Riforma PA: aboliti i segretari, restano i dg

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Gennaio 2015 8:22 | Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio 2015 8:22
Marianna Madia

Marianna Madia

ROMA – “Confermata l’abolizione dei segretari comunali, ma introdotta la conferma dei direttori generali” scrive Luigi Oliveri per Italia Oggi.

Scrive Oliveri: Gli emendamenti al disegno di legge delega per la riforma della pubblica amministrazione riescono in un piccolo capolavoro: confermano l’abolizione di una figura che svolge funzioni obbligatorie, mentre nello stesso tempo fanno salva una figura solo eventuale, che svolge funzioni a loro volta non obbligatorie. Uno dei punti di maggiore criticità e delicatezza del ddl è la scelta, del resto annunciata nella famosa lettera di 44 punti inviata dal premier e dal ministro Marianna Madia ai dipendenti pubblici, di eliminare la figura dei segretari e comunali. Decisione quanto meno poco coerente con l’intenzione di potenziare la normativa anticorruzione, della quale i segretari, per legge responsabili anticorruzione e della trasparenza, sono un fulcro fondamentale. Come, del resto, fondamentale è la loro opera a garanzia del coordinamento dell’attività amministrativa e, soprattutto, della legittimità complessiva dell’operato degli enti locali. Per i segretari comunali la strada segnata è l’abolizione della figura e la confluenza nell’albo dei dirigenti locali in una sezione speciale a esaurimento, in modo che non esista più lo status di segretario comunale: la funzione potrà essere oggetto di incarichi dirigenziali, non necessariamente, per altro, concentrati in un’unica funzione dirigenziale (…) I direttori generali, nonostante la loro scarsissima utilità, sono costati carissimo: basti ricordare gli esempi di piccolissimi comuni che conferivano incarichi a direttori generali da decine di migliaia di euro l’anno, per soli pochi giorni la settimana, pesantemente censurati in particolare dalla Corte dei conti della Lombardia. Tanto da indurre nel 2009 all’abolizione dei direttori generali nei comuni fino a 100.000 abitanti; una vera e propria certificazione del fallimento di tale istituto.