Roma, Ignazio Marino sotto assedio per il “multagate”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 novembre 2014 13:20 | Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2014 13:20
Ignazio Marino in bicicletta

Ignazio Marino in bicicletta

ROMA – Ignazio Marino sotto assedio per il caso multe, o multagate a seconda delle definizione. La storia è questa: la Panda rossa di Ignazio Marino ha circolato dal 23 giugno del 2014 al 21 agosto del 2014 per il centro storico di Roma senza pass per la Ztl perché gli uffici non hanno provveduto al rinnovo del permesso scaduto. Entrando e uscendo dalla zona a traffico limitato il primo cittadino ha preso otto multe, per un totale di 630 euro.

E come spiegano Simone Canettieri e Fabio Rossi del Messaggero: “Il Comune dice di aver sanato questo periodo con un pass temporaneo che scatta in autotutela, trattandosi del primo cittadino. E quindi funzionerebbe in maniera retroattiva. La situazione è stata sanata a partire dal 12 agosto. Ma le otto contravvenzioni sono precedenti. Il pass che copre il periodo di vacanza tecnicamente è l’inserimento in una white list, riservata al sindaco. Un altro giallo riguarda le otto multe: quattro sono arrivate all’ufficio notifiche e subito bloccate con l’autotutela, le altre quattro no. Non si trovano più. Ma chi era alla guida della Panda rossa quando l’auto del sindaco ha preso le contravvenzioni? Incrociando le date con l’agenda del chirurgo dem c’è più di un dubbio sulla sua presenza alla guida. Anche se il pass dato all’auto è strettamente personale e legato all’autorità: può accedere nella Ztl, circolare sulle corsie preferenziali”.

Marino si difende e parla di “dettagli tecnici”:

“Per quanto riguarda la mia ben nota Fiat Panda Rossa – dice Marino – al contrassegno Ztl e all’esistenza di multe, per gli appassionati dei dettagli tecnici allego la risposta di Roma Capitale all’interrogazione del senatore del Nuovo Centro Destra Andrea Augello”.
Nella risposta allegata si spiega che il sindaco avrebbe a disposizione “tre permessi di circolazione per le esigenze di mobilità all’interno della zona a traffico limitato” Marino, però, ne ha utilizzato solo uno. Scaduto il 23 giugno 2014. “Il rinnovo di detto permesso – si legge nella risposta – è intervenuto, in ragione di un ritardo amministrativo, soltanto in data 21 agosto 2014. I passaggi registrati nel periodo intercorrente tra il 24 giugno e il 20 agosto 2014 non sono, conseguentemente, ascrivibili ad una perdita dei requisiti da parte del titolare del veicolo e pertanto non sono oggetto di violazione amministrativa. In ragione di ciò, non ricorrevano le condizioni per proseguire il perfezionamento dell’iter sanzionatorio. Si è, pertanto, proceduto al blocco degli accertamenti mediante l’istituto dell’autotutela, attraverso la procedura informatica, così come avviene in tutti i casi analoghi”.
Insomma, nessuna delle contravvenzioni “è stata bloccata d’ufficio dall’Amministrazione comunale. Si è trattato, infatti, dell’ordinaria operatività, sanante ex tunc, che opera indistintamente per tutti i titolari di permesso z.t.l., in modo da governare eventuali criticità nel rinnovo dei permessi”.

Poi Marino negli scorsi giorni aveva anche parlato di un presunto attacco hacker: ” Un’intromissione informatica che avrebbe eliminato la Fiat Panda del sindaco dal documento che dava il permesso a entrare nella Ztl”.

Martedì 11 novembre Andrea Augello, senatore del Nuovo Centro Destra, durante una conferenza stampa, ha di nuovo attaccato il sindaco elencando tutti i punti contraddittori della vicenda.

Scrive Giovanna Vitale di Repubblica:

Il senatore Ncd Andrea Augello, che del multagate ha fatto ormai una questione personale, annuncia «due buone notizie: il ritrovamento del permesso abusivamente retrodatato rilasciato alla famosa Panda rossa del sindaco di Roma e l’identità del manipolatore del sistema informatico». Ovvero, il medesimo inquilino del Campidoglio: «È lui ad aver elaborato il dossier falso», tuona Augello, «non c’è nessun hacker». Sbugiardando con tanto di prove — due diverse interrogazioni al database che il chirurgo dem pretendeva violato — la versione sulla sparizione del pass temporaneo che lo avrebbe esentato dal pagamento di otto multe elevate quest’estate alla sua auto privata per ingresso non autorizzato in centro storico.

