Rassegna Stampa

Renzquemada e l’elezione perduta: “Datti foco”. Davide Vecchi, Fatto Quotidiano

La vignetta pubblicata dal Fatto Quotidiano

La vignetta pubblicata dal Fatto Quotidiano

ROMA –  “Matteo Renzi una volta ha perso le elezioni – scrive Davide Vecchi sul Fatto Quotidiano – E le ha perse a causa della sua incontinenza da esternazioni: fu sconfitto dalle risate. Era il 1991. La prima campagna elettorale cui prese parte l’attuale sindaco, segretario democratico e premier fu la sfida per diventare rappresentante d’istituto al liceo Dante di Firenze”.

Il bomba, come era chiamato dai compagni di classe per le sue frequenti sparate, decise di candidarsi. Creò la lista “Al buio meglio accendere una luce che maledire l’oscurità” e impresse lo slogan anche sui pacchetti di fiammiferi (in versione sintetica: “Non maledire il buio, accendi una candela”) che poi distribuiva. Generando la reazioni più scontata: lo sberleffo.

IN QUESTI giorni in cui Firenze assiste stupita al balletto di nomine a incastro che il sindaco distribuisce per affidare la guida della città senza intoppi al suo successore designato Dario Nardella, dagli armadi i suoi ex compagni di scuola tirano fuori i ricordi: “Se lo sfotti perde, è ovvio; il problema è se lo prendi sul serio, ma basta riderne e diamine se fa ridere”, dice oggi Giacomo Forno, avversario di Renzi alle elezioni scolastiche del ‘ 91 con la lista Carpe diem. “Al suo slogan si rispondeva ‘datti foco’, ma tutti eh”, dice. “Vincemmo? Lo stracciammo poverino, però poi lo ripescammo come ultimo degli eletti perché era talmente democristiano che ci serviva: intratteneva ottimi rapporti con il preside; ma prima lo massacrammo”.

Su Il Divino, mensile scolastico, Renzi si conquistò una vignetta nella quale era ritratto con i cerini sopra la scritta Renzquemada e vestito da cardinale Torquemada, l’inquisitore spagnolo. Non fu l’unica. Due anni dopo, ricorda ancora Forni che de Il Divino è stato redattore, “lo disegnammo anche vestito da Papa: ormai si conosceva bene il ragazzo, era un democristianone a bandiera”. Cioè? “Girava a ogni alito di vento, ovvio”. Un anno Renzi organizzò un torneo di calcio e lo chiamò freedom “ma perché era la traduzione in inglese di Libertas, ci spiegò, quella fondata da De Gasperi”. Sempre sul giornale finirono poi le foto di una gita a Budapest: i compagni lo svegliarono tirandogli secchiate d’acqua e poi pubblicarono la sequenza sempre sul giornale della scuola. Ma avevano 18 anni. E Renzi di elezioni non ne ha perse più. “E ora fa di tutto per evitare che le perda Nardella”, dice Tea Albini. Albini è consigliere comunale del Pd e soprattutto è la prima dei non eletti alla Camera quindi erediterà da Nardella lo scranno da deputato. Sempre che lui presenti le dimissioni alla presidente Laura Boldrini. Albini già nel 2011 aveva sostituito Franco Ceccuzzi quando lasciò Montecitorio per diventare sindaco di Siena “e guardi che è successo”. La signora non le manda a dire. Ed è piuttosto “arrabbiata”, dice, “perché per garantire una vittoria sicura a Nardella stanno snaturando le primarie: fatte così non hanno senso”. La questione è semplice: “La candidatura di Nardella è forte; quelle che gli vengono contrapposte sono debolissime e il risultato è scontato sin da ora: Nardella vincerà facile”. I due sfidanti sono Alessandro Lo Presti e Iacopo Ghelli. Ieri hanno presentato le 400 firme al comitato e se saranno valide il 23 marzo i fiorentini potranno votare le primarie. “Primarie finte; senza nulla togliere a Lo Presti e Ghelli, due persone bravissime per carità, ma candidati debolissimi; meglio non fare le primarie e candidare Nardella a sindaco direttamente, perché Renzi vuole prendere in giro i nostri elettori, gli iscritti?”. CHISSÀ. Eppure il premier conosce i mali del Paese. Ne scriveva già nel 1993 sempre su Il Divino. Per fotografare la crisi partitica post tangentopoli, si inventò il ritorno in Italia, dopo anni all’estero, del signor Gino. “Vedeva personaggi che avevano rivestito ruoli di grande importanza negli anni trascorsi, professare (…) l’abolizione dei partiti. Martelli con la faccia da bravo scolaretto si presentava come uomo del rinnovamento e si preoccupava di far sapere al mondo intero che lui non sapeva niente delle mazzette: la colpa era del sistema e lui, ovviamente, non ne faceva parte. Il signor Gino con in mano una copia di Repubblica vagava con la mente, meditando sulla faziosità di certi organi di stampa, quando si rese conto di come i gruppi di potere e le lobby economiche influissero sulla vita sociale del Paese e si preoccupò di ciò che sarebbe accaduto con la legge elettorale maggioritaria e uninominale”.

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