Tasse, riscossione privata “Far west”: Claudio Gatti, Sole

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Settembre 2015 17:51 | Ultimo aggiornamento: 28 Settembre 2015 18:50
L'articolo del Sole 24 Ore

L’articolo del Sole 24 Ore

ROMA – “In Italia – scrive Claudio Gatti sul Sole 24 Ore – abbiamo sicuramente un problema di tasse. Come sanno tutti sono troppe, esorbitanti e da molti non pagate.
Insomma, nonostante il nome dell’agenzia responsabile della riscossione – Equitalia – nel nostro Paese non c’è equità. E neppure rigore. In compenso abbiamo esattori privati che si arricchiscono personalmente con il denaro pubblico”. L’articolo di Claudio Gatti:

Il dramma è che, per chi paga le tasse, le cose rischiano addirittura di peggiorare. Il crollo della riscossione involontaria fa infatti temere altre legnate erariali per i contribuenti coscienziosi. Come è spesso il caso, le responsabilità principali sono della nostra classe politica. Che non ha mai saputo affrontare la radice del problema, e cioè la bassa qualità dell’elaborazione e della riscossione dei tributi locali.

Davanti alle follie delle cartelle pazze – in gran parte attribuibili a dati lacunosi provenienti dai Comuni – il Parlamento ha demagogicamente risposto indebolendo gli strumenti a disposizione dei responsabili della cosiddetta riscossione coattiva, cioè delle tasse non pagate.

A dirlo è la Corte dei Conti. Nel suo ultimo “Rendiconto generale dello Stato” si legge che la raccolta del 2014 “ha risentito degli effetti conseguenti alle modifiche normative intervenute negli ultimi anni che, destinate ad accrescere le tutele dei debitori, hanno di converso comportato una non secondaria compressione (oltre che dilatazione nel tempo) della capacità di recupero degli agenti della riscossione”. Altrettanto chiaro parlano i numeri: nel 2010 erano stati recuperati quasi nove miliardi mentre l’anno scorso poco più di sette. A fronte di un carico accumulato e non riscosso che al 31 dicembre 2014 era arrivato a 686 miliardi. In altre parole, si è riscosso appena l’1,1% del cosiddetto montante. E quest’anno gli esperti consultati da Il Sole 24 Ore prevedono una raccolta ancora inferiore (…) Se la riscossione pubblica ha il raffreddore, quella privata ha la peste bubbonica. Anche perché da sempre opera in regime da Far West, cioè praticamente senza requisiti normativi degni di questo nome. Risultato: gli abusi sono andati alle stelle, con amministratori, dirigenti e proprietari di praticamente tutte le agenzie di riscossione private al centro di inchieste giudiziarie per frode o peculato.

Come recita la homepage del suo sito, “con 1.200 amministrazioni servite”, Aipa è la seconda maggiore società di riscossione in Italia dopo Equitalia e la prima di quelle private. Ma nell’ultimo anno e mezzo il suo presidente e dominus Daniele Santucci non è stato impegnato a riscuotere tributi bensì a evitare la galera, dove la procura di Milano puntava a sbatterlo per essersi indebitamente appropriato dei denari dei contribuenti di centinaia di Comuni (vedi anche box su Poste Tributi). E venerdì 11 settembre, con rito abbreviato, il Tribunale di Milano lo ha condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione, al risarcimento del danno e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per peculato continuato.
Secondo la Guardia di Finanza di Lecco, che ha condotto l’indagine per conto sia della procura ordinaria sia di quella contabile, Aipa versava il denaro pubblico su suoi conti privati senza contabilizzarli e poi suoi funzionari mettevano parte di quelle somme nella disponibilità di Santucci (noto alle cronache imperiesi per essere socio in affari di Piercarlo Scajola, figlio di Claudio).

Con quei soldi Santucci è stato accusato di aver acquistato un allevamento di cavalli a Pira a Castelveccana, uno dei luoghi più belli della sponda lombarda del lago Maggiore, e un ranch in California. Oltre a varie auto di lusso, le Fiamme Gialle gli hanno trovato – e prontamente confiscato – un tesoro fatto di monete d’oro e lingotti d’argento per un valore totale di quasi quattro milioni di euro.
Non meno sconcertante è la vicenda di Giuseppe Saggese, ex amministratore delegato di Tributi Italia, oggi al centro di un fascicolo aperto a Chiavari dal procuratore Francesco Cozzi e poi trasferito a Roma dove i Pm Stefano Pesci, Paola Filippi e Francesca Loy sono in procinto di presentare l’avviso di conclusione delle indagini e con tutta probabilità chiedere il rinvio a giudizio di Saggese per bancarotta e peculato.

Nella sostanza, l’ex Ad di Tributi Italia avrebbe “distratto” oltre 10 milioni di euro di tasse versate alla sua società dai contribuenti di vari Comuni. Nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto di Saggese viene riportata una dichiarazione di un suo collaboratore, tale Roberto Pianetti, che dice: “Ricordo che ancor prima che mi venisse consegnata la rendicontazione il sig. Saggese Giuseppe, per il tramite della sua segretaria, Schenone Maria Grazia, prelevava dai conti correnti postali circa 10.000,00 euro al giorno in contanti” (…).