Il Messaggero, con un articolo a firma di Simone Canettieri e Fabio Rossi, ripercorre la giornata:

Quando alle 19 il sindaco Ignazio Marino convoca d’urgenza la maggioranza, il pensiero diffuso è questo: la sua Panda Rossa l’ha mandato fuori strada e in tanti evocano lo spettro dimissioni. Alla fine non accade niente di tutto ciò. La coalizione di centrosinistra in tarda serata blinda il chirurgo dem – in cambio del rimpasto e di alcune teste da far rotolare – e bolla questa storia delle multe e dei permessi della Ztl come «un attacco politico». Anche se la vicenda è tutto fuorché conclusa, visto che ormai sta tenendo banco nei Palazzi della politica romana e anche in quelli della magistratura.
L’ACCUSA

A dare il buongiorno al sindaco Marino è stato il senatore di Ncd Andrea Augello che in conferenza stampa ha smontato la denuncia di sabato scorso «sul dossier informatico confezionato contro di me perché sto calpestando i piedi a molte persone», come lo aveva definito Marino. «Non c’è stato alcun hacker in azione contro il sindaco», ha ribattuto Augello. Svelando così l’arcano: «Non è vero che la targa di Marino è stata tolta dalla white list tra giovedì e sabato più semplicemente facendo una ricerca con due parole chiave diverse si ottengono risultati diversi». Quindi, per il senatore alfaniano, «è tutta una bufala» e il sindaco «deve dimettersi perché ha manipolato il dossier con il quale si è difeso in questa vicenda». Ma cosa aveva denunciato sabato Marino ai carabinieri? Semplice: che tra giovedì e sabato scorsi una manina misteriosa si sarebbe intrufolata nel cervellone dell’Agenzia della mobilità per far togliere la targa di Marino dalla white list, una sorta di permesso speciale che gli era stato concesso nel periodo di vacanza del rinnovo del pass della Ztl (tra il 23 giugno e il 21 agosto). Periodo nel quale l’auto del sindaco ha preso otto contravvenzioni per aver bucato la zona a traffico limitato: quattro notificate dagli uffici e tolte e altrettante scomparse. Da qui la denuncia, il fascicolo aperto in Procura per violazione dei dati informatici. Secondo le carte fornite da «un’anima pia» ad Augello la cosa è diversa: il dossier elettronico denunciato dal sindaco è stato fabbricato dando due interrogazioni diverse al sistema e ottenendo così soluzioni diverse. In poche parole: se si inserisce nel motore di ricerca solo targa della Panda rossa compare il permesso nella white list, senza si digita la parola Ztl non c’è nulla. «Chi è costui, un piccolo truffatore o la brutta copia dell’ispettore Clouseau?», si chiede il senatore di Ncd pronto a lanciare manifestazioni e mozioni di sfiducia contro il sindaco. Che per tutta la giornata non fornisce una risposta alle accuse di Augello.
LA RISPOSTA

Nel pomeriggio finisce nel mirino il capo del gabinetto Luigi Fucito che sabato avrebbe dato le carte al sindaco per fargli denuncia il dossier. Ma il dirigente si smarca: «La vicenda non è stata gestita dal mio ufficio». Passano le ore, il chirurgo dem partecipa all’assemblea dei sindaci della città metropolitana, ma preferisce andarsene da un’uscita secondaria. L’imbarazzo nello staff monta sempre di più. E così davanti al silenzio e a versioni che non tornano inizia a rimbalzare la voce delle dimissioni del sindaco di Roma. Niente più che una boutade perché in serata davanti alla propria maggioranza ricostruisce tutti gli aspetti di questa vicenda. Ribadendo che un’intrusione informatica ai suoi danni è comunque avvenuta e che «sarà la magistratura ad accertare i fatti». Insomma, nemmeno un passo indietro. Piuttosto stupore per come Augello sia riuscito ad avere di nuovo le stampate dei permessi. Sono le nove di sera quando un comunicato della maggioranza prova a chiudere la vicenda, da parte del chirurgo dem nemmeno una parola. «Ho la coscienza a posto, sto lavorando per il bene della Capitale», confida provato ai suoi collaboratori prima di ritornarsene a casa. In bicicletta.

