Roberto Calderoli: “Gli immigrati li tenga il Papa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Agosto 2014 9:55 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2014 9:55
Roberto Calderoli: "Gli immigrati li tenga il Papa"

Roberto Calderoli (LaPresse)

ROMA – Roberto Calderoli si dice deluso da Papa Francesco, che lo aveva inizialmente entusiasmato: “Il patrimonio della Chiesa viene dai lasciti dei cittadini. Venga destinato agli italiani, non agli immigrati, che se provano ad entrare in Vaticano vengono arrestati. Il Papa li tenga a casa sua: a Bergamo non li vogliamo”.

L’intervista su Repubblica a firma di Concetto Vecchio:

Calderoli?
«Ma cosa vuoi che sono le otto di sabato sera del 23 agosto?».

Capire come si concilia il suo essere “profondamente cattolico” con l’invito al Papa di tenere in Vaticano gli immigrati.
«Allora, in Vaticano se entri senza permesso sei passibile di arresto, infatti io lì di rom o marocchini non ne ho mai visti. Quindi al Pontefice dico basta con la politica del “fate quello che dico io”, e sì invece a “quel che faccio”».

Non è il solito cinismo leghista?
«Per me questo è buonsenso. L’altro giorno ho sentito Feltri dire che spendiamo 12 miliardi per assistere gli immigrati, un punto del Pil. Son tutti soldi che regaliamo. E non abbiamo risorse per i nostri: per gli esodati, per i disoccupati, c’è una povertà in giro da spavento».

In Chiesa lei prega anche per i poveri?
«Sì, ma nessuno di noi ha delle risorse infinite: prima dobbiamo pensare a quelli di casa nostra. Quindi se li tenga in Vaticano e per favore non ce li mandi nella Bergamasca».

Papa Bergoglio agli inizi le piaceva.
«Sì, ma poi ha detto che i conventi vuoti dovrebbero servire alla carne di Cristo, e lì mi ha deluso».

Come mai?
«Perché i beni della Chiesa vengono da donazioni, lasciti, otto per mille, eccetera, e sono quindi destinati ai nostri figli o nipoti, non agli extracomunitari».

Ma non siamo tutti figli di Dio?
«Ma quelli lì che si spacciano per rifugiati in realtà sono irregolari, e io mi sono stufato».

Come fa a dirlo?
«Dai, lo sanno tutti!» (…)