Roma, Lazio. Irpef: Zingaretti aumenta solo a 600 mila “ricchi” da 2 mila mese

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 novembre 2014 14:34 | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2014 14:34
Nicola Zingaretti (foto Lapresse)

Nicola Zingaretti (foto Lapresse)

ROMA – Nicola Zingaretti fa le pentole ma non i coperchi: aumenta l’Irpef, ma solo ai “ricchi”, quelli che guadagnano da 1.500 euro netti al mese, rate di tredicesima incluse. Dopo avere fatto scrivere dai giornali che intende bloccare l’aumento della addizionale Irpef, che nel Lazio e a Roma in particolare è la più alta d’Italia, con tutta una serie di risparmi Nicola Zingaretti ha tolto la maschera: toglierà ai “ricchi” per dare ai “poveri” e, come scrive il Messaggero, dall’aumento della addizionale Irpef è prevista l’esenzione sotto i 28mila euro di reddito lordi annui, mentre “sale di un punto ma solo per le fasce di reddito più alte”, con cià fissato la soglia della ricchezza a circa 2.300 euro lordi al mese, che fa netto poco più di 1.500 euro mensili spalmando nella media anche i dodicesimi della tredicesima.

Non ci sarebbe nulla di male se quei ricchi non arrivassero a versare al Fisco a più teste, quella dello Stato, quella della Regione, quella del Comune, più di metà del lor stipendio o dei lor guadagni, per poi spesso scoprire che quei poveri proprio poveri non sono ma curano con attenzione la denuncia dei redditi, salvo lavorare in buona parte per l’economia sommersa, in nero.

Mauro Evangelisti sul Messaggero toglie il velo alla bella fiaba di Nicola Zingaretti amico dei contribuenti:

“Per fare tornare i conti, chiudere il bilancio di previsione 2014 entro il 31 dicembre e allo stesso tempo non colpire i redditi più bassi, la giunta regionale sta andando verso una soluzione: confermare sì l’aumento dell’Irpef di un altro punto (al 3,33%), ma esentare i redditi inferiori ai 28 mila euro annui. A Roma e nel Lazio sono 2,1 milioni su un totale di 2,7 milioni di contribuenti”.

Seguono le promesse:

“Si corre per continuare a tagliare tutto ciò che può essere tagliato”.

Per Nicola Zingaretti
“la riduzione di sprechi e spese inutili si è avvicinata in questo biennio al miliardo”.

Se con un miliardo di tagli devono ancora aumentare l’Irpef vuole dire che da qualche altra parte le spese sono davvero fuori controllo. Poi dice che la gente si è rotta.

Bene, si chiede Mauro Evangelisti,

“ma allora perché stiamo parlando di aumento dell’addizionale Irpef regionale di un altro punto, dopo lo 0,6 del 2014 che ha portato il totale al 2,33 per cento? Bisogna mettere in fila alcuni elementi.
C’è la zavorra storica per il Lazio che deve ripagare il maxidebito: come Regione è impegnata nel piano di rientro ed è obbligata ad approvare il bilancio di previsione entro il 31 dicembre (ci sarà una tour de force in consiglio regionale in coincidenza delle festività natalizie). Il Lazio ha scelto di scrivere a bilancio l’aumento dell’Irpef (0,6 per cento nel 2014, 1 per cento 2015) per aderire a una legge del governo Monti che consentiva di pagare i debiti arretrati nei confronti delle imprese, immettendo così linfa vitale per l’economia.
L’idea però era di risanare nel frattempo il bilancio della Regione e dunque poi limitare o annullare gli effetti dell’aumento dell’Irpef. Nel 2014 il risultato è stato ottenuto, tanto che Zingaretti annunciò l’esenzione per i redditi inferiori ai 28 mila euro (inizialmente era solo per quelli sotto i 15 mila). Per il 2015 si contava di eliminare totalmente il più 1 che vale una stangata complessiva del 3,33 per cento. Ad aiutare è sopraggiunto il dato dell’Istat: ci sono 300 mila abitanti in più in che valgono una fetta più ampia della torta del fondo sanitario spartito tra le regioni.
Poi però è arrivata la manovra del governo, che chiede ulteriori sacrifici alle regioni (4 miliardi complessivamente, per il Lazio, tenendo conto anche dei tagli dei governi precedenti si tratta di un conto da 700-800 milioni).
Ma quanto vale la torta dell’Irpef? In termine assoluti 1,6 miliardi di euro. Uno studio della Uil nel 2014 (con l’aliquota al 2,33 per i redditi superiori ai 28 mila euro e all’1,73 per gli altri) ipotizzava 548 euro annui a contribuente. Se scatterà l’aumento si arriverà a circa 700 euro annui (sempre in media)”.