L’attacco hacker, scrive Massimo Malpica del Giornale, denunciato dal sindaco sabato e sul quale indaga anche la procura, da salvagente rischia di trasformarsi in un canotto sgonfio e piombato.

L’ipotesi di Marino è nota: un pirata informatico avrebbe cancellato dai server del Campidoglio il suo «permesso temporaneo» postdatato, quello che a suo dire avrebbe giustificato la sospensione delle otto multe (solo quattro notificate) beccate dalla Panda rossa del sindaco a giugno e luglio, tra la scadenza del suo pass ztl precedente e il rilascio del nuovo. Anche se non è chiaro come l’auto potesse essere messa in «white list» retroattivamente, visto che per otto volte le telecamere ai varchi l’avevano immortalata senza pietà, dimostrando che la targa non era registrata tra i permessi.
Comunque sia, l’attacco informatico sarebbe avvenuto tra venerdì, quando Marino ha stampato l’elenco dei suoi permessi che comprendeva quello temporaneo (e postdatato), e sabato, quando una nuova verifica sul sistema avrebbe restituito un elenco privo di quel documento.

Il sindaco ha strillato la sua verità in un video su Facebook, nel quale mostra le due stampate, quella regolare e quella a suo dire «sabotata», lanciando strali contro le «molte persone che preferirebbero una capitale che funzioni sulla base di favori e forse anche di tangenti». Ma a disintegrare la strategia difensiva di Marino è stato una volta ancora il senatore Ncd Andrea Augello.
Dopo aver sollevato la questione delle contravvenzioni mai pagate, ieri Augello ha dimostrato l’infondatezza delle accuse del sindaco: i due documenti sventolati nel video da Marino sono semplicemente frutto di due diversi tipi di interrogazione del sistema di ricerca dei permessi. Augello ieri mattina ha replicato l’operazione grazie a «una pia fonte anonima». Inserendo «Ztl» nel campo «tipo di permesso» il sistema restituisce solo l’elenco dei pass definitivi. Lasciando in bianco lo stesso campo, spunta anche il permesso temporaneo postdatato di cui Marino denunciava la dolosa cancellazione.
Secondo Augello, chi ha ottenuto i due documenti non poteva non sapere che l’apparente anomalia era frutto di due interrogazioni differenti. Ma chi ha prodotto quello che ha tutta l’aria di essere l’unico «dossier falso» di questa storia? Lo stesso Marino o qualcun altro, che poi ha servito al sindaco la polpetta avvelenata? Per Augello non c’è nessun hacker, solo qualcuno che «cerca di imbrogliare la gente».
E per Marino, in serata impegnato in una riunione straordinaria con la maggioranza, il clima non è dei migliori. In attesa della mozione di sfiducia che Ncd presenterà domani, Marino ha passato la giornata a evitare le domande, mentre si vociferava di dimissioni sue o del capo di gabinetto Luigi Fucito (che ha smentito). Solo in serata una timida difesa da parte della sua maggioranza, al termine del vertice con i consiglieri: «Si è montato un caso politico su una mera dimenticanza amministrativa», hanno dichiarato i capigruppo, che alla poltrona ci tengono ancora. Almeno per un altro po’.

E il Giornale rispolvera anche quella vecchia storia dei rimborsi spese in America:

