Renziani pure Monti e Letta, Mario Giordano su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Maggio 2014 9:49 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2014 9:49
"Ci mancavano solo Monti e Letta..."

“Ci mancavano solo Monti e Letta…”

ROMA – “Ci mancavano solo Monti e Letta – scrive Mario Giordano su Libero – E infatti sono arrivati pure loro. Il carro del vincitore Renzi, ormai, rischia di tracollare per l’eccesso di carico, e forse per questo che sono saliti a bordo due che, di tracolli, se ne intendono assai. #matteostaisereno: ormai di avversari non ne hai più. Saranno i nuovi alleati ad affondarti”.

Il professor Monti, per esempio, è un vero esperto del ramo. Infatti è riuscito ad affondare, in serie: la nostra Italia, la sua carriera, i conti pubblici e il partito, che alle ultime è passato, con raro slancio dal 10 percento allo 0,7 per cento dei consensi, praticamente in piena quota estinzione.

Ma non contento dei fallimenti suoi, Monti ora cerca di favorire anche i fallimenti altrui. E siccome è ambizioso punta molto in alto: a far fallire, cioè,colui che è al massimo del successo. Renzi, per l’appunto. E infatti ieri Monti ha cercato di mettere il cappello sul governo del segretario Pd: «Tranquilli, sta applicando la mia agenda», ha detto, comparendo in tv.

Che è un po’ come se voi chiamaste un pediatra per il bambino malato e in tv comparisse Erode a dire: «Tranquilli, gli ho spiegato io come fare». L’altro, Enrico Letta, s’è scongelato da un lungo silenzio ed è comparso ad Acquisgrana per un discorso tutto in salsa europeista.

E ci ha tenuto ad applaudire il risultato elettorale di Renzi che, insieme alla Merkel, «ha fatto argine al populismo». Meno male che Matteo c’è, insomma, dice Enrichetto. Non la pensava allo stesso modo qualche mese fa, quando gli lasciò il campanellino di Palazzo Chigi con una delle cerimonie di passaggio delle consegne più gelide che la storia repubblicana ricordi.

Letta, allora, sbattè la porta furibondo, e sparì. Adesso torna con un generoso apprezzamento al leader del Pd, proprio mentre (guarda caso) le indiscrezioni lo danno candidato per il Pd a una carica in Europa.

Beh, almeno lui salta sul carro del vincitore per una poltrona importante. C’è gente, di questi tempi, che lo fa per molto meno. Ormai,infatti,la corsa al renzismo è diventato un genere letterario. Quando lunedì, subito dopo la notte elettorale, avevamo lanciato il primo allarme per il virus dilagante, non immaginavano che sarebbe arrivato fino a questo punto. La direzione del Pd di ieri sembrava immersa nella melassa.

Il commento più critico era: «Matteo ha sempre ragione». Fassina ha aperto la mattinata con cappuccino, brioche e un’intervista a Repubblica che era un incrocio fra un’autocritica staliniana e una seduta psicoanalitica:

«Ho sbagliato, Matteo è l’uomo giusto al posto giusto», ha detto.

Il resto del giorno è stato all’altezza della colazione: una sfilata in ginocchio, un’overdose di saliva, applausi e ovazioni a non finire.

Mancava solo la candidatura di Renzi a terzo Papa (in fondo ce ne sono due, e non c’è il due senza il tre) e poi avremmo visto di tutto. Al di là di ogni immaginazione: quello che fino all’altro giorno era un covo di vipere, si è trasformato in un gregge di pecorelle che belano felici dietro San Matteo l’Imperatore. Negli ultimi mesi si sono convertiti uno dopo l’altro (meglio: una poltrona dopo l’altra) Franceschini, Orlando, Mogherini, Speranza, Orfini, Bettini, Picierno, ora tocca a Bersani, D’Alema,Veltroni, pure Cuperlo simpatizza, di Fassina abbiamo detto.

Non c’è più niente che si mette di traverso al Partito Democratico, pare che persino le noccioline del bar preferito dai dirigenti del partito si siano messe d’accordo per andar giù lisce, senza quelle fastidiose deviazioni nella trachea che suscitavano inutili irritazioni.

La parola d’ordine del partito è nota: unanimità conclamata, azzerbinamento assicurato. Ma pure Letta? E pure Monti? Pure gli ultimi due premier,cioè? Quelli rispetto ai quali Renzi doveva segnare il cambio di marcia, l’inversione di tendenza, il ribaltamento totale? Fatemi capire: se Letta approva Renzi, se Monti dice che c’è continuità fra i suoi governi, allora dove sta tutta’sta rivoluzione? Perché abbiamo fatto tutto’sto cinema? Solo perché Maria Elena Boschi, in quota passerella, sfila assai meglio che la Fornero? Solo perché Marianna Madia ha la faccia più telegenica della Cancellieri? È stato un trucco estetico? Un inganno? Se Monti, come dice, aveva capito tutto perché ci ha portato nel baratro della recessione?

Il Professor Disastro sostiene di aver intuito che la politica non fa per lui (ci ha messo un po’ ma ci è arrivato). Poi però aggiunge che passerà il resto del tempo a dare consigli a Matteo. Che cos’è? Una minaccia? Ma sì, Monti che dà consigli e Letta che lo abbraccia, D’Alema che lo benedice e Veltroni che lo sostiene. Che cosa manca a Renzi? Chi deve rispondere ancora all’appello per salire sul carro dei vincitori? Forse Grillo? Ecco sì: il leader 5 Stelle viene dato in fuga a Bibbiona, piuttosto nervoso, prende a sportellate i giornalisti, poi chiede scusa, s’irrita con il suo movimento, non riesce a digerire la sconfitta. È nelle condizioni giuste per convertirsi. Già vediamo l’annuncio:«Basta con questa storia dell’ebetino. In fondo io l’ho sempre detto che sono per la rottamazione…».

E tutti vinsero, renziani e contenti. Con l’agenda di Monti in mano. E Letta che giura che non vedeva l’ora di andarsene da Palazzo Chigi, figuriamoci, l’ha fatto volentieri, quella storia del campanello, dell’amarezza, ebbene se la sono inventati i giornalisti perché lui in realtà sapeva già che sarebbe stata la scelta giusta quella di far posto a Matteo, il leader bravissimo, l’argine del populismo. Il nuovo che avanza ormai senza più nemici, ma con troppi amici. I più pericolosi, come è noto.