Rassegna Stampa

Roberto Sandalo, il pentito che mise nei guai Cossiga

Roberto Sandalo, è morto il pentito che mise nei guai Cossiga

Roberto Sandalo, è morto il pentito che mise nei guai Cossiga

ROMA, 10 GEN – E’ morto ieri Roberto Sandalo, “il pentito rosso – scrive Il Giornale –  che mise nei guai pure Cossiga“.

L’articolo di Stefano Zurlo:

Pareva uscito dalla prei­storia e invece aveva so­lo 57 anni. Consumati a velocità forsennata.
Roberto Sandalo, un nome inciso nel­la storia sanguinosa del terrorismo italia­no, è morto nel car­cere di Parma per cause naturali. Non era un capo ma di Prima linea cono­sceva organigram­ma, covi e segreti. E quando fu arresta­to, nel 1980, mise a disposizione dell’al­lora giudice­istrutto­re Gian Carlo Casel­li, la sua prodigiosa memoria.
Ricorda Caselli, in pensione da po­chi giorni: «Patrizio Peci, il primo gran­de pentito degli an­ni di piombo che con le sue con­fessioniprovocò lo smantella­mento delle Brigate rosse, ci aveva parlato di un piellino che voleva passare con le Br. Il pielli­no fu identificato in Roberto Sandalo e Sandalo innescò a sua volta la distruzione di Pri­ma linea ».
Trent’anni dopo,le nuove ge­nerazioni non distinguono più le sigle che riempirono di mor­te le strade del Paese, ma Prima linea, nata da una costola di Lot­ta continua fra Milano e Sesto San Giovanni, si macchiò di omicidi atroci, come quelli del giudice Emilio Alessandrini, av­venuto a Milano il 29 gennaio 1979, e del dirigente Fiat Carlo Ghiglieno, abbattuto a Torino il 21 settembre 1979.
Sandalo, di origini astigiane, faceva parte proprio del grup­po di fuoco torinese, responsa­bile di un’interminabile serie di massacri e azioni di guerra: la più spettacolare l’occupazione per 45 minuti della Scuola di Formazione aziendale, conclu­sa con la gambizzazione di ben 10 persone, cinque professori e altrettanti studenti, feriti con due colpi a testa.
La cattura di Sandalo è un col­po mortale per l’organizzazio­ne che, a differenza delle Br, non aveva un capo riconosciu­to, come Mario Moretti o prima di lui Renato Curcio, ma leader sul campo. Figure carismati­che co­me Sergio Segio o Mauri­ce Bignami che firmano in cop­pia un’altra terribile impresa: l’eliminazione,dentro l’Univer­sità statale di Milano, del giudi­ce Guido Galli. Non solo: le rive­lazioni di Sandalo provocano un terremoto nel governo e si ar­ri­va ad un passo dall’incrimina­zione del premier FrancescoCossiga.
Sandalo infatti ha fatto anche il nome di Marco Donat Cattin, rampollo del ministro del lavo­ro Carlo, dc di lungo corso, e Cossiga informa in tempo reale Donat Cattin perchè metta in guardia il figlio.
La magistratura torinese spe­disce le carte del caso al parla­mento ma la richiesta di mette­re in stato d’accusa Cossiga vie­nerespinta. Quella vicenda se­gna comunque il declino politi­co di Donat Cattin. Prima linea scompare dai radar della crona­ca: capi e gregari finiscono in cella, in una serie di successive operazioni gestite dalla polizia che recupera così sui carabinie­ri. È stato infatti il generale del­l’Arma Carlo Alberto Dalla Chiesa a gestire Peci e la disarti­colazione delle Brigate rosse.
Sandalo, che ha personal­mente ucciso il vigi­le urbano Bartolo­meo Mana, freddato il 13 luglio 1979 nel corso di una rapina alla Cassa di rispar­mio di Druento (To­rino), esce in fretta: nel 1982 è già fuori. Lo chiamavano, ai tempi della militan­za terroristica, Roby il pazzo, e anche nel­la vita successiva la routine non fa per lui. Si sposta progressiva­mente su posizioni islamofobe e razziste, si proclama alla sua maniera difensore della civiltà cristiana e occiden­tale. Risultato: nel 2008 è di nuovo in prima pagina. Lo ar­restano per aver piaz­zato alcune bombe contro centri cultu­rali islamici e mo­schee. Torna in cella protestando per la presunta spropor­zione fra gli attentati compiuti – «le mie bombe erano petardi o poco più» – e la pena subita, 9 anni, e manifesta sempre il rimorso per la morte del vigile: «Non avrei dovuto sparare quel colpo, non avrei dovuto..».
Sandalo è sempre un vulcano: conce­de interviste incen­diarie, rievoca gli an­ni di piombo metten­do in fila gli uomini e le imprese dei guerri­glieri. Invece il suo tempo è scaduto: del resto a soli 57 anni aveva vissuto, a modo suo da protagonista, stagioni lontane e fra loro slegate.
Un peso eccessivo per una persona sola.

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