Il pasticciaccio delle multe del sindaco di Roma non è il primo incidente di percorso in cui incappa Marino. Anche quando non si era ancora dato alla politica il chirurgo aveva fatto parlare di sé in toni non proprio lusinghieri, come documentato dal Foglio nell’estate del 2009. Alla luce di quanto sta accadendo in queste ore vale la pena raccontarla di nuovo quella storia, arrivata al giornale diretto da Giuliano Ferrara direttamente dagli States. Questa volta non si tratta di multe, ma di rimborsi spese truccati. Una brutta vicenda, nel 2002, che ha costretto Marino, allora un luminare nell’ambito della cardiochirurgia, a dimettersi senza condizioni da tutti gli incarichi legati alla prestigiosa University of Pittsburgh Medical Center, compreso quello di direttore dell’Ismet, il centro di trapianti di fama internazionale nato a Palermo in collaborazione con l’università americana. Anche in quel caso, come oggi con la questione del permesso scaduto, Marino si distinse per i salti mortali con cui cercò di allontanare da sè l’accusa di aver intascato negli anni ottomila dollari di rimborsi spese ritenuti irregolari perché ottenuti presentandoli in copia alla stessa amministrazione sia in Italia che negli Usa. Durissimi i termini della lettera con cui il direttore dell’Upmc, Jeffrey A. Romoff, affrettò il congedo dalla sua università del chirurgo, poi candidato alla segreteria del Pd nel 2009, inciampato in una banale e squallida storia di note spese truccate. «Come restituzione dei rimborsi spese doppi da lei ricevuti – si legge nella lettera – accetta di rinunciare a qualsiasi pagamento erogato dall’Upmc o dall’Upmc Italia ai quali avrebbe altrimenti diritto, compreso lo stipendio per il mese di settembre 2002». A Marino venne concessa una settimana per liberare l’ufficio di Palermo e gli venne intimato di non fare nemmeno ritorno nell’ufficio di Pittsburgh.
Per l’università americana quelle compiute da Marino furono «una serie di irregolarità intenzionali e deliberate». «Riteniamo di aver scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da lei a mano – continua la lettera – e sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’Upmc Italia». Il tutto sottoscritto da Marino.
Il quale, quando la storia finì sui giornali, fornì la sua versione affermando di averle segnalate lui per primo all’amministrazione le discrepanze nelle note spese. E anche allora, come oggi, parlò di un piano per farlo fuori.

Marino si dimette o no? Per Libero dubbio non c’è, Marino non si dimetterà, come scrive Enrico Paoli:

Qualcuno però, alla fine, dovrà pur pagare per questa storia che ha fatto il giro del mondo o no? Oppure passerà la storiella della «dimenticanza», della «distrazione»? Eppure Marino, al termine di una giornata di tensioni e fibrillazioni, dopo aver riunito i vertici dellla sua maggioranza, ha rilanciato anziché mollare, nonostante l’evidente imbarazzo per l’affaire «multe», che ieri lo ha costretto a dribblare cronisti e telecamere. A dare il là alla giornata più nera del sindaco è stato il senatore del Nuovo centrodestra, Andrea Augello, che per primo aveva denunciato il mancato pagamento di otto multe da parte del primo cittadino e l’utilizzo improprio di un parcheggio del Senato da parte della macchina di Marino. Ieri mattina ha rilanciato spiegando che non ci sarebbe stato nessun accesso non autorizzato ai sistemi informatici del Campidoglio. Per Augello non esiste nessun atto di manipolazione da parte di alcuno dei dati relativi al permesso di accesso al centro storico, quindi nessun caso di «pirateria informatica» di cui sarebbe stato vittima il sindaco che ha deciso di andare dai carabinieri di San Lorenzo in Lucina per denunciare il fatto di cui sarebbe stato vittima. «Non c’è nessun hacker. Questo è stato un dossier manipolato dallo stesso sindaco», ha accusato Augello durante una conferenza stampa convocata nella sede della Camera di Commercio di Roma. Il senatore, mostrando due stampate della ricerca nel database dei permessi Ztl, spiega che «basta caricare il codice giusto. Se qualcuno fa la ricerca per permessi Ztl il permesso non c’è. Invece se si fa una ricerca senza specificare la chiave Ztl, il permesso ricompare. Quindi sono due tipi di ricerche. Questo perché Marino ha un permesso che si dà ai sindaci». «Le carte che noi abbiamo», spiega Augello, «ci dicono che chi ha fatto questo dossier elettronico ha fatto due interrogazioni diverse al sistema e sapeva bene che avrebbe avuto due versioni diverse. Ad occhio e croce ritengo che intorno a questa vicenda c’è una piccola intelligenza per cambiare argomento. Chi l’ha fatto voleva che non si andasse avanti per accertare la questione delle multe di Marino. Qui si sta cercando di imbrogliare la gente. Dobbiamo capire se siamo di fronte ad un falsificatore. Non so se il sindaco l’ha capito ma comunque resta una cosa agghiacciante perché ha raccontato una bugia ai magistrati». Le opposizioni di centrodestra attaccano il sindaco e ne chiedono le dimissioni. «Gli diamo 48 ore di tempo per dimettersi poi faremo una grande manifestazione con motorini e macchine partendo dalla sede di Equitalia con destinazione Campidoglio», attacca Roberta Angelilli, coordinatore regionale dell’Ncd per il Lazio. «Siamo pronti a chiedere conto della figuraccia internazionale e indecente che sta facendo fare a tutti i cittadini di Roma e al popolo italiano», ha aggiunto. «Giovedì presenteremo una mozione di sfiducia al sindaco», ha annunciato il capogruppo dell’Ncd in Campidoglio, Roberto Cantiani.

