A Rignano tutti assolti, Br terroriste? no: sovversive, ma 100 mila di mancia…

Pubblicato il 29 Maggio 2012 11:34 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2012 12:16

La notizia più importante oggi non riguarda le partite di calcio truccate né gli scandali vaticani, ma che i cinque imputati di abusi su bambini a Rignano Flaminio (Roma), sono stati assolti tutti “perché il fatto non sussiste”. Messaggero: “Asilo di Rignano, tutti assolti”, Stampa: “Non ci fu violenza sui bambini”, Corriere della Sera: “Non ci furono abusi, maestre assolte”. Ma, titola Repubblica, se è “finita la caccia alle streghe” e non ci furono abusi, “i genitori protestano”.  Il Fatto, un po’ nascosto: “Assolte le maestre. Dopo sei anni la verità di Rignano”. Libero va oltre: “Rignano, la disfatta dei pm. I nostri non sono mostri”

Si tratta di una notizia che ci ridà fiducia nella giustizia: già è ingiusto che cinque persone, tre maestre, il marito di una di loro, una bidella, siano state trascinate in questo calvario di fango per tanti anni sulla base di una suggestione collettiva basata sulla parola di bambini ai quali uno non chiederebbe nemmeno dove si trova il fornaio, fomentata da genitori e assistenti sociali e che ha trovato forse troppa credibilità in giornalisti per i quali la parola degli accusatori troppo spesso è sentenza. Chi ha letto il limpido e lucido libro di Claudio Cerasa “Ho visto l’uomo nero” non aveva dubbi che sarebbe andata così. Ma sentirlo in un’aula di giustizia tira su il cuore.

Lo scandalo del calcio domina le prime pagine ed è il titolo di apertura dei principali giornali. Non solo la Gazzetta dello Sport: “Calcio scommesse. La retata”, con foto di Domenico Criscito e Giuseppe Sculli a colloquio con tre omoni in jeans e camicia blu che sarebbero gli scommettitori. Ma anche Il Mattino parla di “grande retata”; Corriere della Sera: “Nove giocatori e Conte accusati di associazione per delinquere. 19 arresti. L’inchiesta investe seria A e azzurri”. Repubblica: “Scommesse, terremoto nel calcio. Quindici arresti. Lo scandalo colpisce la nazionale, indagato anche Conte. Criscito filmato con fli “zingari”, non giocherà agli Europei. In cella il capitano della Lazio Mauri e Milanetto, Sotto inchiesta Bobo Vieri”. Messaggero: “Partite truccate, bufera sul calcio. Blitz della polizia nel ritiro della nazionale a Coverciano”. Idem su Stampa, Fatto Quotidiano, Giornale. Il Secolo XIX, tra titoli e foto, occupa quasi tutta la prima: “Non ci divertite più” e lo dice con ragione, visto come Genova ci sia dentro. Anche il Sole 24 Ore sembra scosso dall’evento: “Calcio a rischio crack, perdite per 428 milioni”.

La cosa fa schifo, ma non sorprende. Non è la prima volta. Chi non ricorda o non ha sentito parlare di quella cinematografica sceneggiata delle auto della polizia che bloccarono in contemporanea gli stadi di mezza Italia? E non sarà certo l’ultima che si scopre che i calciatori si vendevano le partite, tanto che quando uno assiste in diretta a come si determinano certi risultati o ne legge a volte non può fare a meno di pensare che ci sia stata sotto una combine. Però uno si domanda sempre perché ora e non un mese fa o tra un mese.

E poi uno osserva anche che alla fine, in attesa dei processi che troppo spesso finiscono in nulla, a patirci è l’immagine della nostra povera Italia, ancora una volta confermata “non donna [non nel senso di femmina ma di padrona] di provincie ma bordello”. Nessuno pensa che queste cose possano succedere anche dalle altre parti, invece è un fenomeno mondiale, Germania in testa, che non riguarda solo il calcio. L‘Europa è un verminaio, al punto che un mese fa il Parlamento europeo ha approvato una invocazione per “la fine delle combine nelle partite”. Questo non per sminuire le colpe che saranno accertate e anche quelle morali che non dipendono dai giudici ma dai nostri valori, ma per inquadrare le cose in una prospettiva meno parrocchiale.

