ottenere né alla Camera né tantomeno al Senato), «ora bisogna misurare lo spread fra le parole e i fatti». Vale per tutti i governi, ma in particolare per questo che ha gli occhi del mondo addosso.
Da oggi i “misuratori” saranno numerosi e ben attrezzati. Solo che l’oggetto delle loro attenzioni non si farà trovare facilmente. Renzi inaugura la sua stagione di premier itinerante andando a visitare la prima scuola in giro per l’Italia. Per la precisione alla periferia di Treviso. Lo aveva detto e lo fa: una scuola alla settimana da Nord a Sud, bagni di folla e strette di mano. A Roma qualcuno si occuperà delle piccole grane relative al numero e alla spartizione dei sottosegretari. Nella speranza che il premier torni presto e non si limiti alle interviste televisive.
L’Unione europea nel frattempo ci ricorda quali sono i problemi della stagnazione economica nella quale l’Italia si dibatte. È un altro segnale per Renzi. Il quale è senza dubbio il primo a sapere che scuotere l’albero della paralisi italiana è sacrosanto, a patto però di non limitarsi a un paio di discorsi parlamentari. Mai come oggi la politica non può essere più teatro, ma deve tornare a essere sostanza e fatica.

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