Dimissioni o no, “in molti già pensano al successore” come scrive Alessandro Cappni del Corriere della Sera:

Nei difficili rapporti tra il Pd e il sindaco questo, forse, è il punto più basso. E la telefonata di ieri nel tardo pomeriggio tra Ignazio Marino e il segretario romano Lionello Cosentino proprio non ha risolto i problemi.
Se possibile, anzi, ha acuito la distanza. Diversità di vedute, e non (solo) sulla questione delle multe: perché per il Pd la vicenda della ztl si risolverebbe con un passo indietro, tante scuse e tanti saluti, e perché, soprattutto, al momento i problemi sono altri, quelli che attanagliano della città — dalle periferie ai trasporti all’immondizia, in sintesi le criticità emerse dal sondaggio che portò alle dimissioni del capogruppo Francesco D’Ausilio — ed è su quelli che bisognerebbe concentrarsi, e se possibile correggere la rotta. Stamattina il gruppo del Pd in Campidoglio si riunirà per decidere il da farsi: naturalmente, ufficialmente, nessuno ipotizza di smarcarsi dal sindaco. Ufficiosamente, però, la tentazione — almeno in alcuni — esiste. Di certo, la vicenda romana appare legata a doppio filo a quella nazionale: perché quando e se Renzi deciderà di mandare l’Italia al voto, allora — con ogni probabilità — toccherà anche a Roma. Che accada o meno è tutto da vedere ma ciò che è certo — e che racconta l’aria in Campidoglio — è che in molti, ieri, facevano il nome dell’attuale ministro degli este ri, Paolo Gentiloni, come possibile candidato alla successione di Marino.
Per il futuro immediato sarà fondamentale la direzione di venerdì del Pd Roma: saranno in molti ad intervenire, consiglieri comunali inclusi. E, dicono, non si faranno sconti. Sul tavolo, a separare Marino e Pd, c’è molto: dalla vicenda capogruppo (secondo alcuni Marino adesso gradirebbe Valeria Baglio) all’incontro con gli eletti organizzato lunedì senza farne parola al Pd. E ancora: le iniziative nei circoli Pd organizzate dal sindaco in perfetta autonomia. Appena dietro, c’è il merito della vicenda che ha portato Francesco D’Ausilio alle dimissioni: il sondaggio, lo scarso gradimento tra i cittadini, i problemi che assillano i romani. In una domanda: cosa deve fare il Pd? Continuare a sostenere Marino? In quale forma? La direzione di venerdì sarà decisiva.
E però certo a rasserenare il clima non aiutano i rapporti tra il Pd Roma e il primo cittadino. Così anche l’ipotesi di cercare di indirizzare l’azione amministrativa viene freddata dalle risposte: «Se tendi una mano ci deve essere qualcuno pronto a stringerla». E comunque sembrano fondamentali i prossimi due appuntamenti: appunto la direzione di dopodomani e la conferenza programmatica di fine mese. Venerdì, inoltre, sarà più chiaro anche a chi toccherà fare il capogruppo: partita apertissima, al momento. Si vocifera di un incontro a tre nei giorni scorsi tra il sindaco, Claudio Mancini e Gianni Paris. Ma è di tutta evidenza che un nome gradito a Marino, dicono dal Pd, in qualche modo trasformerebbe l’eletto nel «delegato del sindaco al gruppo in Campidoglio». Situazione complessivamente non semplice: e la animatissima riunione di maggioranza di ieri sera non pare proprio aver risolto i problemi.