Roma, il racket degli alcolici: business da 350 mln da Trastevere a San Lorenzo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Maggio 2014 12:18 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2014 12:18
Roma, gli affari d’oro del racket degli alcolici

Roma, gli affari d’oro del racket degli alcolici

ROMA – Oltre settecento negozi, un giro d’affari da 350milioni di euro l’anno, alimentato per oltre il 60% dallo smercio di alcolici e superalcolici che innaffiano le notti dello sballo.

Trastevere, Testaccio, Pigneto, San Lorenzo. I nuovi padroni dei quartieri della movida parlano bengalese. Sono loro il più delle volte a rifornire di birre, rum e vodka i giovani a caccia di divertimento. Un tramaglio di piccoli esercizi commerciali, spesso in mano agli stessi proprietari, che ha conquistato strada per strada il business redditizio del giro di alcol della movida.

Gruppi organizzati che spesso gestiscono anche gli ambulanti abusivi che invadono le vie e le piazze del centro storico vendendo rose, palline di gomma, lucine colorate e gadget contraffatti. Un racket fatto anche di lavoro nero e dipendenti sfruttati, spesso costretti a vivere in case-dormitorio dove in pochi metri quadrati devono abitare anche venti o trenta persone.

Scrive Lorenzo De Cicco sul Messaggero:

Per capire come il giro dei bengalesi sia riuscito a monopolizzare la rete dei minimarket basta sapere che per aprire questo tipo di esercizi commerciali – classificati come “negozi di vicinato” – è sufficiente una dichiarazione di inizio attività da mandare via fax al Comune. Solo il municipio a quel punto potrebbe decidere di opporsi entro 60 giorni, ma è rarissimo perché la decisione va suffraga da motivazioni tangibili. Una volta ottenuta la licenza il gioco è fatto: le serrande sempre alzate garantiscono un afflusso continuo di clienti, specialmente nelle ore notturne o nei giorni festivi, quando tutti gli altri negozi rimangono chiusi. È così che la concorrenza viene scardinata. Perché i minimarket bangla rimangono aperti sempre, 24 ore su 24, e non c’è giorno di festa che tenga.

Non è un’unica organizzazione a gestire il business, sono gruppi di media grandezza. Una rete che sfrutta lavoratori quasi sempre sotto pagati, spesso senza contratto, ridotti a passare la notte all’interno dei negozi per garantire l’orario full time. Le multe non spaventano chi amministra gli affari. Vengono messe in conto quando l’attività viene aperta. «Anche perchè i controlli sono troppo pochi – denuncia Fabio Spada, presidente dell’associazione dei pubblici esercizi di Confcommercio – Anche nel caso in cui, magari una volta ogni tre mesi, i titolari dei negozi vengono sanzionati con una multa di 5mila euro, è sempre una perdita infinitesimale rispetto ai milioni che girano attorno a questo settore». Secondo Franco Gioacchini, vicepresidente di Confcommercio, il giro d’affari dei negozi bengalesi muove oltre 350 milioni di euro l’anno. «Per questo – chiede l’organizzazione dei commercianti – bisogna potenziare tutti gli accertamenti di polizia municipale e forze dell’ordine. Tutte le attività con lavoratori in nero vanno rilevate e punite e serve intransigenza anche per chi vende bibite alcoliche ben oltre i limiti stabiliti dalla legge».

Perchè il vero business dei negozi bangla è l’alcol. Oltre il 60% dell’incasso, secondo i calcoli di Confcommercio, deriva dalle bottiglie vendute di notte, quasi sempre nei quartieri della movida, molto al di fuori degli orari consentiti. «Qualsiasi strategia, a livello comunale, per contrastare l’abuso di alcol deve passare per verifiche serrate. Altrimenti è tutto inutile», protestano i residenti. Dall’inizio dell’anno i Carabinieri hanno chiuso oltre 20 esercizi bengalesi, di cui 15 solo tra Trastevere, San Lorenzo e Pigneto. È la spia di un’illegalità diffusa più volte segnalata da chi queste zone le vive ogni giorno. «Questi negozi arrivano a vendere alcol fino alle 4 o 5 di notte», denunciano dell’Associazione degli abitanti del Centro storico. Anche se a oggi il divieto di vendita di prodotti da asporto scatta alla mezzanotte, mentre il termine ultimo per la somministrazione di alcolici è fissato alle 3. Ma i negozi della movida non si fanno problemi. Lo spiegano bene da uno dei comitati di quartiere di San Lorenzo, «Via Ausoni dice basta»: «A mezzanotte i gestori dei locali abbassano la serranda solo a metà. In genere lasciano qualcuno sull’uscio, pronto a chiuderla del tutto in caso di controlli. Nel frattempo, sotto la saracinesca, continua il solito via vai di clienti». E continuano gli affari d’oro.