Rimpasto Governo. Esteri: Alfano, Pinotti o Lapo Pistelli? Interni a Delrio?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Settembre 2014 13:51 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2014 13:51
Matteo Renzi (foto Lapresse)

Matteo Renzi (foto Lapresse)

ROMA – Non chiamatelo rimpasto, Matteo Renzi non lo vuole, ma i giornali ne parlano apertamente.

Siamo di nuovo alla roulette dei nomi. Per il Messaggero non ci sarà rimpasto ma solo la promozione di Lapo Pistelli, attuale vice ministro degli Esteri e mentore negli anni della gioventù di Matteo Renzi.
 
Per Repubblica lo schema sarà più complesso: ministro degli Esteri, al posto di Federica Mogherini che va in Europa diventerà Angelino Alfano, così liberando il posto di ministro dell’Interno per Graziano Delrio.
Cosa potrebbe succedere nel post Delrio a Palaenzi si fida di più dentro il Governo, oggi parcheggiato nella delega all’Editoria, un po’ poco.
Sullo sfondo la posizione di Stefania Giannini all’Istruzione, che Matteo Renzi vorrebbe sostituire a prescindere.
Secondo Goffredo De Marchis, di Repubblica,
“Matteo Renzi non usa le parole della vecchia politica e dice invece «Vorrei rimescolare il puzzle» ma la sostanza non cambia. A Palazzo Chigi, dopo il successo della nomina di Federica Mogherini in Europa, si pensa un rimpasto e non a una semplice sostituzione del ministro degli Esteri. Cioè a un movimento di pedine più corposo in previsione di un mandato lungo “mille giorni”.
Ufficialmente, nel programma dei mille giorni di Matteo Renzi non c’è il rimpasto:

“Renzi ripete a tutti i suoi interlocutori che c’è tempo per decidere chi prenderà il posto della Mogherini. Ma questo tempo serve anche ad aprire un tavolo con gli altri partiti della maggioranza per cercare di far girare la ruota anche in altri dicasteri.
Si parte dalla Farnesina e si parte da Angelino Alfano.
Matteo Renzivuole convincerlo a lasciare la poltrona del Viminale. Aveva già provato a farlo al momento della formazione dell’esecutivo, a febbraio. Non riuscì nell’impresa evitando sola la conferma della carica di vicepremier. Adesso tornerà alla carica garantendo al leader di Ncd il ministero degli Esteri, cioè un posto di pari peso. «Proveremo a fare breccia», ha detto Renzi ai suoi collaboratori.
È un dossier, quello del rimpasto, non ancora sul tavolo. Alfano per esempio non ha ancora ricevuto nessun segnale diretto da Renzi. Ma a Palazzo Chigi qualcuno ha già iniziato delle riflessioni.
È vero che il Quirinale preferirebbe una semplice sostituzione. È la strada maestra, non si aprirebbe nemmeno la discussione sull’eventuale nuovo voto di fiducia a un governo rimpastato. Lo spostamento di Alfano alla Farnesina e la sua sostituzione agli Interni con Graziano Delrio sarebbe un normale avvicendamento interno alla stessa squadra di governo.
Più delicata l’ipotesi di toccare altre caselle. Come l’Istruzione, dove Stefania Giannini appare in bilico. Dove Renzi vorrebbe mettere una donna del Partito democratico perché ai suoi colleghi di partito ha detto chiaramente: «La scuola deve diventare un tema costitutivo del Pd».
Agli Esteri il favorito rimane Lapo Pistelli. Ma se Alfano fa un’apertura, quel posto è suo.
In alternativa ci sono altre donne. Per Roberta Pinotti sarebbe solo un cambio dentro la stessa squadra e per la Difesa si fa ancora il nome di Alfano. Diverso il discorso per Marina Sereni, vicepresidente della Camera, e per Elisabetta Belloni, oggi direttore del personale della Farnesina.

Secondo Mario Ajello del Messaggero di Roma, appena Matteo Renzi sente la parola rimpasto

“risponde con una smorfia di fastidio anti-politichese. Giusto una sostituzione, ecco che cosa avverrà – ma non adesso, tra due mesi e «c’è tutto il tempo per pensarci», parola di Matteo – dopo il trasloco di Federica Mogherini dalla Farnesina al ruolo di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea.
Renzi minimizza la questione della scelta del nuovo ministro degli Esteri italiano, e la promozione di Lapo Pistelli dall’incarico di vice a quello di titolare del dicastero sembra al momento l’ipotesi più semplice e più probabile.
Questa promozione dell’esponente fiorentino del Pd, amico storico di Renzi ma non appartenente al cosiddetto Giglio Magico, suo mentore a suo tempo ma anche rivale nelle primarie del 2009 per la scelta del sindaco di Firenze vinte da Matteo Renzi, sarebbe una sorta di chiusura del ciclo dei rapporti tra i due.
Renzi fu portaborse e assistente parlamentare di Pistelli, poi questioni politiche e personali li hanno divisi ma quando Matteo è diventato premier e Lapo era già viceministro alla Farnesina lì è stato lasciato e dunque la ricucitura è cominciata già da un po’.
Poi, magari, un vero rimpasto Renzi lo dovrà fare. Ma questo dipenderà dalla performance del suo governo e dall’eventualità che la crisi diventi così spaventosa da richiedere non più un governo iper-personalizzato nella figura di Matteo ma una squadra attrezzata anche con nuovi innesti. Per ora, ad Alfano niente Farnesina (sarebbe una diminutio insopportabile per Ncd), la Serracchiani non è in partita e si auto-esclude, la carta Andrea Guerra, top-manger di Luxottica in uscita, sembra accattivante ma impraticabile (anche per questioni di soldi: un ministro guadagna 50 volte di meno di un manager del suo livello) e nemmeno Roberta Pinotti o Marina Sereni paiono in pole position per il dopo-Mogherini”.