Rita Pavone sui talent show: “Tra 50 anni li ricorderanno?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Novembre 2015 12:46 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2015 12:46
Rita Pavone sui talent show: "Tra 50 anni li ricorderanno?"

Rita Pavone sui talent show: “Tra 50 anni li ricorderanno?”

ROMA –  Rita Pavone parla di talent show. Lo fa in una lunga itervista a Rita D’Onghia per il Fatto Quotidiano in cui oltre a presentare il suo libro parla del fenomeno musicale e televisivo del momento. Lo fa in modo pungente dicendo, tra le altre cose a proposito dei concorrenti che inseguono la notorietà: “Bisogna vedere se tra 50 anni qualcuno si ricorderà di loro”.

Posso dire di aver partecipato al primo talent della storia: il Festival degli sconosciuti ad Ariccia. Era il 1962 e io avevo 17 anni. In una sola serata si determinava il futuro. I ragazzi che vincono i talent di oggi? Bisogna vedere se tra 50 anni qualcuno si ricorderà di loro”.

Alla tenera età di 70 anni, Rita Pavone è ancora una ragazza. Reduce dal successo di Masters, il disco “che mi ha fatto scoprire a chi non mi conosceva e che ha fatto stupire chi già mi amava”, e da poco in libreria con Tutti pazzi per Rita, autobiografia accurata e divertente scritta col giornalista Emilio Targia, “Pel di carota” sta scaldando i motori.

Cantante, attrice, conduttrice, autrice. Come si definirebbe oggi Rita Pavone? Una entertainer, una che intrattiene il pubblico in ogni campo. Un artista deve saper fare un po’ di tutto. Cantare è l’ingrediente principale del mio piatto, ma intorno – a dare maggiore profumo – ci sono tutte le altre pietanze.

Da cosa deriva la sua forza? Sono la terza di quattro figli, mio padre era un operaio della Fiat, mia madre una casalinga. Subito dopo la guerra c’era tutto da ricostruire. E per una ragazzina semplice era impensabile poter immaginare un futuro da numero uno. Mio padre è stato determinante perché ha sempre creduto ferocemente in me, è stato il mio primo fan. Mi portava al cinema, mi comprava i dischi, ha alimentato e dato un senso al mio amore per il canto. Senza la sua testardaggine, probabilmente Rita Pavone non ci sarebbe stata.

Lei ebbe un exploit da giovanissima. Ma la sua carriera ha poi conosciuto anche momenti bui. Si può dire che è stata tutta una gavetta?  All’epoca non c’era una sede creata apposta per te dove rinchiudersi per tre mesi. C’era un lavoro duro da fare, uno spazio da cercare ogni giorno. Oggi i talent, che certo rappresentano il progresso, partono allo stesso modo: uno arriva e altri ventimila rimangono fuori. Però il problema non è arrivare, è rimanere. E per farlo bisogna che questi ragazzi non diano nulla per scontato, che imparino sempre qualcosa di nuovo. Tra 50 anni potremo dire se ce l’h a nno fatta. I grandi artisti, come ha fatto lei tante volte o come hanno appena fatto Gianni Morandi e Claudio Baglioni, sono capaci di mettersi in gioco e lavorare in coppia.

Il successo non provoca gelosie? Dipende dall’intelligenza di chi frequenti. La condivisione è interessante, si studia l’altra persona e si ha modo di comprenderne il successo. Non ho mai capito l’individualismo. Duettando, oltre tutto, puoi incuriosire il pubblico che è venuto per l’altro artista, e che magari conoscendoti inizia ad amare anche te. Ed è uno dei modi per far vendere ancora i dischi, che non si vendono più. E quali sono gli altri? Più si andrà avanti, meno esisterà il disco. Un tempo nel vinile c’era solo la musica, oggi si può avere tutto insieme. Ognuno si crea la sua compilation, anche con artisti diversi. Bisogna trovare una formula di pagamento per tutto questo, ma credo che indietro non si torni. Anche se vuole mettere la soddisfazione di uscire da un negozio con un vinile nella busta?

Si è mai sentita tradita? Ci sono persone che non mi hanno amato, ma che sono state ricambiate con la stessa moneta. Però sono stata fortunata, ho incontrato autori che mi hanno regalato successi mondiali. Questo è un mestiere in cui il successo non viene perdonato, e allora ci si inventa qualcosa per tentare di incrinarlo.

Per esempio il fatto di considerarla una ragazzina asessuata? Mi hanno messo un marchio, e invece io avevo tutti gli ormoni che funzionavano maledettamente bene. A 16 anni ero piccola, il mio fisico non camminava in parallelo con la mia femminilità. Ma erano gli altri che non capivano. Mio marito, Teddy Reno, dice sempre: “L’abbiamo capito solo io e Umberto Eco”.

E le donne di oggi, come le vede? Nessuno ama le rughe. Solo che prima non c’era modo di toglierle. Una cosa però vorrei dire alle donne: sceglietevi chirurghi diversi, per non sembrare tutte uguali…

Qual è il futuro di Rita Pavone? Il disco Mastersè arrivato dopo quasi 9 anni di silenzio, in cui ho recuperato l’ado lescenza che non ho vissuto. Ho inciso il disco che avrei sempre voluto fare ma che nessuno si aspettava da me. Poi Targia mi ha convinto a scrivere il libro. Ora stiamo lavorando su una tournée in Brasile e la mia amica Lina Wertmüller mi ha voluto nel suo documentario Dietro gli occhiali bianchi: non è da tutti trovarsi accanto a Martin Scorsese…

Ha una sogno nel cassetto? L’unica cosa che mi è rimasta da fare: cantare a Londra. Voglio farlo finché la voce mi tiene così bene. Poi posso anche tirare i remi in barca. E i suoi fan glielo perdonerebbero? Allora facciamo così: chiamiamo lo spettacolo “Solo per una sera” e poi andiamo avanti all’infinito