Rischio Tasi anche per gli esenti, Roberto Petrini su Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 gennaio 2014 10:52 | Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2014 10:52
Rischio Tasi anche per gli esenti, Roberto Petrini su Repubblica

Rischio Tasi anche per gli esenti, Roberto Petrini su Repubblica

ROMA – Scongiurato il rischio Imu (“grazie alla saggezza della presidente della Camera Laura Boldrini” scrive Repubblica) adesso, all’orizzonte, compare la Tasi.

L’articolo di Roberto Petrini:

Il sospiro di sollievo non è di poco conto: la lunga e contrastata telenovela che ha segnato la tassazione sulla casa negli ultimi dodici mesi è stata segnata da stop, retromarce, cambiamenti di nomi e sigle, fino all’ultima coda della mini-Imu con code ai Caf e disagi. La sorpresa di dover pagare metà dell’Imu dello scorso anno, circa 2 miliardi, avrebbe messo ko i contribuenti italiani.
Ma nonostante lo scampato pericolo di ieri, non è ancora finita. I primi bilanci dell’accordo Anci-governo sulla Tasi 2014 indicano che da quest’anno, se non saranno introdotte modifiche, la categoria degli esenti (perché hanno una casa modesta) sparirà; inoltre in circa 2.500 Comuni si rischia di pagare di più rispetto all’Imu del 2012.
La nuova intesa governo-Comuni prevede il ritorno parziale delle detrazioni solo nei Municipi che, una volta raggiunto il tetto massimo del 2,5 mille, ricorrano alla maggiorazione mobile fino allo 0,8 per mille: si rischia così di cancellare la categoria degli esenti totali.
Secondo i calcoli della Uil servizio politiche territoriali sono infatti circa 2,5 milioni gli esenti-Imu del 2012, che riuscivano a non pagare nulla perché, potevano beneficiare della detrazione fissa di 200 euro, avevano case con basse rendite e i sindaci avevano imposto aliquote basse. Ebbene con il nuovo schema, che dovrà essere tradotto in un decreto, i Comuni “virtuosi”, cioè quelli chehanno imposto aliquote basse, non avranno a disposizione risorse da destinare alle le detrazioni (i 500 milioni destinati dalla legge di Stabilità a questo scopo sono stati infatti dirottati sui bilanci generali dei Municipi per coprire «buchi» vari). Dunque in base al principio, sancito dall’intesa, che i Comuni potranno introdurre le detrazioni solo a condizione di elevare le aliquote oltre il 2,5 per mille, i sindaci «moderati» sul piano fiscale non potranno fare sconti alle famiglie disagiate.
L’altro aspetto emerso dal «focus» di ieri della Uil servizio politiche territoriali riguarda il peso maggiore della Tasi rispetto all’Imu 2012. Di fattocirca 10,5 milioni di contribuenti, il 50 per cento del totale, rischiano di pagare di più. In questa condizione potrebbero trovarsi i cittadini di quei 5.262 Comuni che nel 2012 hanno tenuto l’aliquota al minimo del 4 per mille e oggi, desiderosi di recuperare risorse da destinare alle detrazioni, vengano invogliati a portare l’aliquota al massimo del 3,3 per mille. In particolare esistono circa 2.484 Comuni dove l’Imu media nel 2012 non superava il gettito di 100 euro: ebbene in questi Municipi anche con una aliquota «virtuosa» della Tasi (ad esempio all’1,5 per mille) ci potrebbe essere una aggravio dai 20 ai 70 euro.