A proposito di giustizia, si segnala questa sulla prima del Sole 24 Ore: “Nuove Br, 11 condanne in appello. Ma non c’è la finalità terroristica. Le nuove Brigate rosse non sono un gruppo terroristico, anche se è un’associazione sovversiva che ha agito con le armi contro lo Stato. Lo ha deciso la Corte d’Assise d’Appello di Milano che ha emesso 11 condanne fino a undici anni e mezzo di carcere, con pene ridotte per tutti. Al processo nuove minacce al senatore Pd Pietro Ichino”. Fa strano, una volta di più, la distanza fra le aule giudiziarie e le parole, anche quelle autorevoli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che trasformano un rudimentale, ancorché mortale, ordigno in un cassonetto a Brindisi in un ritorno alla strategia dell’orrore.

Libero fa la sintesi tra i due scandali del giorno: “Calcio e Vaticano: non c’è più religione”. Repubblica fa capire meglio il mistero, al centro c’è “la grande guerra dello Ior” e la Stampa aggiunge: “Dopo Gotti il Papa pensa a un tedesco” che non è un gioco di parole, ma una notizia: “Tietmeyer, ex Bundesbank, potrebbe pacificare le faide”.

Libero stuzzica Equitalia: “Inflessibile con i cittadini, indulgente con se stessa. Ecco le tasse non pagate da Equitalia”.

Poi alcune notizie su fatti destinati a durare nel tempo.

Sole 24 Ore: “Sfida per la banda larga: accordo Cdp-Metroweb Telecom avanti da sola. Il Fondo strategico, emanazione della Cdp e quindi del Governo, investe sulla banda larga di Metroweb 500 milioni. L’obiettivo è portare l’internet veloce in tutta Italia, sul modello di quanto già fatto a Milano. Ma la mossa ha una forte valenza politica, visto che allo stesso tempo Telecom Italia sta portando avanti un progetto alternativo a Metroweb. L’attesa è che la sfida sulle reti possa trasformarsi in un’alleanza”.

Ancora sul Sole un articolo che in altri giorni sarebbe stato in apertura su tutti i giornali: ”

“Paese in difficoltà, ritrovare la crescita” di Nicoletta Picchio. “Squinzi: per i crediti Pa non bastano 30 miliardi. I 30 miliardi promessi dal Governo per rispondere all’emergenza dei crediti delle aziende verso la Pubblica amministrazione non bastano”. Il neo presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, ha anche “sottolineato le difficoltà attraversate dal Paese e la necessità di ritrovare la crescita”.

Sotto questo titolo, una nuova puntata nella lotteria dei numeri del Governo: “Piano per la spending review: a giugno 4,2 miliardi di tagli. Due terzi dei risparmi arrivano da sanità e forniture”. Oggi sono 4, ieri erano 100, domani chissà.

Consoliamoci col Giornale dei Berlusconi, umiliati nella loro tirchieria brianzola da un vero signore, un miliardario (lo si presume tale, quanto meno) dal Pakistan, che al Billionaire di Montecarlo ha speso 150 mila euro in champagne e altre bibite del genere proibito da Maometto e poi, al momento di pagare, a quanto informa Eleonora Barbieri, ha lasciato una mancia da 100 mila euro. Capito quei genovesi che all’estero si fanno inseguire dai camerieri in strada perché non lasciano quei pochi dollari di mancia che sono quasi contrattuali?

Giornali europei. International Herald Tribune, edizione mondiale del New York Times: la maggioranza degli europei, secondo un sondaggio di Pew Research Center, vuole che l’euro rimanga. Sorpresa: quelli che lo vogliono di più sono i greci, 71 a 29 per cento, quelli più tiepidi sono gli italiani, con un tiepido 52 a 40 e il maggior carico di indeciis.

Herald Tribune e Wall Street Journal: Tony Blair si è presentato in tribunale a Londra per spiegare i motivi che lo indussero a un rapporto non conflittuale con il tycoon Rupert Murdoch, padrone di Sky, e con i suoi giornali. Infatti quello di Blair è stato il primo e unico Governo di sinistra a non essere contrastato, anche con violenza estrema, dai giornali dell’impero Murdoch. La comparsata di Blair è stata però rovinata da un cittadino che dall’area riservata al pubblico ha chiamato Blair “criminale di guerra”, per il sostegno dato a George Bush nell’invasione dell’Iraq.