Roma. Casta che comanda Stato, Regione, Comune: funzionari intoccabili e occulti

Pubblicato il 15 gennaio 2014 8:24 | Ultimo aggiornamento: 14 gennaio 2014 18:54
Roma. Casta che comanda Stato, Regione, Comune: funzionari intoccabili e occulti

Manlio Cerroni: simbolo del potere reale nelle città italiane

Facile prendersela con i politici, è uno sport universale. Però pochi appuntano la loro attenzione sulla vera causa dei mali italiani, la burocrazia, un magma impalpabile che avvolge come un vischio Stato, Regioni, Comuni, che ha dato il peggio di sé con il Governo di Mario Monti.

Sul Fatto, Daniele Martini ha puntato il dito su uno spicchio, Roma e il Lazio, di questo tumore, questo enorme parassita che ci fa morire un po’ per volta:

“gli alti funzionari pubblici, inamovibili e longevi come tartarughe, i mezzi politici riciclati, i dirigenti comunali di fascia alta, i mandarini delle municipalizzate abbarbicati agli uffici a dispetto di ogni cambio di maggioranza”.

Costituiscono una casta

“incistata nella casta dei politici. Incolore, poco appariscente, defilata, affollata di personaggi che alle ribalte preferiscono l’acquario dei silenzi, ma capace di prendersi un enorme potere di condizionamento, interdizione e indirizzo della cosa pubblica”.

Lo spunto di cronaca viene dallo scandalo delle discariche di Roma con

“l’arresto di un bel po’ di vassalli del “Supremo Grande Immondezzaro” Manlio Cerroni – tutti accusati di aver fatto sistema per condizionare le scelte nella gestione dei rifiuti – hanno indirizzato un fascio di luce su questo mondo semisommerso e su chi ne fa parte”.

C’è un bell’elenco di nomi:

“Bruno Landi, ex presidente socialista del Lazio ai tempi della Prima Repubblica, alla metà degli anni Ottanta, già allora in contatto con Cerroni per autorizzazioni e affari, poi diventato un dirigente a libro paga delle sue aziende , Giovanni Hermanin, fondatore di Legambiente e dei Verdi, Raniero De Filippis, Luca Fegatelli”.

La parte inedita è che,

“accanto a questa storia di Malagrotta ne sta spuntando un altro paio di cui l’altra casta romana è protagonista”.

La vicenda riguarda l’Acea e

“lariassunzione in Campidoglio di un dirigente già collaboratore del sindaco passato, Gianni Alemanno:  Giuseppe Canossi, che gode dell’appoggio incondizionato del potente e inamovibile segretario comunale, Liborio Iudicello.

“All’Acea, la grande municipalizzata di luce e acqua, a sei mesi dall’elezione di Ignazio Marino restano alla guida manager come Giancarlo Cremonesi , presidente, e Paolo Gallo, amministratore e direttore generale.

“Il primo voluto da Alemanno, il secondo in solida sintonia con il costruttore Francesco Gaetano Caltagirone, azionista privato con il 16 per cento del gruppo pubblico controllato dal Comune con il 51. Dall’alto dei loro superstipendi (1 milione 800 mila di costo totale per Gallo, un po’ più di 400 mila di retribuzione per Cremonesi) i due continuano a spingere in una direzione opposta a quella della nuova maggioranza.

“Ignazio Marino vorrebbe unificare Acea ed Ama (rifiuti) per superare il sistema vecchio delle discariche tentando non solo di raccogliere l’immondizia, ma anche trattarla, bruciandola in impianti adatti a produrre elettricità. Caltagirone, invece, per l’Acea e l’immondizia ha tutto un altro progetto basato proprio sull’aumento delle discariche. A questo scopo ha provato a sostituirsi a Cerroni comprando da lui Malagrotta ma soprattutto le aree del dopo-Malagrotta, candidate a ospitare altre montagne di pattume.

Intanto Cremonesi e Gallo hanno

“cambiato negli ultimi tempi ben sette dirigenti di punta di Acea. L’ultimo alle relazioni esterne: al posto di Maurizio Sandri licenziato, ma reintegrato dai giudici, è stato assunto Stefano Porro su indicazione del consigliere di Caltagirone, Fabio Corsico. Porro è ex consulente di Antonio Bassolino a Napoli, poi passato con il ministro pdl Paolo Romani e, infine, con il suo successore allo Sviluppo economico Corrado Passera”.