Rassegna Stampa

“Renzi rottamerà soltanto i risparmi”, Franco Bechis su Libero

"Renzi rottamerà soltanto i risparmi", Franco Bechis su Libero

Matteo Renzi (LaPresse)

ROMA – “Renzi rottamerà soltanto i risparmi”. Questo il titolo dell’articolo di Franco Bechis su Libero.

La domenica ha fatto sudare freddo chi si era fidato dello Stato italiano investendo in Bot i risparmi di una vita. Ieri Matteo Renzi se l’è presa con i conti correnti postali degli italiani. Perché è proprio da quei risparmi – il forziere principale della Cassa depositi e prestiti – che il nuovo premier vorrebbe attingere per realizzare le uniche due o tre cose programmatiche annunciate nel lunghissimo e fumoso discorso per chiedere la fiducia in Senato (…)

L’altro riferimento in grado di fare toccare ferro ai correntisti postali è arrivato immediatamente dopo: «Il secondo elemento che mettiamo immediatamente all’ordine del giorno è la costituzione e il sostegno di fondi di garanzia, anche attraverso un utilizzo, ancora, della Cassa depositi e prestiti, ma non soltanto, per risolvere l’unica reale, importante e fondamentale questione che abbiamo sul tappeto, che è quella delle piccole e medie imprese che non riescono ad accedere al credito».

Prima di correre a chiudere i propri conti correnti, meglio spiegare ai risparmiatori postali che né il primo né il secondo annuncio sono al momento realizzabili. Il premier prima di sparacchiarla in Senato mancohapreso contatti con i vertici della Cdp per discutere il più vago piano operativo. Per l’idea di usare la Cassa come veicolo per pagare tutti i debiti della pubblica amministrazione con le imprese, Renzi deve avere letto qualche ritaglio di stampa nemmeno freschissimo. L’ipotesi è che si riferisca a una proposta lanciata all’inizio del 2013 da Franco Bassanini e Marcello Messori: fare certificare dallo Stato tutti i crediti esigibili e a quel punto utilizzare le certificazioni per avere dalle banche finanziamenti a un tasso stabilito per legge. In caso di rifiuto sarebbe la Cdp a rilevare i debiti, facendosi poi pagare con più comodo dallo Stato debitore. È un lavoro che la Cassa ha già fatto per cifre non particolarmente significative e solo per le piccole imprese. Per farlo in grandi proporzioni ci si scontra però con l’ostacolo che si sono trovati di fronte all’epoca Mario Monti e Corrado Passera, che quella strada avevano provato a percorrere. Quale è il problema? Che al momento stesso della certificazione e quindi della garanzia statale, quei debiti che sono in realtà nascosti nelle pieghe del bilancio dovrebbero emergere come debito pubblico italiano. Lo Stato non ha al momento nemmeno dichiarato l’importo totale di quanto dovuto alle imprese, ma secondo le stime di Confindustria quel che manca si aggira sui 70 miliardi di euro. Aumentare di una somma simile il debito pubblico italiano sarebbe disastroso. Per mantenere invariato il rapporto debito/pil bisognerebbe avere una crescita contemporanea di 4,5 punti di pil: impensabile.

Problemi nascerebbero anche sul deficit corrente, dove di quei crediti verrebbero conteggiati tutti quelli relativi alle spese per investimento (con ammortamenti pluriennali). In questa condizione di finanza pubblica quella di Renzi sembra più che altro una boutade. Senza tenere conto della liquidità della Cdp che verrebbe prosciugata per oltre due terzi.

La seconda promessa – quella di usare la Cassa insieme ad altri imprecisati strumenti per facilitare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese – è talmente generica da essere al momento incommentabile. Peraltro, se la Cdp venisse usata per pagare i crediti delle imprese con la PA resterebbe ben poco per fare credito alle pmi. Cosa che la Cassa già fa, e il sospetto è che Renzi qui voglia rivendersi qualcosa già programmato grazie alle decisioni del governo precedente. Cassa depositi e prestiti infatti già finanziava con 10 miliardi la legge Sabatini, e cioè gli investimenti delle pmi (anche di imprese più grandi) in beni strumentali. A quel fondo proprio da fine febbraio verranno aggiunti 2,5 miliardi già programmati (…)

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